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La camera è grigia, la polvere si ispessisce e, con macabra lentezza, tutto si degrada allo stesso modo in cui i morti marciscono sotto terra. Sua madre tenta di consolarla da più di tre anni, tenta di dirle che nel tempo il dolore passerà, ma la sola sensazione che Alexis continua ad avvertire è la sibilante lacerazione del senso di colpa. Così, mentre il vuoto la tormenta, il mondo continua a crollare e i suoi pensieri ripetono ogni giorno, ogni notte che Manuel non c’è più.

Non sa per quanto ancora potrà resistere.

Lo scopre quella notte, uscendo furtivamente di casa e immergendosi per la prima volta nei fumi tossici del suo quartiere.

Lei cammina sola, è una ventenne dai capelli ramati e ben pettinati, sotto la sua giacca rossa ha una camicetta bianca, jeans neri, l’aria di una ragazza semplice e taciturna; ma ora è diretta nella piazzetta di quella periferia di collina, in una coltre di aliti riscaldati dall’alcool e dai più oscuri desideri, laddove a quell’ora si compattano selve di comitive in preda a forti emozioni e in cerca di ostinata libertà.

Così, si imbatte in un gruppetto scalmanato, tra loro l’accolgono tre ragazze dark con delle corone di palloncini rossi sul capo e un tale che si chiama Juri, un mingherlino dalla frangia gialla che frequenta la stessa università di Alexis. Segretamente, però, lei non ha memoria di averlo mai visto prima. Comunque, con amena e distratta nonchalance la invita ad unirsi alle loro sporche conversazioni mentre gli occhi dei ragazzi la fissano con malintenzionato interesse. Quel pericolo è però eccitante, fresco come la birra che le viene offerta, ruvido come la pietra del muretto scalcinato in cui è seduta. Le parole che Juri le rivolge sono suoni gutturali, ridicoli e patetici, eppure la tengono compagnia sotto un cielo di stelle fosche; e quando decidono di spostarsi, l’accompagnano a una festa a casa di un loro amico, un ampio appartamento dominato da luci psichedeliche e musica assordante.  

Lì, Alexis comincia a volteggiare nella pista da ballo, beve, sbraita e si perde tra le braccia di chiunque. Vede tatuaggi sfocati, labbra vicinissime e sente i profumi delle tre dark amplificare irriverenti sensi d’euforia. Poi, viene ubriacata da un vortice di satanici incontri, diventa una ragazza devastata dalla musica e dalla perdizione, lei che era una mite e ordinaria collaboratrice del nulla, ora vive un rituale allucinogeno sfiorato da deliri improvvisamente folli, improvvisamente artistici. Così, disturba i suoni di quegli animali notturni, vende il proprio dolore agli avidi sconosciuti, si abbandona all’esplosione dei suoi istinti per evaporare gradualmente ogni sorta di dignità. 

Mentre continua a ballare acclamata dagli sballati, le tre ragazze le sfilano la giacca rossa e le truccano la pelle con cosmetici degradanti sotto l’influsso d’una grottesca ispirazione. Poi, le infilano gradualmente, con movimenti lenti, un cappotto multicolore, di stile orientale, e infine completano la sua trasformazione tagliandole a colpi di forbice la coda dei capelli ramati.      Poco dopo, Alexis si sente presa per mano e viene condotta fuori. La sua vista stralunata si accorge che è Juri a portarla via e che le tre dark li stanno seguendo.                                         

«Ehi, avevamo ancora tempo, cazzo!» tuona una di loro una volta raggiuntali, è bassa di statura e piena di pierching sul viso «E Alexis era una regina!» aggiunge.                                                                                       

«Sì, era perfetta!» biascica un’altra dalla cresta corvina che si tiene a malapena in piedi.

«Dobbiamo andare da Vincent» incalza secco Juri senza smettere di trascinare la piccola mole barcollante di Alexis «E lei viene con noi.»

La terza dark, che ha la pelle bianca e una lente a contatto color ghiaccio sulla pupilla, esala un sospiro eccitato. «Pensi che possa unirsi a noi?» chiede.

