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E voi come vi chiamate?

Renato Pozzo, sono un giornalista di un quotidiano regionale italiano.

E come siete arrivato fino a mio marito?

Ho amici che lavorano in giornali locali a Montevideo, chiedevo delle informazioni in giro per un reportage e il nome di suo marito insieme con quello della città di Salto è venuto più volte fuori.

Ah siete un giornalista quindi?

Si signora, mi ero già presentato a Ernesto e avevamo da poco fatto una chiacchierata.

Non mi aveva detto nulla. Non è che lo ha fatto bere voi?

Mi serviva lucido e mi sembrava tale. A questo punto posso farle qualche domanda?

Non so cosa posso raccontarvi di interessante ma fate pure, ormai state qui…

Come ha conosciuto Ernesto?

Ernesto lavorava alla stessa fattoria di mio padre. Da Don Franco. Era davvero un bel giovine. Un po’ troppo secco forse, ma era sempre abbronzato, lavorando all’aperto aveva la pelle color castagna. Viveva da solo in un capanno e allora delle volte mio padre, che era italiano come lui, lo portava a casa, in special modo la domenica o nelle feste. Gli passava anche degli abiti e delle camice. Si andava a messa insieme e al ritorno, poteva scapparci un giro in paese, poi una cosa tira l’altra. Ed ecco mio padre Gaetano da un lato della tavola e lui dall’altro. E le raccomandazioni.

Ed Ernesto giocava già a pallone?

Ernesto ha giocato sempre a pallone, si è fermato solo quando gli hanno amputato la gamba. Altrimenti state tranquillo che ancora oggi era dietro un pallone a correre. Nonostante l’età.

E come se la cavava? Si ricorda? Mi ha detto che giocava in porta.

Se me lo ricordo? E come potrei dimenticarlo? IN porta però non ci ha mai giocato. Piuttosto li faceva piangere i portieri. Andò a fare un provino al Penarol e fu preso immediatamente. C’era Gambetta a vederlo, uno dei suoi idoli, che si infiltrava ai provini per rubare giocatori da portare alle squadre rivali come il Nacional o il Danubio. Gli proposero un affare, sarebbe entrato nelle giovanili, ma già con un contratto da professionista, all’occorrenza avrebbe giocato anche in prima squadra perché era forte ma doveva mettere un po’ di cicca. Il suo sogno si stava realizzando. Poi all’improvviso c’è stata la malattia. Gli avevano appena assegnato l’armadietto nello spogliatoio e le maglie giallonere.

Quindi non è vero che non ha mai giocato e non era un gran che?

Guardate, io non ne capisco tanto, ma i vertici della squadra avevano trovato una gallina dalle uova d’oro. Ernesto non era conosciuto nella capitale, perché veniva da Salto, mentre altri giocatori, che poi divennero famosi qualche anno dopo, erano di Montevideo e sulla bocca di tutti. Aveva ottenuto quel provino perché il prete conosceva alcuni dirigenti della squadra e aveva insistito per fargli visionare quel ragazzo che era il Pelè della Plata. Si sarebbe allenato con Cubilla e Ledesma che avrebbero vinto anche la coppa intercontinentale sotto la guida di Scarone. Ma ci fu la malattia e non era ancora iniziato il contratto con il club, poi l’infezione e l’amputazione.

Cubilla e Ledesma? Li avete conosciuti? E lei dice che non ne capisce di calcio? E il Penarol non fece nulla per lui?

Erano tutti giovanotti e Scarone, l’allenatore faticava a tenere i loro bollenti spiriti. Ma erano l’orgoglio della nazione. Ad Ernesto gli diedero una bella somma per sostenere le visite e l’operazione, poi una volta guarito saluti e baci. E con una gamba in meno non puoi nemmeno lavorare a pieno regime.

E come avete “campato” fino ad oggi?

Don Franco gli fece amministrare alcuni accordi commerciali di vendita del latte. Ma lui pensava sempre al pallone e si beveva quasi tutto lo stipendio. Si calmo un po’ solo quando nacque Nunziata; la vide, sperava in un maschio, la bacio e consegnandomela mi disse: “Ti farà compagnia!” e andò a bere al bar. Oggi è tutto un bestemmiare e sputare sangue perché la pensione è misera e fa l’allenatore quasi per beneficenza.

Eppure signora, di suo marito si dice in giro che sia un mago del calcio, un grande allenatore, cosa lo ha frenato dal raggiungere le vette del calcio, anche qui in Uruguay?

Beh, a giocare, non ha più giocato. Ma passa tuttora, più tempo in campo che a casa. Quando non è al campo poi è al bar a bere Mate e grappa. Allena tutte le squadre di Salto, dalla primavera alla prima squadra, che però gioca nel campionato regionale. E quando è a casa passa tutto il tempo a scrivere sui suoi fogli. Delle volte li lascia anche in giro e guai a chi li tocca. Nunziata una volta ha gettato una vecchia agenda e lui si è messo a cercarla nel rusco. Cosa scrive non so. Sono numeri e nomi. Ma io so leggere poco. Poi ci sono delle linee.

Saranno degli schemi, delle tattiche?

Forse. Ma dovere chiederlo a lui. Gli hanno proposto più volte di entrare nello staff del Penarol, ma lui chiede la gestione totale, non so bene cosa intende, ma sembra che non piaccia ai dirigenti e allora resta qui, ad allenare i ragazzetti e gli operai del dopolavoro.

Signora, un’ultima domanda poi torno domani a vedere come sta, mi ha promesso di portatami al campo. Cavani lei se lo ricorda?

Edinson? El Botija. E come faccio a dimenticarlo. È il figlio del Gringo, e tutti i suoi fratelli sono calciatori o hanno giocato a Calcio. Ero amica intima di sua nonna. Un bravo figliolo, anche lui fece un provino a Montevideo quando aveva quattordici anni ed evidentemente gli è andata meglio. Veniva qui insieme a Bentancourt e Fornaroli. Era un gruppetto terribile di nati nel 1987. Anche dopo gli allenamenti ronzavano intorno casa, un po’ per Nunziata che alla fine si è presa il portiere della squadra, un po’ per calciare ancora la palla sotto lo sguardo di mio marito nel campetto dell’oratorio.

Non vedo l’ora di tornare. Che darei per mettere le mani su quegli scritti. Caro Ernesto, allora hai mentito e chissà quante cose non hai voluto dirmi. Speriamo che domani sia il giorno buono per andare all’allenamento.

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Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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