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Che cosa ti piacerebbe fare? In questo momento dico, potendolo decidere, che cosa ti andrebbe davvero?
 
Con questa domanda ruppe un silenzio che durava da troppo tempo. Era la solita domenica noiosa, di quelle autunnali che climaticamente non sai mai bene come gestire: troppo calda per coprirsi troppo, ma comunque troppo fredda per restarsene in maglietta. Se ne stavano seduti col sedere su di un sudicio marciapiede, lui e lei, davanti a una fabbrica di condizionatori, la loro azienda, che nel giro di un paio di giorni sarebbe stata dismessa e li avrebbe lasciati più o meno come in quel momento, col culo per terra. Si erano dati appuntamento lì un’ora prima:

volevano entrambi piangersi un po’ addosso e sfogarsi l’un con l’altra, ma la verità è che non avevano un granché da fare. Non si piacevano più di tanto, se è al sesso che state pensando: erano persone profondamente diverse, e avevano davvero poche cose in comune. Forse era proprio per questo che riuscivano a tollerarsi così bene.

 
Con le mani il ragazzo fece scivolare il cappuccio della felpa sulle spalle, scoprendo una testa irregolare e bitorzoluta. Mani ben curate con dita lunghe e affusolate che tradivano una qual certa insofferenza per i lavori manuali. I capelli erano neri corvini ma avevano già lasciato spazio a qualche traccia di bianco. Un volto abbastanza anonimo se non fosse per quella barba hipster ben acconciata e una cicatrice di tre centimetri sopra al sopracciglio destro, gentile regalo di un gomito altrui durante una rissa di una notte di mezza estate.
 
Mi masturberei”
Dai, sii serio”
Lo sono”
Really?”
Yep”
Ma se è solo questo ciò che più desideri perché non lo fai? Se vuoi mi alzo e vado a fumarmi una sigaretta da qualche altra parte”
Tu non fumi”
Ma tu si, quindi prima che comincino gli atti osceni in luogo pubblico potrei scroccartene una. Non è così?”
Già, è così”
Quindi? Lo vuoi fare!? Guarda che non ci sono problemi”
No grazie”
Ma perché? Ti imbarazzi?”
No, no, il problema non è l’imbarazzo. C’è una certa confidenza fra noi. È soltanto che mi andava di farlo un attimo fa, quando tu parlavi di ‘questo momento’”
 
Lo disse muovendo su e giù gli indici e medi paralleli con entrambe le mani alzate, coi palmi in avanti, enfatizzando l’ultima parte della frase. Poi continuò.
 
Ora non è più ‘quel’ momento lì, ci siamo già spostati oltre e poi ti ho già spoilerato. Vuoi mettere se tu non mi avessi fatto quella domanda e io me lo fossi tirato fuori, così, all’improvviso?”
 
La mimica con cui il ragazzo accompagnò quell’uscita la fece esplodere. Rise così forte da spaventare una cornacchia che, appostata sul tetto del capannone, spiccò il volo e si allontanò in direzione del vento, rincorrendo le nuvole, ormai alte sopra la città.
 
Ci fu un altro momento di pausa in cui lei si mise a cercare qualcosa nella borsa e lui a giocherellare con il cellulare. C’era quel silenzio pregno di aspettative tipico di una discussione che sta virando dal faceto al serio. Passando accanto a quei due si potevano pesare gli enormi desideri di quella quiete. Un altro stormo di uccelli si alzò in volo dal tetto di un edificio adiacente. Lo fecero molto rumorosamente come se qualcosa li avesse minacciati.
 
Cosa stai leggendo?” – era sempre lei a iniziare con le domande, lui perlopiù aspettava. Aspettare era la cosa che gli riusciva meglio.
Se fumetti e riviste non valgono, direi un bel niente”
No che non valgono”
 
Lui stava per dire qualcosa ma un altro suono in lontananza ruppe l’incantesimo. Quel grido stridulo durò per un paio di secondi e aveva qualcosa di umano, ma poteva anche essere il verso di qualche strano animale. Si guardarono negli occhi, entrambi con le pupille dilatate dallo spavento, indecisi sul da farsi.
 
Cos’era?”
Non lo so”
Dici che dovremmo andare a vedere?”
Non lo so”
 
Il ragazzo girò la testa in direzione della strada, da dove era giunto quello strano suono, come per accertarsi che fosse una vaga e sfumata allucinazione.
 
Nah tranquilla, piuttosto, tu invece cosa stai leggendo?”
 
Non era affatto tranquilla, ma apprezzò il tentativo del ragazzo di distrarla dai suoi brutti pensieri. Con entrambe le mani cercò e trovò il ciondolo che portava sempre al collo, un cavalluccio marino d’argento, regalo della nonna. Lo strinse forte fra pollice e indice della mano destra fino a farsi diventare violacei i polpastrelli. Poi sollevò il maglioncino di cotone grigio tortora che indossava e fece scomparire la collanina. La sua pelle era morbida e lattescente, a contrasto lunghi capelli lisci neri e grandi occhi color nocciola che conferivano dolcezza a un viso tondo e pulito. Era dannatamente bella ma lei sembrava l’unica a non saperlo e questo, inevitabilmente, la rendeva ancora più attraente. Sporse un poco il labbro inferiore da quella bocca che sembrava disegnata da un pittore fiammingo e soffiò su una ciocca di capelli che sostava sopra la sua fronte.
 
Ho finito qualche giorno fa ‘Narciso e Boccadoro’ “
Gran bel libro”
Si, è stupendo.. e ora sono indecisa su cosa leggere”
Tipo?”
Non lo so..”
“’Non lo so’? è il titolo del libro che vuoi iniziare?”
 
Gli sorrise con benevolenza.
 