«Basta guardarla» sbuffa Juri, fermandosi e poi scrutandola profondamente nei suoi iridi marroni «E’ già andata.»

Alexis lo spintona con rabbia. «Ma tu che cazzo sai di me?» sbraita furiosa. 

Dopo aver barcollato, Juri tornare stabile e sogghigna «So quello che mi hanno raccontato le tue amiche.» mormora «Quindi, di te so molto.»

Ad Alexis gira la testa «Chi è questo Vincent?» mugola cambiando discorso e afferrandosi la fronte per la vertigine.

«Qualcuno che ti potrà liberare» risponde lievemente la dark dai tanti pierching. Alexis, riprendendosi, le volge uno sguardo spento, poi la dark le si avvicina, le stringe delicatamente le mani e aggiunge: «vedi le nostre corone di palloncini? Ce le ha fatte lui e questo significa che stanotte spariremo per sempre.» 

La dark ondeggia il capo avvicinandosi ancora e fotocopiando con cura l’intero viso di Alexis «Non sei lontana dal voler andartene anche tu, vero?» continua «Te lo si legge negli occhi.» 

Alexis tenta di trattenere le lacrime, ma è troppo ubriaca per farlo, troppo fragile. 

Troppo rassegnata. 

«Ti fa male?» singhiozza lei. 

«No» interviene la dark con la cresta, molleggiando come fosse un manichino di gomma «Dicono che dia un gran sollievo.» 

«Un meritato sollievo» aggiunge la dark dall’occhio di ghiaccio.       

Si fa largo un breve silenzio in cui Alexis rimane a fissare la dark dai tanti pierching mentre continua a stringerle le mani. «Che ne dici,» dice infine la dark con un sorriso lezioso «la vogliamo mettere una corona a questa bella regina?»

Sono le tre di notte, Alexis, con il suo bel cappotto orientale colorato e con Juri a fianco, cammina in testa alle tre dark verso la tana di Vincent. La sua testa, ora caratterizzata da una selva di capelli corti e sfilacciati, è un turbine di pensieri caotici sospesi tra la disperazione e l’incoscienza. Tutto è così confuso e la decisione che sta prendendo è mossa soltanto da un’amena follia che lievemente riesce a condurla in un viale nascosto e illuminato da quattro pali sbilenchi.       

«Ci siamo quasi, lui è là dentro» sussurra d’un tratto Juri indicando un bugigattolo di ferraglia vecchia appena visibile sul ciglio cespuglioso del viale.   

Nella penombra, raggiungono la superficie arrugginita della porta, poi, dopo una cauta esitazione, Juri vi bussa tre volte. Quasi istantaneamente, si accende una pallida luce all’interno e la porta sgangherata si apre di colpo. Si intravede un’ombra soffusa all’interno della stamberga e si avverte un odore pungente di sostanze chimiche.   

«Entrate» dice la voce squillante di un uomo nascosto dietro le pareti arrugginite.

«Se non è un problema, Vincent» incalza Juri sussurrando «ce n’è anche una quarta. Si chiama Alexis.» 

Dal lato dell’apertura spunta pigramente un volto biancastro insozzato dal trucco sciolto, specialmente da un rosso screpolato che ha sia sul naso che sulle labbra. L’uomo, a occhio e croce di quarant’anni, ha i capelli corti brizzolati, gli occhi lividi di sonnolenza, porta stracci variopinti con merletti luridi sul colletto e sulle maniche. Sembra un clown dismesso, anche lui arrivato alla fine dei suoi giorni.   

Vincent osserva curiosamente Alexis prima di sfoderare un ampio sorriso sdentato. «Graziosa,» dice teneramente mentre la ragazza lo fissa con inquietudine «ma i clienti con la corona di palloncini hanno la precedenza e qui si sta un po’ stretti. Puoi aspettare solo qualche minuto?» conclude rivolgendosi a lei.     

Alexis annuisce a malapena con gli occhi che quasi le si chiudono. 

«Ottimo» dice secco Vincent, spegnendo d’un tratto il suo sorriso e rintanandosi nel proprio guscio «Ora, voi tre, entrate.»

Le tre dark obbediscono, entrano silenziose e la porta viene chiusa.

