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È pomeriggio. Un pomeriggio tiepido, piacevole. Fiori colorati spuntano dal verde, dai verdi dei prati. Sembra tutto così perfetto, quel bouquet di colori. I fiori gialli vogliono farsi notare, ma nulla tolgono ai lilla delicati. E i fiori bianchi danno il ritmo, come le pagine scritte a metà in fondo ai capitoli di un libro. Una pausa e poi il racconto di colori continua. Il rosso acceso si impone, ma senza arroganza, tra i toni pastello. Come se fosse la messa a fuoco di una macchina fotografica digitale.

Una strada sterrata su cui corre una decapottabile attraversa il prato. A bordo tre ragazze ridono, chiacchierano. Non serve sapere chi sono, da dove arrivano o dove vanno; non serve ascoltare i loro discorsi per percepire l’allegria e la leggerezza dei loro pensieri.

La ragazza sul sedile posteriore ascolta le amiche, ma il prato la distrae. Chiede di rallentare, il tempo di scattare una foto a quel prato. Giulia punta a un papavero rosso, la messa a fuoco si confonde con i petali. Il fiore è esattamente al centro dell’inquadratura, al centro di un perfetto gioco di colori e contrasti. Giulia scatta, l’auto riprende velocità. Laura e Lucia iniziano a cantare, la strada sterrata curva e si congiunge alla strada principale. Il prato lentamente sparisce dallo specchietto retrovisore.

Giulia non sa le parole della canzone che cantano le amiche. Non è che non le piace. È che proprio non l’ha mai sentita, mentre Laura e Lucia sanno ogni strofa. E qualcosa in quell’allegria condivisa si spezza. Come se la distanza dal sedile posteriore e quello anteriore si riempisse di tutti gli anni in giro per il mondo, lontana. Ora che non può viaggiare è rientrata a casa o, meglio, è su quel punto della mappa geografica da cui ripassa con piacere, purché in tasca ci sia un biglietto aereo con una data e una destinazione. Anche se ora i biglietti li salva sullo smartphone, Giulia li stampa, li tiene in tasca come se fossero santini o portafortuna. Durante le cene di famiglia, le rimpatriate con le amiche, le capitava di infilare la mano in tasca per verificare che il biglietto fosse lì, pronto a portarla via. E allora si tranquillizzava. Si godeva quel momento spensierata.

La tasca ora è vuota. E lei non sa neanche il ritornello di quella canzone. Allora riprende la macchina fotografica, riguarda la foto del prato, la scusa per tenere gli occhi bassi. Ingrandisce sul centro e le sembra che un fiore viola intenso si stia nascondendo dietro al papavero.

 “Come fanno a sapere i fiori dove crescere per essere al posto giusto? Come sanno qual è la giusta distanza? Quando stare lontani, e quanto. E dal mezzo del prato percepiscono l’armonia con cui stanno nel loro mondo? Oppure da lì, in alto al loro stelo, si sentono soli, non vedendo fiori del loro colore? I fiori più piccoli si sentono soffocati da quelli più alti? Sono più timidi? Hanno scelto dove crescere, o sono capitati lì, su quel prato? E quel fiore viola, che tenta così goffamente di confondersi è capitato casualmente dietro a quel papavero come io sono capitata su questa macchina?”

Qualche informazione su Ilaria

piedi per terra e testa fra le nuvole

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