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Poi cado. Mi ferisco la fronte. Sangue, che fuoriesce. I ragazzi mi aspettano e non c’è nessuno qui che può darmi una mano. Cerco il bastone ma è troppo lontano. Allora provo a strisciare per terra, ma non riesco a muovermi. Il sole mi acceca, mi sfinisce, mi stronca. Tutto intorno inizia ad essere contornato da un alone. Vedo Carmencita che mi viene incontro urlando. Finalmente. Ma più si avvicina più la sua bocca diventa grande e più inveisce contro di me. Maledetto bastardo, sempre dietro a quel pallone. Ed io a casa a sgobbare. La sua bocca è sempre più grande, posso vedere le carie che le rosicchiano i denti. E poi mi inghiotte e finisco nella sua gola. È calda ma accogliente, la lingua è vellutata anche se il tartaro mi fa schifo. Scivolo e vado giù verso la trachea e l’esofago. Sono sommerso di palloni da calcio. Soffoco, non riesco a respirare. Come qui giochi dei bambini che si tuffano in un mare di palline colorate. Mi mette ansia e paranoie. Adesso è piuttosto mancanza d’aria. Cerco di scacciarli con l’unica gamba, ma guardo sotto e non vedo nemmeno quella. Allora utilizzo le mani, faccio fatica. Anzi d’improvviso i ragazzi della squadra iniziano a prendermi a pallonate, altri palloni che mi colpiscono. Senti i colpi sul viso e ad ogni tiro un imprecazione. Il contatto con il cuoio è devastante. All’impatto non capisco se è il pallone o il mio viso a deformarsi. Le cuciture lasciano graffi e lividi. Poi i denti saltano e dopo non vedo più ma sento il naso rompersi e fiotti di sangue defluire verso la bocca. E poi silenzio e calma. Ed ecco Schiaffino che mi viene incontro. Ernesto, Ernesto. Cazzo chiama me. Soltamos la angustia que nos acompañó a través de todo el partido. Cosa gli chiedo? Di cosa stai parlando? Angoscia? Partita? Ma dimmi, non è che sono morto e adesso tutti venite a parlarmi? Ed infatti poco dopo ecco Ghiggia e Gambetta insieme a Varela. Nasazzi e Francescoli. Ma Francescoli non è morto. Arriva con un bastone e me lo porge, ma mentre allungo il braccio per prenderlo e rialzarmi finalmente, inizia a bastonarmi: Non hai mai badato a tua figlia, preferivi il campo e dopo il bar e sbam, un’altra bastonata. Tua moglie come deve campare con i pochi spiccioli che non ti bevi? E sbabam bastonata sul capo. Inizio a piangere. Non riesco a trattenermi e le lacrime si mischiano al sangue ormai secco sulle guance. Ma sono troppe per la mia gola e per questo posto, ed ecco che sono in balia delle onde, adesso sulla nave che da Genova mi ha portato a Montevideo. Le onde mi sbattono contro le pareti del corridoio. Suona una sirena, non posso restare nella stiva, devo andere fuori altrimenti faccio al fine dei topi. Questa scena la conosco, è avvenuta davvero. Solo che nella realtà non c’erano topi giganti che affollavano le scale verso il piano superiore. Ratti pieni di pustole che mentre spingono cercano di leccarmi le ferite. Mi guardo sotto e vedo entrambe le gambe, allora comincio a scalciare come se tirassi rigori con tutta la forza che ho. Due topi cadono rivolti sulla schiena e riesco ad aprire la porta. Ed eccomi in un ampio salone da ballo dove le persone stanno cenando in abito da sera ed io sono sporco e puzzolente ed ho fame. Mi si avvicina un giovanotto, è il giornalista. Mi chiede se ho bisogno d’aiuto, se voglio mangiare, se voglio bere, se voglio lavarmi, se voglio sedermi, se voglio rispondere ad una domanda, se ho conosciuto il presidente Sanguinetti e di Cavani, Suarez, Gargano e Caceres. E ancora se preferisco il 442 o il 433. Cosa penso di codesto, questo e quello. Le sue parole prendono forma e urlo. Urlo con tutto il fiato che ho in gola e urlo ancora così tanto che tutta la cristalleria, i bicchieri, i lampadari, gli oblò esplodono. Poi ancora nero. E a questo punto erano seicentosessantasei parole digitate. Un caso? Forse. Ma urlo ancora e poi nulla. Sono vivo ma nulla. Non riesco a pensare a nulla. Ma se sto dicendo che sto pensando a qualcosa, non è nulla. Qualcosa è qualcosa, il nulla sarebbe vuoto, assenza. Mi sento toccare la schiena. Ecco. Qualcosa. Non sono morto. Forse. E se aprendo gli occhi trovassi il Padreterno pronto a processarmi per la mia vita. Per tutti i soldi buttati al bar, per le partite in cui ho bestemmiato, per le domeniche in cui invece di santificare le feste sono stato a sacramentare dietro ventidue bastardi che correvano dietro ad una palla? Apro gli occhi lentamente e vedo un’aurea. Ecco è la fine. Poi sento ancora una domanda. Oddio si ricomincia è il giornalista. E di fianco a lui c’è mia moglie. Come sto? Cazzo sono sdraiato a terra e mi fa male ogni singola parte del corpo che ancora credo di avare attaccata al busto. Delicati, mi girano sulla schiena e adesso devo chiudere gli occhi perché il sole mi acceca. Ancora. Non è che ricomincia tutto da capo? Poi sento le lacrime, ma stavolta di mia moglie che mi inzuppano il viso. Mi aiutano e mi metto a sedere. Che incubo del cavolo, ma quando mi sveglio? E se non mi fossi mai addormentato, o se mi fossi addormentato e adesso mi trovassi in un incubo così lungo da cui forse non mi risveglierò mai più? Che ore sono, c’è l’allenamento. I ragazzi mi aspettano. Oggi c’è la sessione sugli schemi difensivi, dominica abbiamo il derby di Salto, ci saranno gli osservatori per guardare Pedro Capaldo, è la sua possibilità. Devo preparalo al meglio.

Carmencita, Carmelita Scognamiglio, mia moglie mi molla uno schiaffo.

Bene, se stavo sognando mi sarei risvegliato, che cazzo di botta, vacci piano.

Adesso torni a casa. Per fortuna che il tuo amico qui, ti ha visto cadere, altrimenti chissà quando ti riprendevi da solo.

Quasi quasi resto qui e mi riaddormento. E se sognassi ancora quei ratti? Meglio andare. Forse.

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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