Passano venti minuti, nei quali Alexis e Juri pian piano si addormentano ai piedi della baracca, aggrovigliandosi in un abbraccio soffocante. Poi, la porta si riapre e i due si svegliano.   

«Ora puoi entrare» dice Vincent nell’oscurità mentre le tre dark escono ridacchiando. Non hanno più la corona di palloncini. «Mi raccomando, Juri» aggiunge l’uomo mentre le ragazze stanno già sgambettando via «Fai in modo che le ritrovino.» 

«Come al solito» risponde dinamicamente Juri, che accingendosi ad andarsene, però, si sente afferrare un braccio. 

«Che cosa ti hanno detto le mie amiche?» sibila incautamente Alexis, spingendolo forte a sé con gli occhi ridotti a fessure vermiglie. «Che cazzo sai di me?» aggiunge, ripetendo una domanda che non ha ancora ricevuto risposta.   

Juri è così vicino a lei da sentire il suo fiato puzzare d’ alcool «Lo scoprirai» mormora «Molto presto.»     

Quindi, con uno sguardo perplesso lo osserva voltare le spalle e scomparire nel buio.     

Inizialmente è colta dall’immobilità, ma dopo pochi secondi, non badando più al cruccio che avevano scaturito le parole di Juri, si infila nel bugigattolo.

Il piccolo spazio è pieno di ruggine, secchi d’acqua, lenzuola sporche e vestiti ammassati in ogni dove, anche sulla spalliera della poltrona su cui è seduto Vincent, il quale di fronte a lei, ora, rimane in attesa che si segga su uno sgabello posizionato lì accanto. Quando Alexis vi si abbandona, Vincent si accende una sigaretta, il fumo tossico invade tempestivamente l’intero abitacolo, poi preleva una siringa colma di liquido biancastro da un cassetto aperto «Vedi questa?» dice sporgendosi dalla poltrona e porgendogliela davanti gli occhi «questa è come un treno di sola andata e una volta perso non ce n’è sarà un altro. Le regole con me sono semplici: mi paghi subito, corona di palloncini in testa, poi hai ventiquattro ore per decidere. Puoi tornare da me, come hanno fatto le tue amiche, avere un po’ di distrazione, farti due risate…». Vincent sogghigna. «Sai, sono bravo a far ridere la gente, sono un animatore molto richiesto» aggiunge brioso.

Un secondo di silenzio imbarazzante. «Ad ogni modo,» prosegue serio «puoi anche decidere di farlo in solitudine, ma semmai volessi ripensarci verrai subito rimborsata.»   

Vincent fa una lunga tirata, si lascia la sigaretta in bocca e le porge la mano. La siringa, stretta nell’altra, ancora le punta gli occhi. «Parola di boy scout, giuro» aggiunge, notando l’esitazione di Alexis.   

Lei non è lì, tutti i suoi sensi sono concentrati su quel odore nauseabondo, quello di sostanze chimiche mischiate al fumo.

Quell’odore che aveva sentito nel corpo morto di Manuel quando l’aveva visto per l’ultima volta sopra un tavolo d’obitorio.   

E’ concentrata su quello che le sue amiche avevano raccontato su di lui prima che…   

«Perché la corona di palloncini?» chiede Alexis distrattamente.   

«E’ la mia firma» risponde Vincent «Ogni artista ne ha una.»       

Dicevano che era depresso, distrutto… 

Lei lo aveva tradito per un altro ragazzo, un coglione bastardo che l’aveva scaricata subito dopo aver scopato.

Non avrebbe mai immaginato che Manuel sarebbe arrivato a tanto! Non avrebbe mai immaginato quanto potesse essere instabile! 

«Comunque sia,» dice accarezzando tremolante il cilindro della siringa. «non sapevo che dovevo pagarla.» 

Lui aveva prosciugato l’intero conto dei suoi genitori la notte in cui si uccise, lo avevano visto sbarellare in strada vestito a festa, colorato, truccato in viso. Quasi come un clown…   

D’un tratto, comprendendo, le si blocca il respiro. 

