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Da quando l’ha incontrato, Ambra Gerani sente di essere viva ma di non essere niente. Eppure, la vita gli sta mormorando qualcosa di straordinario dentro quello stanzino ora che è riuscita ad entrarvi forzando la serratura e ad accucciarsi sul ruvido pavimento impolverato.

Non può più trattenere la sua invadenza, non da quando ha colto il professor Delai entrare nel bagno del seminterrato del liceo per chiudersi dentro lo stanzino quell’infausto lunedì di novembre, dove l’ ha spiato dal buco della toppa; ed è stato lì che l’ha visto sedersi in terra nella più totale immobilità per almeno mezz’ora, poi rimanendo in silenziosa attesa si era rialzato improvvisamente e Ambra era fuggita prima che si accorgesse di lei. Desiderio o perversione… Non sapeva esattamente il perché di quel caldo impulso che continuava ad attirarla al giovane insegnante, un’ossessione che aveva annientato sia il pudore che la discrezione.

Il professor Delai, un trentacinquenne autorevole di origine bresciana, era alto e dallo sguardo di ghiaccio: ne era già venuta a conoscenza origliando i bisbigli eccitati delle sue compagne di liceo poco prima di presentarsi in classe a settembre, le quali sembravano gradevolmente sorprese che il loro precedente professore di latino fosse stato trasferito in un altro istituto; e Ambra ne era rimasta colpita sin dal primo giorno. Bastava un poco di fascino e di bell’aspetto a stuzzicare la fantasia di una quindicenne, questo è vero, ma lei sentiva qualcosa di molto più profondo in sua presenza, al di sotto dello stomaco avvertiva una sorta di devozione mista a terrore, e la sua voce, si sorprendeva a riconoscere, la stregava assieme al mistero che lo avvolgeva, quel fascino riservato e per certi aspetti imprevedibile che per quanto ci si sforzasse non si riusciva mai a svelarne l’essenza. Questo le procurava una fastidiosissima rabbia e tanta insicurezza nonostante il suo esplosivo dark appeal che ammaliava ragazzi e ragazze, perché Ambra si annullava soltanto per Delai cercando di carpirne l’affascinante segreto. Ora, però, dopo quattro giorni da quel lunedì, sa di averlo finalmente trovato: quel misero stanzino dove sente esserci ogni cosa di lui, lo sente negli abiti giovanili e nei libri consunti lasciati a macerare sui vecchi ripiani sbilenchi, persino l’odore presente nell’aria è lo stesso che avvertiva quando gli passava accanto, un profumo dolciastro ma delicato; riesce anche ad ascoltare i sussurri avvolgenti che sono stati lasciati a corrodere nel tempo e che sembrano esalare dalle pareti scalcinate, sussurri di paura e di autentico abbandono. Non ne può comprendere le parole o viverne le emozioni, ma se chiude gli occhi può visionare delle immagini, scene sfocate, colme di sofferenza, tristezza e violenza, come tormentati ricordi di un soldato in guerra. Sì, è nel bel mezzo della sua guerra, forse la peggiore: quella contro se stesso. Probabilmente, gli oggetti, gli odori e le potenti sensazioni in quello stanzino Delai li aveva lasciati in passato, da studente.

Come una premonizione, ecco che improvvisamente un rumore di passi scalpitanti raggiungono nitidamente il suo udito, sono così reali, così vicine, e ancor prima che possa alzarsi per scappare un ragazzo gracile e pallido si fionda dentro richiudendo la porta con un tonfo. Le grida stridule che hanno improvvisamente infuriato dall’altra parte la terrorizzano e l’acuto sgomento che gli sfiata tra le labbra non desta alcuna attenzione al nuovo arrivato oltre quella di rimanere addossato alla porta cercando con tutte le poche forze che ha di non farsi travolgere. Di fatto, la porta viene percossa con trucido divertimento mentre continuano a tuonare risa isteriche e minacce mostruose, poi quando gli aguzzini cominciano ad averne abbastanza, i loro sbraiti scemano mano mano fino a scomparire del tutto. Eppure, subito dopo un rumore di ferraglia sembra strusciare al di là della porta e uno scatto metallico li fa rabbrividire: sono stati chiusi dentro. Non appena prevale il silenzio il ragazzo lentamente si volta, quando Ambra vede il suo viso gli si strozza il respiro: ha davanti un professor Delai più giovane e più spaventato, avrà sedici anni, e per quanto non abbia ancora il fascino che negli anni avrebbe caratterizzato la sua personalità, gli occhi color ghiaccio sono inconfondibili.

Dieci ore di prigionia, dieci ore d’una tenue e sottile oscurità che nel giovane ha lentamente drogato i sensi facendolo pian piano addormentare sopra le morbide ginocchia di Ambra. Lei non può far altro che contemplarlo senza riuscire a dire una parola, tramortita da ciò di cui è testimone: un momento di vita passato, intimo e drammatico, di un ragazzo bullizzato venti anni prima e rinchiuso dentro un umido stanzino senza via di scampo.

«Non sono solo» gli sente tuttavia ripetere con un sussurro nel sonno.

Durante le prime ore Ambra non può fare a meno di accarezzargli i ricci capelli castani e di coccolarlo compassionevolmente mentre le lacrime le imperlano il viso sciogliendo il chiaro fondotinta delicatamente sparso sulla pelle. Sono lacrime di sofferenza per l’inverosimile situazione ma allo stesso tempo di gioia per essere il giaciglio del caldo respiro che sente alitargli sulle gambe, per essere l’unica creatura in grado di poterlo confortare.

