Menu

La ragazza aprì gli occhi, guardando dritta davanti a sé.

La sua casa era abbastanza ricca da permetterle tutto ciò che era necessario per garantirle una bella vita; tutta roba di prima qualità: il computer con schermo olografico e comandi espansi, il maxischermo, mobili di fattura eccelsa.

Del resto, era la figlia del generale della fortezza a difesa del porto; come pensare che non potesse avere dei vantaggi da quella posizione, tali da garantire a lei e  alle sue sorelle il meglio?

La ragazza si alzò, infilando le pantofole, mentre la luce si faceva sempre più intensa. Era solo l’alba; era strano che si svegliasse così presto. Lei, più di ogni altra fanciulla della città, poteva permettersi di dormire fino a tardi.

Si guardò attorno, lisciando i suoi bei capelli crespi, tipici della gente del delta del Niger come lei. Una rapida occhiata allo schermo olografico per controllare temperatura e previsioni meteo, uno sbadiglio appena soffocato, un’occhiata lanciata alla sorella più piccola, che dormiva stretta alle copertine e al pupazzo di pezza che suo padre, il comandante della guarnigione, le aveva comprato qualche giorno prima.

Erano felici, quelle ragazze, molto felici.

Di una felicità propria soltanto di chi ha la fortuna di poter dominare altri esseri umani.

Andò verso la finestra, ciabattando lentamente. Aprì le braccia, per sgranchirsi. Uscì sul terrazzo dell’edificio storico riconvertito in quartier generale, e in un momento davanti a sé ebbe la vastità del porto e delle piattaforme d’atterraggio per i cargo aerei.

Già alle cinque il porto era attivo; i droni d’assalto si preparavano ad andare a caccia di ribelli, le forze del Re si organizzavano per un’altra giornata di pattugliamento.

Lei respirava l’aria del mare a pieni polmoni, e stava bene. Molto bene. Tutto, in poco, le fu chiaro. Tutto, guardando verso le navi che si alzavano dalle piattaforme, cariche di uomini.

Tutto chiaro, sì.

La ragazza sorrise, rientrò, prese la sedia, uscì di nuovo e la mise in posizione. Poi fu di nuovo dentro, e con delicatezza prese in braccio la sua sorellina, portandola fuori.

Sorrideva ancora.

Sorrideva anche il demone.

***

Le urla cominciarono ad alzarsi appena il corpicino della piccola di casa toccò terra nella piazza d’arme; la ragazza continuò a fissare ciò che rimaneva di sua sorella, giù, sul selciato. Continuava a sorridere. Sapeva di avere poco tempo. Era il Jinn a dirglielo. Tolse le pantofole, veloce.

Si arrampicò sulla sedia.

Il Jinn, che le aveva tenuto compagnia tutta la notte, la osservò concludere la sua opera, divertito.

Altre urla, giù nella piazza d’arme.

Quando la porta si aprì e le serve entrarono, trovandosi davanti l’orrore e cominciando a disperarsi, la Bestia nella stanza con loro rise, noncurante.

Non che la potessero sentire, in ogni caso.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.
[Voti: 0   Media: 0/5]
0