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Bobò ha sempre amato i babà.

Tutti pensavano che non riuscisse a pronunciare la parola “cane”, ma non era così. Bobò non sapeva ancora parlare ma era sicura che se si fosse impegnata sarebbe riuscita a dire quella C così dura. Li chiamava babà perché le piaceva di più. Era un suono più armonico e le ricordava quel loro guardarla con la lingua di fuori: era certa che ridessero in quei momenti. Bobò era molto intelligente e aveva imparato anche a mimare il loro reclinare la testa verso destra o verso sinistra (ovviamente lei non conosceva la destra e la sinistra, ma a 1 anno e mezzo questo poco importa), sapeva anche fare il loro verso “bau”.

Ogni volta che usciva col suo papà, il pagliaccio del paese, ne vedeva tantissimi e spesso li imitava mettendo la lingua di fuori e camminando a gambe larghe con le manine davanti. I babà la adoravano, soprattutto Giorgione. Giorgione era un grosso cagnone che non abbaiava mai, con delle zampe grandi come ruote di una macchina, che stava sempre da solo perché ormai era molto vecchio e ci vedeva poco: grosso com’era, aveva paura di fare del male a qualcuno senza volerlo. Bobò andava sempre a trovare Giorgione anche se suo papà aveva paura del fatto che una bambina così piccola si avvicinasse così tanto a un cane imponente come lui. Ma lei non aveva paura e gli portava sempre i suoi pistacchi, mentre papà iniziava lo spettacolo per i bimbi del paese.

Un giorno Bobò fu svegliata molto presto da una voce che non conosceva proveniente dalla cucina. Uscì fuori dal suo lettino e si avvicinò piano piano senza farsi vedere alla porta della sua camera. Socchiuse appena l’uscio e fece capolino con un solo occhio per cercare di vedere cosa stesse succedendo. C’erano due persone sedute al tavolo della cucina, due persone di cui lei vedeva solo le gambe: due gambe erano sicuramente del suo papà, le altre due erano di una donna: una signora con delle calze e un vestito molto elegante. Il vestito non era di nessun colore. Bobò aveva già visto quei Signori Vestiti di Nessun Colore mentre parlavano di far portare via i Babà senza padrone e poi anche quelli con i padroni dicendo che sporcavano, facevano rumore e non servivano a niente.

Bobò aveva imparato da poco i colori e di qualsiasi cosa diceva a tutti che era “blu”. I grandi pensavano come al solito che non avesse ancora imparato i nomi dei colori oppure come usare le parole, ma le parole hanno una magia antica al loro interno, molto potente, e i bambini prima di essere ingabbiati nelle nostre regole di grammatica e di ortografia le sanno usare al pieno della loro potenza. Bobò in questo era una vera maestra. Per lei il “blu” era il colore del cielo e del mare e quindi tutto ciò che era bello era “blu”.

Le calze della signora infatti non erano di certo “blu”: a Bobò non piaceva per niente quella signora, come non piacevano per niente i Signori Vestiti Senza Colori. Questi Signori amavano tantissimo le regole ed era bravissimi ad usarle a loro vantaggio. Qualsiasi cosa facevano riuscivano sempre ad avere ragione ed erano infiltrati in tutto il paese. Non importa cosa succedesse: loro si erano sempre preparati con contratti, accordi, sorrisi, strette di mano, raccomandate e quant’altro legittimasse le loro azioni.

“Signore, gli accordi erano questi” era la loro frasi preferita.

Ed era proprio questa la frase che la signora stava ripetendo al papà di Bobò in quel momento.

“Guardi io non ho dubbi che lei sia bravissimo a raccontare favole e sicuramente tutti i bambini la amano tanto. Ma con le favole non ripagherà mai il suo debito pertanto la soluzione che le consiglio, e, badi bene, parlo nel suo interesse, è di venderci la sua casa e traslocare altrove.”

“Ma qui c’è la nostra vita e poi qui è pieno di babà” replicò il papà di Bobò

“Di che, mi scusi?” replico la signora con voce melliflua

“I babà sono gli amici a quattro zampe di mia figlia”

“Ah! I CANI!” quella C così cattiva e dura risuonò dentro Bobò e nonostante non avesse capito di cosa stesse parlando il suo papà con la signora, le bastò questo brutto suono a farle capire che c’era qualcosa di cattivo. Le persone buone non sanno pronunciare la C in quel modo.

“Guardi non si preoccupi, abbiamo già presentato una legge con la quale tutti i CANI saranno rinchiusi in un recinto fatto apposta per loro, così da non creare disagi alla popolazione. gli tireremo del cibo ogni giorno, avranno sempre tanta acqua e vivranno felici. Non gli mancherà nulla”

“Ma i bambini..”