Quando Delai si sveglia per tentare nuovamente di gridare aiuto senza ricevere alcuna risposta, Ambra è certa che lui non possa materialmente vederla e che i suoi occhi non riescano ad incrociare i suoi. Eppure, nel tempo che lo sta ancora trattenendo lì, oltre i libri che sfoglia per distrarsi dalla paura, oltre lo svestirsi e rivestirsi maniacalmente, il ragazzo sa che lei è lì accanto e comincia ad accorgersi della sua presenza, della sua forma e delle fattezze del suo viso; mano mano si convince che è viva e reale. Di fatto, poi, arriva il momento in cui può finalmente fissarla negli occhi e quando le parla lei rimane attonita; non per la sua voce, né per l’incredibile profondità glaciale del suo sguardo, ma per la sua amabilità, quella che nessuno le aveva mai mostrato fino a quel momento. «Sei così bella» gli sente mormorare «Non avrei mai creduto che tu esistessi davvero»

Ambra vorrebbe rispondergli, vorrebbe cercare di capire se tutto ciò che sta vivendo non sia un sogno, ma sembra come aver perso l’uso della parola potendo solamente comunicare attraverso gli occhi.

Un colpo improvviso alla porta li fa sobbalzare, poi ne arriva un altro e un altro ancora… Il legno scricchiola e, dall’altra parte, tornano le voci. Delai l’abbraccia forte e Ambra può intensamente percepire la sua stretta umida e tremolante. Prima che la porta venga spalancata il giovane Delai la fissa ancora una volta e il suo respiro caldo la fa lacrimare. «Non ti dimenticherò mai, Ambra Gerani» mormora.

La porta si apre di scatto mostrando una sagoma dapprima indistinguibile e contornata dagli accecanti raggi di luce. Ambra avverte una fitta fredda addosso poiché sta abbracciando nient’altro che una felpa lacerata. Il giovane è scomparso mentre l’adulto è ora fermo all’uscio; Ambra riesce a intravedere i suoi occhi di ghiaccio scrutarla nell’ombra assieme alla sua perplessa ma allo stesso tempo meravigliata espressione. Muto come la notte la raggiunge richiudendo la porta, lievemente si china su di lei che rimane rannicchiata in un angolo dello stanzino cullata dalle sue lacrime, che scivolano cristalline fin sotto il mento rilevando sempre più l’ imperfetta pelle rosata delle sue guance e i leggeri foruncoli adolescenziali che hanno cominciato a sfogargli all’altezza degli zigomi; poi il professor Delai le si siede accanto con discreta lentezza, i suoi occhi la invadono e Ambra, singhiozzando, si sente preda di un’insopportabile confusione. «Professore» geme «non riesco a credere a quello che mi è successo»

Il professor Delai tira un forte sospiro. «Non sei cambiata di un giorno da quella volta» sussurra, sorridendo con un’ amara piega nelle sopracciglia.

Ambra è sbigottita e comincia a tremare. «Professore, ma perché non mi ha mai detto niente?» incalza ingenuamente lei fingendo di non capire, rifiutandosi di capire.

Il professore rimane silenzioso per un istante, i suoi occhi non esprimono nulla mentre il mondo fuori da quello stanzino sembra essersi arrestato. «Perché non ci sei mai stata» risponde sommessamente, senza paura e senza alcun rimorso o rimpianto «perché tu non sei mai esistita»

Dapprima, Ambra non smuove un muscolo, poi in preda allo sconcerto si alza di scatto e si fionda fuori. La luce nel bagno è così accecante da farle male e da costringerla a barcollare fino alle scale, poi sentendosi la pelle bruciare comincia anche a perdere la sensibilità degli arti. Fa in tempo ad arrivare al pianerottolo prima di caracollare nel freddo marmo del pavimento non riuscendo nemmeno più a tenersi in piedi e, ancora più terribile, gli studenti che vanno e vengono la sorpassano noncurante del suo stato. Nessuno può vederla, nessuno può sentirla.

«Perché tu non sei mai esistita»

La voce così profonda di Delai rimbomba nella sua mente irreale, nelle sue inverosimili percezioni, e solo essa ha sempre avuto il potere di blandirla, di renderla presente nel mondo. Ora non più: il mondo stesso si sta disperdendo dentro di lei, come una devastante tempesta sta spazzando quella eccezionale scintilla di coscienza in cui niente poteva farle credere di non essere carne pulsante d’emozioni e sangue riscaldato dall’energia vitale. E’ stata un’illusione, lo comprende nel domandarsi quale sia il suo passato ricevendo come risposta il vuoto totale: c’era solo il primo giorno in cui aveva conosciuto Delai, del quale si sorprende non conoscerne nemmeno l’intero nome. E’ nient’altro che una proiezione di sé fino a quel momento alimentata dall’amore più disperato, abissale ancor più degli oceani, e le anime così famigliari che vede e sente passargli accanto ne sono la prova più schiacciante, la prova più semplice seppure così incredibile. Come aveva potuto essere così ingenua, come aveva potuto assecondare le confidenze di quelle ragazze e ragazzi che parlavano con lei, che vedevano e sentivano la sua esistenza soltanto perché le avevano concesso un posto nella loro fantasia… Come aveva potuto non conoscere più la sua origine! Era la mente di Delai, il suo ritorno e tutta l’energia che era stata custodita in quel misero stanzino.

Ora, però, lui la sta lasciando andare, si sente scivolare via, e quando Delai gli compare sopra sente che è sereno, di nuovo libero.

Ogni cosa svanisce, ogni forma e pensiero si spengono silenziosamente dentro di lei. Ora, è diventata un sottile vuoto oscillante, una perfetta energia addormentata e nascosta nell’universo dell’anima.

Lei è ancora viva, ma nonostante questo non è mai stata niente.

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