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La paura segue il delitto, e ne forma il castigo”

(Voltaire)

LO SPETTRO

Ho smesso di vivere da tanto, troppo tempo. Ed è da tempo che sono uno spettro.

Immaginami come un essere forgiato da un’oscura energia trascendentale, una sfrontata percezione elevata alla massima potenza e colma di un impulso disequilibrato, di un freddo vuoto privo d’ossigeno, luce e colore. Prova poi a immaginarmi prendere coscienza, risvegliarmi per il bagliore del sole che subito dopo si smorza pigramente, mentre un forte vento caldo simile allo scirocco divampa discendendo da un’ innaturale cielo argentato e lambendo con violenza le spighe delle piante selvatiche che mi circondano. Percepisci la mia rabbia, la quale sembra esalare perfino dalle umide radici del terreno abbandonato in cui mi trovo, dai calcinacci sparsi in chiazze informi e che un tempo appartenevano a qualcuno; poi immagina le ombre proiettate dagli artigli ondulati delle spighe: essi si muovono aggraziatamente tra i miei occhi e seviziano ogni mia mancanza di timore o di agitazione, mi violentano, come anche questo maledetto vento, violentano con godimento scellerato, come in quella notte dove tutto ha avuto inizio, quel ricordo che ha segnato la mia completa e attuale disumanità. Nonostante ciò, in me predomina una mostruosa e anomala tranquillità, forse perché sono nel purgatorio che, prima o poi, mi avrebbe pazientemente atteso o in cui avrei dovuto pazientemente attendere realizzando, nel mentre, il mio giudizio. Sì, il giudizio che già in passato è stato preannunciato dai nostri peccati, quelli incommensurabilmente dolorosi. Cosa mi sta tenendo qui, nell’irrealtà o nell’impalpabile creazione del mio ego, non avrei potuto comprenderlo se non fosse stato per un genuino segnale di potere che, seppure esile ed inaspettato, ha innalzato la mia anima ormai in decomposizione; un segnale cristallino, prorompente, indiscutibile e puro: il desiderio di vendetta.

Lo so per certo, non sarà il giudizio di un supremo creatore, non un castigo proveniente dall’infinito o dalle profondità vulcaniche della terra: sono io che l’ho pensato, creato, e che ora metterò in atto, e questo calore leggero che entrambi avvertiamo altro non è che l’inarrestabile energia del mio odio.

Lo senti? Senti il mio odio? Probabilmente ancora non ti ha raggiunto, né il pensiero della mia rinascita può ancora farti rabbrividire, nemmeno la mia voce, una volta la più dolce che avessi mai potuto udire, la puoi ascoltare ora inorridita dalla tua stessa colpa. Però, tra poco potrai: stai arrivando, io posso già avvertirti, e fermerò la morte che ancora attende facendola scivolare come cera nell’oblio, ho solo bisogno d’un apparecchio sofisticamente progettato dalla vostra sporca umanità e un po’ di magia oscura o di sortilegio, se vuoi, che non riuscirei a spiegare nemmeno con l’immaginazione terrena; ma posso controllarla e posso controllare anche i vostri gioielli di comunicazione, fredde macchine manipolatorie create al solo scopo d’illudere l’uomo a essere padrone di altri uomini… Ironicamente, l’ apparecchio che ho in pugno, lucido e inanimato, questo computer telefonico d’ ultimissima generazione, questa massima evoluzione della più geniale e allo stesso tempo fallimentare invenzione umana, sembra somigliarmi molto. L’intero sistema comunicativo derivante da tale dispositivo è ora sotto il mio potere e non ci sarà modo di poterlo contrastare.

Un brivido percorre la mia anima: il giudizio è già cominciato, sento gioire ogni senso rimastomi e la violenza del vento caldo colpirmi ancora più forte, con ancora più godimento. Che possa straziarmi fino all’apice dell’orgasmo ora che potrai ripagare il tuo debito.

Corri, avanti corri.

Sei dentro.

Il momento è sublime e la tua paura è perfetta.

Due cose su Ivano Petrucci

Sono un artista poliedrico diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, mi occupo di pittura e di scrittura.
Sono stato fondatore dell’Associazione Culturale Art & Ground fino a Dicembre 2015.
Ho pubblicato con Montag Edizioni il mio romanzo d'esordio, uno psycothriller dal titolo “Romanticus Dei”, novembre 2016.

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