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La donna è seduta sulla sedia, e ha lo sguardo verso il basso. Verso la scrivania del tenente; un congolese, forse. Robusto e possente, le ricorda suo marito.

L’uomo passa e  passa ancora davanti alla donna, lento, mentre la guarda con attenzione.

La donna è affascinante come dicono.

Sì, davvero molto, per essere un’ebrea insignificante.

Davvero. Sì.

Molto bella.

E molto spaventata.

E fa bene a esserlo, in effetti.

“Bene, signora Guitierrez” dice l’uomo. E sorride. “Bene, ho saputo che durante le ultime azioni… beh… avete avuto qualche problema. Ho saputo che avete esitato, e non siete riuscita a risolvere certe situazioni spiacevoli…”.

Il soldato congolese è un uomo duro.

Non le piace.

È violento, come tutti i soldati del corpo d’investigazione, e come a tutti loro non importa di chi hanno davanti, o se è indagato, come nel caso della donna.

Anna Guitierrez alza gli occhi, e sospira.

Non trema veramente solo perché non è la prima volta che si ritrova in questa situazione; non è il primo interrogatorio.

Ma pensa alle sue bambine.

E pensa a suo marito.

E pensa a quanto potrebbero soffrire se lei non tornasse più.

“È stato, credo, un problema di stress, maggiore” dice, deglutendo. “È solo questo… sapete, abbiamo portato a termine varie azioni, e…”.

“Voi non avete né tempo né possibilità di avere simili problemi, signora Guitierrez” la interrompe il maggiore, serio. “Non col mestiere che fate. Non con quello che rischiate ogni giorno, per quello che siete”.

La donna lo guarda negli occhi e si sente sconfitta.

La donna sa che il militare ha ragione.

La donna è senza forze.

Come ogni volta che viene interrogata.

E non c’è routine che tenga.

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Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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