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Un intero mondo di pensieri, idee e sogni fermi lì, ad aspettare di essere tirati fuori dal cassetto.

Un infinito intreccio di vite che vivo nella mia mente, trascorrendo le giornate immersa in avventure fantastiche, viaggi nel tempo, storie romantiche, d’azione … niente horror però che sono una fifona!

Le mie storie preferite sono quelle un po’ incasinate che si risolvono in modi inaspettati, con un pizzico di sovrannaturale e una storia d’amore a coronare il tutto.

Quando sei piccola ti dicono che sei speciale, un’anima creativa più unica che rara ed è un talento che va decisamente coltivato.
Dopo qualche anno sei già soltanto una ragazzina con molta fantasia.
Qualche anno ancora e sei una ragazza strana ma, tutto sommato ancora accettabile.
Alla mia età ormai sei solo pazza ma non “pericolosa”

<Disturbo dissociativo della realtà>

La tremenda verità dietro questa fantomatica pazzia.

Per me non è così tremenda ma lo è abbastanza per i miei genitori che, pur di non doverci avere a che fare – come se fossero loro i soggetti interessati – mi mandano in una prestigiosissima clinica di specialisti che ci sanno fare con “ragazzi come me”.

– Tranquilla tesoro, guarirai

– Non ti preoccupare, mi hanno detto che qui sono davvero bravi

– Tornerai preso a casa e ti aspetteremo a braccia aperte

– …

Bla bla bla, un elenco di frasi fatte che mi sento ripetere in loop da ogni singola persona che incontro.

Riservo al mio fratellino l’unico abbraccio che mi sento di dare a un essere umano, lui probabilmente sarà il solo a cui mancherò davvero.

Carico il borsone sulla spalla, ondeggio un po’ con le gambe e guardando verso le persone davanti a me vedo solo figure sfumate mentre la mia mente inizia a volare lontano: per questa situazione ci vuole un ingresso trionfale, magari in un bel castello, durante un ballo e tutti gli invitati colti di sorpresa dalla mia entrata in scena. Un’armatura argentata a fasciarmi il corpo e la spada sguainata in segno di sfida verso il principe del regno.

Alzo lo sguardo verso il cielo e giro sui talloni, dando le spalle a quell’unica vita che il mondo mi aveva offerto e fisso il portone della struttura con la consapevolezza che fino a quando avrò le forze di farlo, non smetterò mai di sognare perché dove la vita “vera” fallisce, il sogno trionfa.

Voi la chiamate malattia, per me è solo la mia realtà a essere diversa dalla vostra.

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