“I bambini li potranno guardare dalla rete, in totale sicurezza, nessuno correrà il rischio di avere più incidenti. Ha presente quel grosso cagnone? Giorgione? Lo sa che una volta ha fatto del male a una bambina? Non ci si può fidare dei CANI, sembrano tranquilli ma non sai mai cosa gli passa per la testa, con loro non si può ragionare. Con gli umani invece è tutto più facile, basta fare gli accordi giusti e tutti diventano ragionevoli. Come lei. Penso avrà capito che la nostra offerta è particolarmente generosa”

Il papà di Bobò continuò a parlare e la sua voce non era calda e felice come quando raccontava le favole, non sembrava neanche la sua voce, sicuramente aveva la “bua” da qualche parte, da qualche parte che non si vedeva.

Bobò era una bambina molto altruista e coraggiosa e non avrebbe proprio voluto piangere, perché sapeva che quando piangeva tutti intorno a lei diventavano tristi, e il suo papà in quel momento non aveva bisogno di altri motivi per essere triste. Quella volta, però, proprio non riusciva a trattenersi, più pensava a non piangere più si sentiva triste, le sue labbra si stavano già piegando verso il basso e non poteva farci nulla… per quanto si sforzasse… una lacrima dal suo occhietto colò sulla guancia e da lì cadde sul pavimento. Fece rumore.

Ora, Bobò non lo sapeva ma i babà possono sentire rumori che gli esseri umani non possono sentire e le lacrime dei loro amici possono sentirle a chilometri di distanza. Tutti i babà della città alzarono la testa tutti insieme e cominciarono a guardarsi l’un l’altro. Quelli che mangiavano la pappa si fermarono, quelli che passeggiavano rimasero fermi in ascolto, quelli che dormivano si svegliarono di colpo e tutti, dico tutti, si girano verso casa di Bobò.

“Allora guardi io devo andare, le lascio un po’ di tempo per pensarci poi mi vedrò costretta ad utilizzare tutti gli strumenti in mio possesso per obbligarla a vendere. Mi creda non vorrei farlo, ma i nostri accordi erano questi e sono perfettamente legittimi”

“BAU BAU BAU” si sentì nel giardino alle spalle della signora, due piccoli cuccioli di babà stavano dietro di lei abbaiando come se avessero visto un ladro.

“Cosa vogliono questi due cagnacci?” si chiese la signora cercando lo sguardo del papà di Bobò “Sono suoi? Li tenga fermi! Questa è un’aggressione!” e prese il cellulare urlando “Polizia!” ma poco dopo i babà erano già diventati tre e continuavano ad abbaiare sempre più forte.

Nel frattempo altri Signori Senza Colori stavano venendo in aiuto della signora, prendendo dei bastoni per difendersi dai cuccioli. Brandivano i bastoni e cuccioli abbaiavano forte, certo, quanto forte possono abbaiare dei cuccioli, ma loro, coraggiosi, non arretravano di un centimetro. Uno degli uomini tirò una pietra e colpì sul muso uno dei piccoli babà. Sorrise vedendo che il piccolo aveva “caito” con dolore, ma quello lo guardo di rimando negli occhi e aprì la bocca per mettere un altro abbaio.

Quello che echeggiò nel giardino non fu però il piccolo e acuto abbaio di un cucciolo, ma un cavernoso “BOF” che veniva dal retro della casa. Era Giorgione che portava a cavallo la piccola Bobò, ancora con le guance segnate dalle lacrime, che si reggeva con le manine al pelo dell’animale per non cadere. Le sue zampe facevano alzare la polvere dove camminava e non aveva per niente l’aria del solito bonaccione. Era molto molto arrabbiato e avanzava verso i Signori Senza Colori.

I babà non so come gli adulti sono molto più simili ai bambini: non capiscono tutte quelle cose da grandi come i soldi, i contratti e la legge, sentono l’ingiustizia nella loro pancia e non nelle aule di tribunale. E questa situazione per loro era profondamente ingiusta: c’era una bambina che piangeva e qualcuno che l’aveva fatta piangere. Non c’era nessun accordo che potesse rendere giusta questa cosa: se le regole facevano piangere una bambina buona come Bobò allora le regole erano sbagliate e, vi giuro, non c’è modo di far cambiare idea a un babà che protegge una bambina.

“Il diavolo! Il diavolo!” strillò la Signora Senza Colori che aveva abbandonato la sua voce melliflua per un tono molto più stridulo e acuto.

“Signor pagliaccio quando arriverà la polizia si renderà conto che si è messo in un pasticcio molto più grande del suo debito, mi sembra ovvio che i CANI le appartengono!” ma intanto i suoi compari indietreggiavano e non erano più troppo sicuri di loro stessi.

Nel frattempo la polizia era arrivata con la sua macchina e il capo della volante, una bellissima ragazza con gli occhiali e i capelli rossi, entrò di corsa nel giardino con la pistola in mano.