«Non penserai davvero che…» comincia a dire lui, ma la ragazza lo interrompe arraffando lestamente la siringa. D’istinto, Vincent si alza ma Alexis gli punta l’ago sul petto. L’uomo raggela. «La tua firma» mugola lei, disgustata e furiosa «è quella di essere un buffone il giorno e vendere questa merda la notte. Mostro! Sei stato tu! Tu lo hai ammazzato!»

Vincent strizza gli occhi incredulo, mentre Alexis comincia a lacrimare. «Ma di chi parli?» raglia. 

«Di Manuel!» grida lei, isterica «Lo hai portato al suicidio, tu e quel avvoltoio di Juri! E volevate farlo anche con me!» 

Contro ogni previsione, Vincent scoppia in una risata stridula e beffarda. «Chiunque fosse, qualunque ragione avesse, lo ha scelto lui» sogghigna «Tutti quelli che vengono da me sono solo codardi il cui unico coraggio è stato quello di ammazzarsi. E tu ce l’hai il coraggio, Alexis?» 

Con uno scatto, Vincent le afferra il polso per contrastare la siringa che ancora lo sevizia. La sua morsa è di ferro, Alexis sente dolore all’istante. «No, tu non ne hai.» continua, mentre Alexis mugola di sofferenza «Fammi ricordare… Oh, sì» aggiunge imitando una voce affranta «La sua dolce piccola ragazza lo aveva tradito andando con un altro… Oh, povero ragazzo! Ma se l’è fatte di risate quando l’ho intrattenuto qui, ne ha sfogate di parole, e non ha nemmeno aspettato un giorno. L’ho visto morire, proprio qui dove sei tu ora, ed è stata solo colpa tua, Alexis.»   

«No!» rantola lei. 

«Cosa vuoi fare, ora?» continua spietato lui, mentre la mano di Alexis sta quasi per arrendersi alla sua morsa. «Vuoi uccidermi? O ucciderti? Le conosco quelle come te: non sarebbero in grado di fare né l’una né l’altra cosa. Quelle come te sono solo delle ragazzine ubriache!» 

Dopo quelle ultime parole, Alexis perde il controllo: strattona con forza la mano dalla presa di Vincent riuscendosi a liberare e, urlando, lo pugnala al collo con la siringa. 

Vincent ulula terrorizzato, cerca di dimenarsi ma, con una furia sconosciuta, Alexis gli tiene testa, lo ribalta di lato facendolo cadere dalla poltrona e gli schiaccia il viso sul pavimento. Il pollice preme con forza lo stantuffo della siringa, poi con l’altra mano gli artiglia i capelli sbattendogli con violenza la testa a terra finché non smette di dimenarsi. Il suo corpo non si muove più e le mani di Alexis sono completamente ricoperte di sangue.

Piangendo disperata, estrae la siringa dal collo di Vincent, nel panico la getta via ed esce dal bugigattolo. 

Alexis corre senza mai voltarsi, corre per potersi aggrappare alla vita più di quanto non avesse mai fatto fino a quel momento. Corre fino a casa, dove sicuramente i suoi genitori l’avrebbero aiutata.

Un ombra si muove e raggiunge il bugigattolo, il ragazzo entra dentro, allunga le sue grinfie per arraffare ciò che rimane dei campioni nelle siringhe. Vincent è già morto, forse anche a causa delle brutali percosse che gli ha inflitto Alexis. 

Una volta svuotati i cassetti, il ragazzo affoga quel cumulo di ferro nella benzina, esce e appicca il fuoco.   

Le fiamme divorano istantaneamente quello che resta della baracca, del clown e di quelle stupide corone di palloncini.

Con un sacco colmo di preziosissima merce, il ragazzo si accende una sigaretta mentre gode dello spettacolo. Poi, la testa incandescente della sigaretta zampilla illuminando la frangia giallastra di Juri e la sua diabolica espressione soddisfatta.

Qualche informazione su Ivano Petrucci

Sono un artista poliedrico diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, mi occupo di pittura e di scrittura.
Sono stato fondatore dell’Associazione Culturale Art & Ground fino a Dicembre 2015.
Ho pubblicato con Montag Edizioni il mio romanzo d'esordio, uno psycothriller dal titolo “Romanticus Dei”, novembre 2016.

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