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Un uomo moriva nel gelo montano, il dolore vicino il cuore lontano.

“Dunque è questo? morir invano?”

un lento supplizio, che beffa crudele. Fu allora che scorse una magnifica bestia dalle ombre nere.

“Il freddo mi strazia, con me la tua fame sazia. Fai di me il tuo banchetto, che cessi il vento e il suo tormento, il calor non mi manchi, niente più pasti. Voglio la fine veloce e silente come in un sogno e non ricordar niente.”

addosso gli balza

Scabrosa ma truce, digrignò aguzze grinfie grondanti di pece. oh sì lo fece! strappò derma e ossa, raschiando i detriti tranciando i diti, il gozzo di sangue trasuda mostrando l’orrore della carne nuda.

“Di me un’ombra resta” rauca la preda disse

“Nemmeno questa” rispose la belva felice che soffrisse

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