Immaginate la scena che si trovò davanti: i due Signori Senza Colori che tremavano, con i bastoni in mano, stretti intorno alla signora la quale dalla paura stava somigliando sempre di più a una strega. Dietro di loro tre cuccioli che abbaiavano a pieni polmoni e dall’altra parte il padre di Bobò, pallido come un cencio. Infine una bambina di un anno e mezzo che cavalcava il cane più grande che  lei avesse mai visto il quale, a sua volta, non staccava gli occhi di dosso dalla Signora Senza Colori.

“Gli spari, gli spari! E’ un cane cattivo! E’ un diavolo! Una volta ha fatto anche del male a una bambina”

Ma la poliziotta esitava e continuava a guardare Giorgione negli occhi, si ricordava di quegli occhi e d’altra parte sapeva benissimo che non era la prima volta che i Signori Senza Colori ricorrevano alla polizia per far rispettare gli accordi, e sapeva benissimo che, stranamente, questi accordi andavano sempre a loro vantaggio. Fu un attimo e si ricordò di quella volta, tanti anni prima, quando era bambina, in cui era caduta nel fiume e di come un cane grande come un orso l’avesse tirata fuori. Si ricordò, inoltre, di come i Signori Senza Colori vedendola mezza svenuta accanto al bestione avessero approfittato per iniziare una campagna contro i cani della città, rei di sporcare, essere inutili e pericolosi.

“Signora mi dispiace ma mi sembra che in questo momento sia lei in torto” disse la poliziotta rinfoderando la pistola, “dopotutto questa non è – ancora – casa sua”.

A quelle parole i Signori Senza Colori se la diedero a gambe spaventati e i babà iniziarono a corrergli dietro. Non solo i tre cuccioli. In strada stavano arrivando babà da tutti le parti e tutti correvano dietro a tutti i Signori Senza Colori della città i quali arrivavano scappando da ogni via e da ogni piazza inciampavano nei loro abiti serissimi. Avevano abbandonato i loro modi impeccabili e ora scappavano spaventati, come erano state in passato tutte le vittime dei loro accordi e dei loro contratti. Solo che con i babà i contratti e gli accordi non funzionano e non si possono neanche usare i soldi per calmarli perché ragionano in maniera diversa dai loro amici essere umani. Questi Signori Senza Colori avevano fatto piangere troppi dei loro padroni e questo i babà non lo potevano accettare. Per qualche motivo i loro amici umani non riuscivano a difendersi da loro e quindi, richiamati dal suono della lacrima di Bobò, avevano deciso che li avrebbero difesi loro. I loro amici gli avevano dato da mangiare, gli avevano dato dove vivere, gli facevano i grattini sul mento e giocavano con loro tirandogli la palla. Queste cose i babà non le dimenticano: era ora di finirla, e di finirla quel giorno (i babà non pensano molto al domani): la lacrima di Bobò sarebbe stata l’ultima lacrima versata a causa dei Signori Senza Colori.

E così fu. I Signori Senza Colori erano potenti, ma i babà erano erano tanti, perché si erano chiamati l’uno con l’altro ed ora arrivavano da ogni parte. Dieci, cento, mille e continuavano ad arrivare ancora. I Signori senza colori continuavano a scappare promettendo soldi e qualsiasi altra cosa a chiunque li avesse protetti da quelle furie omicide. Eppure nessuno dei babà aveva morso qualcuno: si limitavano ad avanzare tutti quanti insieme con al centro Bobò che era ancora sulla groppa Giorgione, stavolta con le mani alzate e il viso sorridente. I Signori Senza Colori continuavano a scappare terrorizzati.

Si sa che i vigliacchi danno il loro meglio quando attaccano le persone sole, per questo, i Signori Senza Colori incoraggiavano la gente ad acquistare telefonini e apparecchi che li tenessero chiusi nelle case, ma si sa anche che sono terrorizzati quando vedono tante persone unite. Lontani dal loro mondo di terrore fatto di accordi costruiti ad arte e di messaggi ambigui, infatti, non sanno come difendersi e diventano loro quelli impauriti.

I babà sospinsero i Signori Senza Colori fino alle porte della città e rimasero a guardarli e ad “abbaiarli” finché non li videro sparire. Due braccia sollevarono Bobò che nel frattempo si era addormentata sulla groppa di Giorgione: erano le braccia della poliziotta che prima di riportare Bobò a casa diede un grande bacio a Giorgione. Era stata una lunga giornata ed era ora di fare le nanne, l’indomani Bobò e tutti i bambini del paese si sarebbe svegliati in un mondo che avrebbero deciso loro come colorare. Bobò sapeva già che lo avrebbe disegnato tutto “blu”.

Due cose su GTNeo81

Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario

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