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Ho impiegato mesi di corteggiamento per invitarla a cena, a casa mia. Dopo milioni di scuse, la perseveranza ha vinto. Un tormento però mi affligge: cosa cucinare? Resto sul classico emiliano o digito gourmet in rete? Abbandono internet e mi perdo in dubbi amletici. Mi attacco alla cornetta e dopo decine di telefonate, mi aggiudico dei tortellini, fatti a mano con ripieno doc: lombo di maiale, crudo, mortadella, parmigiano, uova e noce moscata. Mi precipito dalla ‘sfoglina’ che ha preparato i gioielli: dimensioni perfette, 5 per cucchiaio; sfoglia sottile, controluce si vede San Luca. Per il brodo chiedo alla mamma e seguo alla lettera le istruzioni. Mancano tre ore al suo arrivo ed è pronto. Quando suonerà, dovrò solo accendere i fornelli. Decido poi di puntare su un tagliere di affettati con tigelle. Lo spizzico favorisce la comunicazione. Le conservo gelosamente nel congelatore. Non mi da l’impressione di essere una gran forchetta ma meglio non lesinare, ne preparo in modalità ‘all you can it’. Guardo la cucina, un disastro e manca ancora il dolce: il signor Tiramisù. Di buona lena finisco e lo vedo troneggiare in frigo. Un’ora ancora per occultare il caos: è sufficiente. Sotto la doccia ricordo di non aver preso il vino. Esco ancora bagnato, il pakistano del market mi guarda stranito e mi propone il rosso più costoso, 4 euro. Rientro e apparecchio: dispongo il tagliere con le tigelle al centro; controllo la trasparenza dei bicchieri, perfetti. Nel via vai dal cucinino noto il cellulare lampeggiare. La mamma mi chiede una recensione sul brodo.  Non è l’unico sms delle ultime due ore. “Ciao caro”.  Che esordio, ottimo. Ancora. “Ricordi che sono celiaca, vero?”. Uno smile giallo continua a guardarmi ed io immobile. Il glutine aleggia nell’aria. Vien fuori da ogni atomo di casa mia. I tortellini sono cassati. Li osservo, sono pronti per l’ultimo desiderio, prima di andare a morire nel brodo. Impasse. Mordo una tigella. Tremo. Vegetariana. Ha scritto anche vegetariana: l’avevo letto ma su celiaca ero già in pappa. Controllo e ho la conferma. Teresa m’ha fatto perdere il sonno, ma in questo momento la odio. Mancano pochi minuti. Apro il frigo, saluto il dolce. Carne in ogni dove. Il citofono.

Sono passati due mesi, non ci siamo rivisti. Ho dimenticato il suo profumo e cosa indossava. Ma c’è una cosa che non potrò dimenticare: il gusto strepitoso dei tortellini, che io ho mangiato, mentre lei contemplava il suo triste gambo di sedano nel piatto.

Due cose su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, meglio conosciuto on line con il nickname Inverosimilmente. Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio. Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi con cui ho partecipato a diversi concorsi nazionali. Uno degli ultimi è Metrò on the book, con ho vinto il contest Coop For Word 2017 , pubblicato poi nella raccolta Cado come neve, edita da Fernandel Editore e sul Resto del Carlino di Sabato 16 Settembre 2017. "BRUCIA" il mio secondo romanzo (il primo è ancora chiuso in una pendrive) sarà disponibile presto tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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