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Non ricordo molto di quello che ho fatto ieri ormai cara Sofia, la malattia mi sta         consumando…peró negli ultimi giorni un’ imagine della mia infanzia mi ritorna in mente ancora e ancora. Voglio condividerla con te perché forse ti sara’ utile come lo é stata per me.

Ero piccola, una mattina andai con mia madre al parco giochi, quello vicino casa. L’altalena era libera, era una vera rarità, così mia madre mi sorrise e mi disse:”Forza Rosa! Non dobbiamo fare neanche la fila”.

A me l’altalena non piaceva e mia madre lo sapeva. Quell’oscillare mi faceva venire il mal di stomaco e il cigolio delle catene era come un allarme che da un momento all’altro sarei potuta cadere.

Salii sull’altalena con la faccia triste. Mia madre mi disse:

”Voglio che provi a fare un esperimento questa volta: respira l’aria che arriva quando comincio a spingerti e canta insieme al cigolio delle catene, senti il vento tra i tuoi capelli e affidati alla sedia. Io sono qui”

Scrollai la testa così forte che i capelli mi coprirono gli occhi. Ero arrabbiata  con mia madre, Io sull’altalena non ci volevo andare e lei mi ci aveva trascinata e ora mi diceva delle cose senza senso.

Arrivò un bambino più grande e si mise in fila, sorrise a mia madre, ma quando lei si girò  cominciò a fare delle facce spaventose e a gesti mi diceva che sarei caduta dall’altalena, ad un certo punto lessi il suo labiale:”Sei troppo piccola e fifona, sei così gracile che cadrai”

Poi l’altalena accanto si liberó e lui andó in quella accanto non degnandomi neanche di uno sguardo.

Me ne stavo lì su quell’altalena e mi muovevo piano piano.

“Rosa, ti spingo un pó io all’inizio ok? Poi tu continui. Ma ricorda: prova a sentire l’aria, a cantare con il cigolio, usa tutto il corpo…é un gioco”

Arrivó Amelie, la mia amichetta. Una bimba tanto dolce quanto allegra.

Ora il bimbo più grande giocava al pallone sul prato ed Amelie salì sull’altalena accanto alla mia.

Mia madre le disse:

“Amelie, che bello vederti! Stiamo facendo un gioco: ondeggiare con il corpo, sentire l’aria e cantare con il cigolio delle catene”

Amelie aprì gli occhi e con un enorme sorriso cominció ad ondeggiare, poi a cantare.

La guardai: i suoi occhi brillavano, i suoi capelli al vento, la sua lingua fuori dalla bocca, quasi a voler scoprire che sapore avesse l’aria…fu quello che mi convinse: che sapore aveva l’aria? Così anche io comnciai ad ondeggiare e sentii i miei capelli al vento ed il cigolio diventare musica e poi incrociai lo sguardo di Amelie e ci misimo a ridere e poi quello di mia madre, aveva gli occhi lucidi ed un sorriso pieno. Distraendomi per un attimo volai per terra, mi sbucciai un ginocchio, rimasi pietrificata e cominciai a tremare, mia madre venne subito ad abbracciarmi, Amelie invece urlò: “Forza risalta sù, cosa aspetti? Non perderti il meglio!”

E così risaltai sull’altalena con la lingua di fuori.

Ho paura di perdemi in questa malattia cara Sofia, poi peró mi ricordo quell sorriso pieno di vita di Amelie, gli occhi di mia madre e salto di nuovo sull’alatlena…un giorno alla volta.

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