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Amo il mio lavoro, amo i bimbi del nido anche se mi fanno alzare la voce (si, genitori,la alzo), amo prenderli in braccio e sbaciucchiarmeli (alla faccia di chi lo ritiene poco professionale…”solo i genitori devono baciare i propri figli”). 15 mesi 15 kg, quello mi sorride e io mi sciolgo e lo prendo in braccio…fatica si, ma ripagata da quell’abbraccio stretto.
Ma anche le bimbe di quasi tre anni vogliono le coccole in braccio, posso dir di no a tanto affetto? Vi pare? “Tessa moja” mi dicono..ma lavorare al nido vuol dire anche moccoli sempre, febbre spesso e intestinale sparsa nel corso dell’anno. Mi becco l’ennesimo virus, intestinale per l’appunto con febbre a 40. Antibiotico e via. Mi fa male il braccio durante tutta la malattia, da non riuscir a tener il termometro. Sarò tutta infiammata? sarà che ho esagerato a prender tutti quei bimbi in braccio? Uno strappo? Intestinale passa, dolore al braccio resta. Anzi si espande. Faccio delle visite dopo quasi un mese di dolore, “tutto a posto cara, ma per precauzione facciamo un’eco, forse ha un’infiammazione non curata bene dall’intestinale”. Sul braccio? Pol esser.
Eco: “sa…è un macchinario nuovo, non lo conosco bene, ah! Qua c’è qualcosa!!!” Smetto di respirare. “Ah no no… scusi eh… macchinario nuovo. Ah! Ecco qua sì eh…” neanche il tempo di tirar il fiato e torno in apnea. “No, mi sembrava. Scusi eh… macchinario nuovo. Qua si. Spetti che guardo meglio” mi allarmo o no? Intanto urlo dal dolore.
Ago aspirato. “Sembra una mastite, è tutta infiammata, anche il linfonodo del braccio. Con un antibiotico potrebbe passare, stia serena. Prenoto visita chirurgica.” Dal chirurgo per un antibiotico? Si. È la prassi mi dicono. Mi fido.
Quei giorni li passo tra sbalzi di umore che vanno dall’ottimismo più assurdo alla depressione più assoluta. Scrivo al mio amico di infanzia che ora se la spassa in spagna, ma che un anno fa girovagava nei miei stessi sbalzi di umore dall’altra parte dell’europa. “Non legger niente in internet. vietato!” Non vuole sbilanciarsi, ma secondo me sa già.
Anche mamma sa già, ma non me lo fa sapere. Non dorme da 4 notti. Sto benedetto 30 aprile arriva, e con lui la frase “li ci sono cellule brutte, che non dovrebbeto esserci” ma come? E il mio antibiotico? “Mi spiace Francesca. La voglio visitare”. La chirurga mi tocca, mi parla, mi cerca ma io penso a mio figlio, a mio moroso… come glielo dico? Cosa cazzo è venuto a fare a Trieste? Assistenza ai malati? Ma so bene che non mi lascerà! Mi ha regalato un anello eh… Mio figlio. Daviducci mio…8 anni e mezzo di adrenalina sana. Gliela ruberò! “Capito signora?” No. Niente, parlava con me? BRCA, mastectomia, chemioterapia, protesi, quadrantectomia, ormoni, biopsia, aggressività… mamma distrutta. Io volevo l’antibiotico.
Per una volta ringrazio il mio dolore.
Il dolore che oggi ho, e che non ci sarà più. Deve sparire.
Voglio lavorare, i bimbi sono l’inizio della mia terapia. Sono egoista: li abbraccio forte forte, (senza alzarli ora) e mi becco il loro affetto, la loro spontaneità genuina…finché posso. Perché poi… “i globuli bianchi devono esser perfetti Francesca, non ti puoi ammalare. Un raffreddore può diventar una polmonite”. Questo è un dolore diverso…
È come il dolore che ritrovo negli sguardi di mio moroso, di mia sorella (che si piazza a casa mia!). Amori miei!
E via con i sbalzi umorali. Piango, ma non perdo il sorriso. Piango di nuovo quando mi ritrovo in negozio con mamma a scegliere i turbanti. Rido quando mio moroso mi suggerisce di prendermi delle parrucche da sporcacciona!
Oggi mi fermo qua.
La prossima settimana si inizia. Sarà tutto nuovo mi dicono, la nuova Fra!
Io intanto…parto dai capelli! 😉