Vorrei leggere ‘La grande fame’ di John Fante ecco, l’unico suo libro che ancora mi manca. È lì sul comodino da mesi ma ho sempre qualche remora”
In che senso?”
Ti spiego, io lo adoro proprio Fante, ci sono cresciuta, a volte penso addirittura che mi abbia ‘insegnato’ più di quello che mio padre è stato in grado di fare”
 
Lui si rimise il cellulare in tasca e la guardò intensamente. Lei capì in quel preciso istante di avere la sua completa e totale attenzione.
 
Certo, ti seguo”
Ecco sento ‘sta malinconia al solo pensiero che leggendolo io chiuda, in un certo senso con lui, come se fosse la mia ultima occasione di parlare con un caro amico che sta per partire e che mi lascerà per sempre. Non so se mi spiego”
 
Le avrebbe voluto dire che si era spiegata benissimo e che quella sensazione un po’ la capiva anche lui. Gli capitava una cosa simile in certi film: sua madre era morta quando era anche solo troppo piccolo per ricordarselo così, quando si imbatteva in pellicole con figure femminili di un certo rilievo finiva col subirne il fascino materno e a crearsi dei ricordi artificiosi e fittizi di lui con sua madre.
Non fece in tempo a mettere ordine fra i suoi pensieri che quel grido vibrò nell’aria una seconda volta, sempre più vicino. Lei si alzò muovendosi a scatti come in preda a scosse elettriche. Lui invece si ritirò su il cappuccio della felpa, come se quel semplice gesto potesse difenderli da tutto il male del mondo.
 
Oddio, ma cos’è?”
Stai calma, magari è una volpe”
Una volpe?”
Si, ho letto da qualche parte che il richiamo della volpe selvatica è simile a quello di un urlo umano. C’è gente che per niente scomoda la polizia quando sente quel verso”
Ma che diavolo ci farebbe una volpe selvatica in questa zona industriale?”
Non lo so.. Magari cerca lavoro!”
 
Un lampo blu si levò dal terreno a pochi metri da dove erano seduti loro. Durò una frazione di secondo. Questa volta si alzò anche lui con il cuore in gola e gli occhi accecati dalla luce. Un attimo dopo un potente boato riempì l’aria. Gridarono insieme mentre sotto i loro piedi tutto vacillava.
Furono secondi lunghissimi, che non dimenticarono mai più, in cui il terrore li paralizzò completamente e la terra gli vorticava tutta intorno. Lui la tirò a sé con forza e cingendola col braccio la trascinò giù sul marciapiede, appiattendosi sull’asfalto. Il mondo che conoscevano si stava disgregando in miliardi di atomi rendendoli incapaci di distinguere la terra dal cielo. Pensarono entrambi alla morte mentre la vita gli sfilava davanti veloce e sgusciante come la pallina di un flipper.
 
Poi, così come era iniziato, tutto finì.
 
Quando riaprirono gli occhi erano ancora abbracciati, invischiati, l’uno nell’altra. Lei provò a guardarsi attorno mentre lui proprio non ci riusciva con la testa incollata tra la spalla e il collo di lei.
A parte qualche spaventosa crepa nell’asfalto e un palo della luce che ormai pendeva a pochi metri dal suolo, il resto di quel paesaggio non sembrava particolarmente mutato. Poi si accorsero della loro fabbrica: il capannone non esisteva più. Era collassato su  stesso lasciando spazio a cumuli di macerie ancora calde e fumanti.
I loro occhi si cercarono e sembrarono guardarsi per la prima volta davvero. Allora lui l’abbracciò di nuovo forte, un gesto impacciato e singhiozzante. Lei lo lasciò fare e percepì uno strano calore che saliva da quella morsa. Pensò alla sua famiglia e pregò che fossero sani e salvi, che la sua casa non fosse crollata e che Hank, il suo vecchio cane, non fosse morto di crepacuore. Però, in un certo qual modo fu grata alla terra, per aver tremato e per averla messa fra le sue braccia. Si vergognò un poco per questa sensazione ma non fece molto per scacciarla dalla sua mente. Gli sfilò delicatamente il cappuccio della felpa e prese la sua testa fra le mani.
 
“Stai bene?”
 
Lui annuì poco convinto e con il labbro imbronciato, come fanno i bimbi quando dopo una severa punizione vengono finalmente richiamati a tavola evitando così una notte a digiuno
 
“E ora cosa facciamo?” glielo chiese guardandolo dritto in volto, quasi sussurrandolo.
 
Il ragazzo contemplò per un attimo le macerie che aveva davanti poi si tirò su in piedi, e battendosi le mani sulle cosce e sulle ginocchia spazzò via la polvere che si era accumulata sui jeans. Assieme ai detriti gli sembrò volasse via anche un po’ del suo senso di frustrazione e di irrequietezza. Si sentì insolitamente ‘leggero’. Tese un braccio in direzione della ragazza:
 
Andiamo”
dove mi porti?”
Ha importanza?”
No, è vero, non ce l’ha. Basta che rimani nei paraggi”
 
Si allontanarono lentamente, lei dietro di lui, entrambi consapevoli che dopo quella scossa di terremoto il mondo che conoscevano, nel bene e nel male, non sarebbe più stato lo stesso.

Qualche informazione su _luc_

Luca Murano nasce al nord (Lodi) da genitori del sud (Salerno) e attualmente vive al centro (Firenze). Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne a Pavia, ha lavorato per due anni con la casa editrice Mondadori come redattore e correttore di bozze. Dal 2009 vive in Toscana dove mangia tanto, si occupa di logistica, gioca a basket, suona il basso, legge e scrive con fortune alterne ma ben compensate da passione e dedizione.

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