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Paola chiuse la porta di casa, rapida, e quasi immediatamente, in un gesto liberatorio, scalciò via le scarpe col tacco, che si andarono ad accatastare sopra quelle da ginnastica e i sandali bassi adatti alla primavera che stava inghiottendo Napoli.

Il movimento successivo fu quello di fare un paio di passi a piedi nudi verso il parquet mentre lanciava un’occhiata al display del condizionatore e infilare le ciabatte aperte che la attendevano, accanto a quelle per gli ospiti. Abbandonò la giacchetta leggera sull’appendiabiti lì di fianco, si liberò dall’orologio e degli orecchini (che adagiò nel posacenere di cristallo sul tavolinetto di fianco all’entrata), alzò una mano e, quasi all’istante, le televisioni diffuse nell’appartamento si accesero, proiettando il telegiornale delle venti.

“Politica internazionale.

Anche quest’oggi i vili Califfati hanno inscenato un clamoroso atto di forza lanciando alcuni razzi terra-aria da navi sorvolanti il mar Tirreno in direzione di Salerno. I razzi sono caduti in mare, ma hanno creato sufficiente allarme per far sì che due pattuglie della Sacra Marina intervenissero preparandosi a lanciare delle contromisure.

Solamente pochi secondi dopo, grazie al cambio di rotta degli incrociatori nemici, il comando ha ordinato di interrompere l’assalto e di richiamare le proprie forze. Il podestà di Salerno ha ordinato immediatamente l’apertura di un’inchiesta militare per accertare le responsabilità del fatto e per…”

“Salerno…”.

La ragazza andò lenta verso il divano ricoperto di cuscini ripensando a quello che aveva sentito.

Alcune voci dicevano che incursioni di quel tipo sarebbero aumentate, perché i califfati stavano lanciando una nuova jihad (come loro chiamavano la loro sporca guerra) contro i loro confini. Dicevano che fosse perché i demoni della loro terra li costringevano a farlo, come era successo durante l’altra guerra, quella nella quale Napoli era stata bombardata e lei aveva perso gran parte della sua famiglia.

Tutto sommato ascoltare quelle cose non era davvero l’ideale; subito alzò la mano, rapida, e al suo comando le televisioni diffuse si spensero.

Lei, nel frattempo, era arrivata al divano, aveva sfilato le pantofole, si era sdraiata a pancia in sotto, sprofondando la testa in uno dei cuscini e sospirando.

 “Fine dei giochi…”.

Chiuse gli occhi, sorridendo vagamente, mentre d’un tratto il viso di Claudio cominciava a formarsi di nuovo nella sua mente, e lei già pregustava la cena a base di pesce che il suo fidanzato le aveva promesso per il giorno dopo.

Lo scopo era chiaro.

Era stato promosso a tenente. Aveva appena compiuto ventotto anni.

Al massimo nel giugno seguente avrebbero avuto le fedi al dito.

Non avrebbe allontanato la paura di perdere Claudio in guerra, certo, ma almeno avrebbe coronato parte del suo sogno, e l’avrebbe resa felice.

Almeno un po’. Almeno per un po’, dopo tutto quell’orrore.

“Paola…”.

Paola scattò, girandosi all’istante e alzandosi in ginocchio a guardare nell’oscurità.

La sua espressione era diventata un’incredula maschera di orrore puro, e i suoi occhi persi lo testimoniavano.

L’oscurità che aveva di fronte, l’oscurità del suo appartamento, era terribile. Un segno e presagio di nulla, che la circondava e, anche se appena calata, già la opprimeva.

“Paola, qui, qui…”.

 

Paola rabbrividì, e rabbrividì perché sapeva che, se udiva quella voce lì, nel suo appartamento, mentre era sola e al buio, significava che stava per morire.

“Paola! Vieni!”.

Aveva udito la voce dall’oscurità davanti a lei, sì, dall’oscurità che avvolgeva il grande armadio nella stanza, l’armadio dove riponeva le tovaglie del suo servizio buono e tutte le stoviglie.

“Paola, vieni! Qui!”.

“Non è possibile…”.

Solo un paio di giorni prima il condominio aveva chiamato una squadra di sacerdoti a far benedire il palazzo, perché nel quartiere un anziano era impazzito a causa di un’Ombra e aveva ucciso sua moglie sfondandole il cranio con una spranga.

“Vieni, vieni!”.

Fu allora che accadde: all’improvviso l’anta dell’armadio, con un colpo secco, si aprì con quel suo strano stridere che tanto la infastidiva e poi, altrettanto veloce, si richiuse.

La ragazza gridò, stringendosi al cuscino.

L’armadio, adesso, sembrava la peggiore delle minacce, e lo era diventato tanto rapidamente da cominciare a farla dubitare della sua mente.

“NONON non è possibile!”

“Vieni. Vieni!”.

Sì, Paola tremava, e tremava senza sosta, perché era chiaro. Era chiaro quello che sentiva.

RUMORE

Un altro rumore forte, e l’anta dell’armadio che sbatte di nuovo, sì!

L’ha sentito di nuovo, lo sente ora!

“Oddio, no…”

È vero, Paola dovrebbe chiamare la polizia, e dovrebbe chiamarla subito perché sa che se intervengono ha forse una possibilità di farcela, ma

RUMORE

salta di nuovo, con l’ennesimo rumore sordo, e lo sportello dell’armadio

SBATTE ancora, sì, perché sente bene cos’ha davanti e sa cos’è, lo sa bene, perché tante volte ha sentito le storie

L’ANTA SBATTE

“NO! NO, TI PREGO!”

“Paola, vieni qui! QUI!”.

Lei sa quello che succederà quando sarà di fronte all’armadio, perché l’armadio la inghiottirà, e quando la inghiottirà, oh, sarà davvero la fine per lei!

Ma lei sa bene che c’è ben poco da fare e che non può sottrarsi

SBATTE! L’ANTA SBATTE! E LEI È PROPRIO LÌ, LÌ DAVANTI

Davanti all’armadio.

Già.

E non sapeva neanche come ci fosse arrivata.

***

“No…”

Paola indietreggia di poco, a fatica, e cammina male, e trascina i piedi, e inciampa nel tappeto,

“NO!”

e quando inciampa nel tappeto cade

“NO! NO!”

e quando cade perde una pantofola

non ricordava neanche di averle rinfilate, le pantofole…

e comincia a gattonare via, come farebbe un bambino piccolo e spaventato, e va verso la porta del salone e si guarda dietro e vede

“NO! NO! NO!”

E vede le ante dell’armadio aperte e l’armadio è lì lì, a pochi centimetri dai piedi la mano

LA MANO

la mano è già fuori dall’armadio e si è sporta ed ora è lì e sta sulla caviglia e la stringe forte e

FORTE

E la tira via, dico, la tira via, e

E LA TRASCINA

La trascina verso l’armadio e lei

SCALCIA

E grida, grida, ma la mano è forte e la tira via, la tira verso l’armadio e perde l’altra pantofola e poi la mano

la mano la trascina nell’armadio

è

FORTE

FORTE

FORTE

e lei prova davvero a fermarla a fermarla e poi e poi

LE ANTE SI CHIUDONO.

E Paola non grida più.

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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