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Cosa importa. Ormai sono un vecchio. Continuare a celare i miei schemi e i miei scheletri non ha più senso. Quanto mi resta ancora da vivere? Un mese, un giorno o supererò i cent’anni? Non importa. È venuto il momento di smetterla. Sento una voce che chiede permesso. Carmelita lo fa entrare. Gli faccio eco.

“Venite, venite pure. Prima di andare al campo voglio mostrarvi una cosa.”

Sono emozionato. Finalmente vedrò qualcosa di concreto. Fino ad ora mi sembra di aver vissuto nella sceneggiatura di un film o in un racconto di sport, scritto da un esordiente. Adesso è venuto il momento di toccare con mano un po’ di sostanza.

“È permesso? Posso entrare”

Infondo sono contenta che questo giornalista sia qui. Vedo Ernesto in ripresa. Come se non vedesse l’ora di vederlo e di svelare tutti i suoi segreti. E da quando ieri è andato via che lo aspetta. Ha una luce nuova negli occhi. Madonnina mia ti prego pensaci tu.

“Entrate, entrate pure, Ernesto vi aspetta sul retro”

Ogni volta che apro questa valigia sento la puzza del passato che mi attanaglia. Ma anche il profumo del futuro per alcuni dei miei giovani. Per tutti i miei calciatori ho sempre avuto una scheda di dettaglio. Scritta di mio pugno. Tutte le loro caratteristiche, le loro preferenze, i loro pregi e difetti.

“Ecco, queste sono le schede di Cavani e Suarez. Questa è recentissima. È di un calciatore che adesso gioca nel Frosinone, Joaquín Matías Ardaiz de los Santos. Ma non solo dei nati a Salto; questa ad esempio è di Ariel Sant’Anna che adesso gioca nel Cerro. Un buon difensore.”

Meticoloso. Ecco il termine esatto. Un almanacco completo dagli anni settanta ad oggi. Tutte le informazioni sul calcio uruguagio e i calciatori uruguaiani. Bellissimo. Ci sono anche molte foto di calciatori di cui non ho mai sentito pronunciare il nome.

“Gonzalo Piccadilli – adesso fa il muratore, ha una mano magnifica nel posare gli stucchi; Oreste Guazzaloca, ciabattino caduto in rovina; Luis Mario Cozza, impiegato all’ufficio postale. Questo era fortissimo, si chiamava Santiago Paride. Pace all’anima sua andato all’aldilà dopo un’overdose. Che cosa avrebbe potuto fare in Europa. Centrali difensivi così non se ne trovano più.”

Poi tira fuori dei grossi quaderni in cui trovo incollate pagine della rosea, del Corriere dello Sport e soprattutto del Guerrin Sportivo. Soprattutto schemi di squadre e accanto alle immagini, il tratto di una matita compulsivo.

“Guardate qui. I giornali italiani arrivano alla biblioteca di Salto tutti i venerdì. In quartiere sanno che le riviste sportive devono passare prima al mio vaglio.”

Ci sono le formazioni di Sacchi, tutte evidenziate e di fianco un commento su Zola terzino ai mondiali di USA 94 – sprecato – c’è scritto. E ancora le foto di Weah, di Gullit, la formazione della Samp di Boskov con il nome di Sinisa sottolineato e la scritta “punizioni dalla trequarti”; fino al Barça di Guardiola e il Napoli di Sarri, per il quale c’è scritto – profeta e innovatore. Poi un’improvvisa rivelazione.

“Vi cedo tutto. È tutto vostro, ormai qui non serve più. Potete buttare tutto al primo bidone o accenderci il fuoco. Oppure farne quello che volete. Credo davvero che mi resti poco. La mia famiglia non saprebbe cosa farsene di tutto ciò. E non voglio che nessuno si prenda la briga di commentare o fare illazioni.”

[..]

Raggiungiamo il campo mentre penso alle sue parole e al carico di carte che porterò in Italia. Non riesco a non pensare a quanto possa valere quel tesoro. La Bibbia del calcio sudamericano. Se trovassi una casa editrice potrei farci uscire un libro. Mi vedo già nel mio garage che funge da studio a scannerizzare tutti quei fogli per poterli sottolineare, ritagliare incollare, elaborare. Per anno di nascita dei giocatori, per la provenienza delle squadre, per i successi. Una vertigine sportiva. Il database di un amanuense. L’araldica del football sudamericano. Come per Dante il mio Virgilio nell’inferno del soccer moderno.

“Eccoci”

Meraviglioso. Non posso dire altro. Resto senza parole. Non ho mai visto un prato di allenamento così bello. L’erba riflette la luce nonostante la pioggerellina che inizia a essere copiosa. Non si sono reti tra il campo e la strada ma solo uno steccato bianco a circa tre metri dalle linee di gioco. Gli spogliatoi sono in un container dipinto di azzurro. Entro con lui. I fari montati su torri alte poco più di quattro metri rendono quel campo uno specchio verde.

Entriamo. I ragazzi della squadra e il suo vice – Ernestino Buendia – scattano in piedi. Uno si avvicina al boss.

“Signore, come state”

Sono brutti. Molti hanno il volto stanco, probabilmente lavorano e cercano di conciliare il tempo libero tra la famiglia e il campo di allenamento. Hanno età differenti. Alcuni di loro non avranno più di quattordici anni. Poi mi presenta.

“Ragazzi, il nostro amico qui, è un giornalista, viene dall’Italia, ha sentito parlare della nostra scuola. Noi non siamo bravi con le parole ma c’è una cosa sola che sappiamo far bene. Giocare a calcio. Andiamo, alle parole ci penserà lui. Per alcuni di voi nei prossimi giorni ci saranno degli osservatori. Dobbiamo fare del nostro meglio, tutti. Sapete bene che dipendete l’uno dall’altro. Ale!”

Distribuisce le pettorine in modo accurato. Prima di farli scendere in campo li osserva in silenzio. Scambia qualche pettorina poi prende un gesso e inizia a scrivere sulla lavagna mentre parla.

“La squadra gialla gioca con un 352 variabile. In difesa Angeloni fa il terzo e si accentra in fase difensiva verso sinistra, mentre Gallo e Varela scendono indietro sulle fasce. Quando attaccate, voglio che uno dei tre centrocampisti faccia da pivot e faccia girare la palla.”

“Invece la squadra arancio gioca con il 433. Buitoni e Cottarelli fanno gli esterni d’attacco e Kubol invece sarà il metronomo. Due tocchi. E cazzo Dimatteo, dalla porta ricordagli di stare stretti. Se vi allungate vi beccate cento ripetizioni sui gradoni della piazza”.

Ernestino, il primo tempo segui tu gli arancioni poi ci invertiamo nel secondo tempo.

Calcio, finalmente.

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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