‘Visto che il tumore non te lo tolgono subito, ma ci dovrai passare dei mesi con lui, dovresti dargli un nome. Cerca di non entrarci in conflitto.’ Si, assurdo vero? Eppure dopo esser uscita dallo studio della mia psicologa ci ho pensato tutta la sera: non è una cazzata! Così senza pensarci troppo mi è venuto in mente un nome: Golia. Golia è un gigante cattivo di 3 metri che viene sconfitto da Davide con una fionda, così si narra.
Il mio Golia ha 2,5 cm e verrà anch’esso sconfitto da Davide, ma non con una fionda per fortuna ma con il suo sorriso. Daviducci è la mia linfa vitale, lotterò con il suo sorriso nella mente.
Come ci si sente a pochi giorni dall’inizio della chemio?
Stupida. Perché ancora spero che qualcuno in laboratorio abbia invertito le boccette, e che nel mio nodulo ci siano cellule buone e non cancerogene.
Ansia. Ogni dolore che sento nel mio corpo ( e non son pochi) ho paura sia o un nuovo tumore o una metastasi che stia invadendo il mio corpo.
Svampita. Non ricordo nulla. Ditemelo pure tre volte, scordo tutto perché la testa è altrove.
Paura. Reggerà il mio corpo già debilitato anche questa terapia? Chi non mi conosce non sa che io colleziono effetti collaterali, anche quelli che non sono ancora stati scritti sul ‘bugiardino’ io li so. Ne invento di nuovi.
Attesa. Mi sembra sempre lo stesso giorno. Esami su esami e certezze zero. Inizio o no la chemio? Le faremo sapere. Gli esami sono andati bene o no? Le faremo sapere. Mi fanno male braccio e seno, e anche la schiena, ma tanto tanto, perché? Aspettiamo la visita con oncologa.
Nel frattempo? Reiki, shatzu come non ci fosse un domani. che dal mio punto di vista non c’è perché è sempre lo stesso giorno.
Amata. Ho ricevuto amore, sostegno da tantissime persone che neanche immaginavo. Quanto può fare una telefonata o anche una sola parola? Che potenza!
La mamma (che ci è passata 16 anni fa) si prende cura di me con il reiki, lo shatzu, la riflessologia plantare e il cranio sacrale, papà mi porta in osteria.
Mio moroso oltre ad esser il mio guscio (perché mi sostiene e contiene in tutti i sensi) si sta specializzando in oncologia oltre alla sua precedente specializzazione in neurologia. Ho l’amica che mi raserà a zero, disposta a rasarsi per solidarietà, la sorellina che si trasferisce da noi e che mi vizia, l’amica che mi porta alle sagre e quella che chiama ogni giorno per esser rassicurata, un inaspettato vicino che ti regala l’azalea dell’ airc. Si può dire che la sfiga unisce? Ma è davvero sfortuna? Sono i geni ereditari? Ho cercato la risposta a queste domande per giorni; perché a me? Perché ancora a me?
‘Se ti fai sta domanda stai cercando un colpevole, che non c’è. Non ti colpevolizzare Fra. Non ne hai bisogno!’ Psicologa dixit. E l’ha presa pure sta volta! Non me la faccio più sta domanda. Ma resto dell’idea che comunque poteva pure mandarglielo ad un pedofilo sto cancro… lo so. È un pensiero poco buddista.
Poco buddista è anche mandare a fanculo il radiologo che si autoproclama esperto in reiki e shatzu che ti dice ‘cara, ti devi voler più bene… perché fai credere al tuo fisico di aver bisogno di un cancro?’ Il tutto mentre stai cercando di non colpevolizzarti. È un casino ragazzi far vivere ai miei cari anche questa. Saper di toglier il sonno agli amici, di fargli piangere è straziante. Le reazioni delle persone alla notizia sono le più svariate: chi smadonna, chi non ti guarda negli occhi per paura, chi piange e poi lo devo anche consolare, chi ti riferisce che l’amica della zia della cognata c’è passata e sta bene, chi dice ‘beh questa ti mancava’, chi ti dice ‘beh siamo ormai nel 2020!’ chi fa domande tecniche o chi cerca di capire se in quel momento potrebbe avere il cancro e inizia a toccarsi il seno in maniera isterica.

Le persone più empatiche sono quelle che già ci son passate o per loro esperienza diretta o con un famigliare stretto. Sono loro i primi a darmi consigli: ‘accorcia già i capelli, sarà meno fastidioso e meno d’impatto per te, prenditi lo zenzero per le nausee, vai da un pranoterapeuta, vai li a comprare la parrucca… prendila prima, che non sai quando cominceranno a caderti i capelli’. E così faccio: non voglio la parrucca, solo foulard o turbanti. Ci vado con mamma, nel negozio dove si era comprata la parrucca anni fa, inizio a provarli. Man mano che li provo sento un groppo che dalla pancia sale fino alla gola, guardo mamma:’ ma sta accadendo veramente?’ Non mi risponde a parole, mi abbraccia e piango, piange mamma, e piange anche la proprietaria del negozio. Tre donne che hanno vissuto il cancro strette in un unico abbraccio. Pausa caffè e poi li scelgo. La sera mi prende male all’idea di diventare calva nel giro di qualche settimana. Il ricordo più brutto e triste che ho di mia madre sotto chemio è proprio vederla gironzolare per casa pelata. Voglio risparmiare sta visione a mio figlio. E ora sono qui distesa sul letto, nel tentativo di rilassarmi, e so che sotto la mia mano c’è Golia. Lo percepisco come una cosa sporca, che si fa spazio dentro me. Ho paura possa contagiare di schifo chi lo tocca, mia mamma per farmi reiki o Raffaele per vedere se l’aspetto del mio seno cambia. ‘state lontani, vi prego non toccatelo, vi sporcate!’ e Raffaele con le lacrime agli occhi mi risponde ‘dallo a me, te lo terrei io, se solo potessi…’ fanculo Golia! Veditela con me!!

Due cose su VitamiNa

Mamma, maestra di asilo nido accompagnata dalla fedelissima sclerosi multipla...e ora anche da un tumore metastatico.
Quasi moglie!

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