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La tempesta era terribile.
La ragazzina, stretta nel suo mantello, camminava a fatica mentre la sabbia la sommergeva in continuazione: i suoi piedi affondavano nel suolo desertico, mentre la polvere portata dal vento si scagliava con forza sul suo viso costringendola a tenere gli occhi chiusi.
Erano ormai due giorni che aveva lasciato Colle Funesto fuggendo dai predoni, e da allora non si era mai voltata indietro.
Non poteva; sapeva che, se l’avessero presa, sarebbe stata la fine.
“Avanti… avanti! Resisti, resisti!”.
Non era facile rimanere concentrati, e la paura era troppa. Ecco perché, quando alzò lo sguardo per l’ennesima volta e vide la sagoma dell’uomo lì, dritta di fronte a lei, ebbe quasi l’istinto di correre verso di lui e gettarsi ai suoi piedi.
Ma sapeva anche di non potersi fidare di nessuno…

Atto 1

Incontri pericolosi

Era esausta. Le mancava la sua famiglia, le serate attorno al caminetto, le chiacchiere spensierate. Ma proprio per la sua famiglia aveva intrapreso quel viaggio alla ricerca della maga del Bosco Sottomarino. Doveva salvarli a tutti i costi.
“Hey, tu, ragascina!” Biascicò a fatica l’uomo: era completamente ubriaco. Sul suo viso si disegnò uno strano ghigno, mentre si portava le mani alla cintura.
La piccola rabbrividì, chiuse gli occhi e strinse nella mano sinistra l’amuleto che portava al collo: era diventato incandescente, indicava un pericolo imminente. Decise di affidarsi al suo compagno di avventura per salvarsi. Tirò fuori dalla tasca del mantello un piccolo tachipo rosso rubino; l’animaletto cominciò ad intonare uno strano canto. Il sorriso dell’uomo si spense.

Atto 2

Cerchio magico

Gli occhi dell’uomo diventarono vitrei e il suo pesante corpo cadde a terra, una rapida folata di vento lo ricoprì quasi completamente di sabbia. Gli occhi di Sidia si riempirono di lacrime sia per lo spavento, sia per la sabbia che continuava ancora a graffiare il suo bel viso di bambina. Non ci voleva quella tempesta, rendeva tutto più complicato: oltre la sabbia, che impediva la vista, c’erano variazioni nel campo magnetico che non permettevano alla sua bussola-radar di trovare la via per il Cerchio Magico. Nessuno sapeva come era realmente fatto il Cerchio Magico, si sapeva solo che lì c’era l’entrata per il Bosco Sottomarino e che questa si apriva solo una volta all’anno, quando le tre Stelle Guida erano perfettamente allineate. Sidia doveva trovarla a tutti costi, di lì a poco, infatti, si sarebbe chiusa. Continuò a camminare per un tempo infinito quando, improvvisamente, il suo amuleto emanò una luce accecante. Quando aprì gli occhi si ritrovò immersa in un mare lattiginoso.

Atto 3

Nel bosco

Doveva chiudere di nuovo gli occhi: tutto quel bianco la accecava. Per tornare a vedere impiegò almeno cinque minuti; al suo naso arrivavano zaffate di un odore intenso, che le ricordava quello di casa sua. L’amuleto pulsava ancora, riscaldandole il petto sul quale era adagiato e la mano che lo stringeva. Ma non era più quello ad attirare la sua attenzione; quando finalmente ricominciò a vedere, infatti, Sidia rimase a bocca asciutta: gli enormi alberi del Bosco Sottomarino erano di fronte a lei, ed erano esattamente come li descrivevano le ballate popolari. In un momento capì di essere arrivata. Una lacrima le solcò il viso, e un sorriso carico di speranza le nacque sulle labbra. Ce l’aveva fatta. Avrebbe voluto stendersi a terra, e piangere. Ma la voce che udì alle sue spalle la intimorì. “Dammi il tuo amuleto, Marchiata…”.

Atto 4

Un salvataggio inaspettato

Come aveva fatto l’uomo ad arrivare fin li? Non era sepolto nella polvere? Morto nella furia della tempesta? La risposta non era importante, quello che contava era scappare. Correre con tutte le forze. Si ma dove? Verso il Bosco, mettendolo in pericolo o lontano, sul versante opposto? Il dubbio la paralizzava, mentre l’uomo dimezzava la distanza tra loro. Un’ombra enorme dal cielo coprì entrambi. Un uccello meccanico, dorato e sfavillante scendeva in picchiata. Il tachipo emise un gemito ultrasonico. Sidia fu sospinta in terra dal movimento dell’aria provocato dalle enormi ali. L’uomo fu inghiottito in un sol boccone. L’enorme animale sembrò quasi più piccolo accovacciato ai piedi di Sidia. Groox con un balzo le atterrò di fianco, le prese il viso tra le mani ed intonò un canto che Sidia non comprese: “Mia Signora, non cadrai, ti solleverò e con me volerai. Toccheremo il cielo e raggiungeremo il Bosco dove sovrana regnerai. Sarò al tuo fianco e ti proteggerò.”

Atto 5

Una freccia di vetro

Il vento le sferzava la pelle e gli occhi lacrimavano, ma Sidia restò in groppa al tachipo fiera e nobile come una regina. I suoi pensieri andavano alla sua famiglia. “Finalmente potranno tornare sani e salvi nel Bosco Sottomarino. Ma di me cosa ne sarà?” Sidia ricordava che il malvagio Zakrus le aveva lanciato un incantesimo. Sarebbe diventata un fuoco fatuo una volta portata a termine la missione. Un gemito di sconforto le uscì dal petto e quasi perse la presa. Finalmente atterrarono in una radura costellata di papaveri e pervinche. Posò i piedi a terra sentendosi sicura e forte, pronta a continuare. Un sibilo improvviso prese tutti di sorpresa, Sidia cadde, un fiore rosso sangue si aprì sul suo petto. Una freccia di vetro l’aveva trafitta. Tutto intorno a lei si fermò. Il mondo si era cristallizzato.

Atto 6

Rivelazioni

La freccia di vetro era partita da un arco magico, quello di Calengol.
Il principe aveva colpito Sidia perché così gli era stato ordinato dalla maga del Bosco Sottomarino. “Colpisci la ragazza e una volta addormentata, salite entrambi sull’uccello meccanico. Vi aspetto al castello.”
Giunti al castello, Sidia si svegliò ed ebbe l’istinto di cercare la bussola e l’amuleto ma no riuscì a trovarli. Entrambi gli oggetti erano ora nelle mani della maga che li distrusse appena vide che Sidia era sveglia.
Sidia urlò spaventando il tachipo ma prima che il tachipo potesse emettere uno dei suoi gemiti, la maga la pregò di stare calma. “Questi oggetti non ti serviranno più. Lo so che pensi il contrario e che credi ti serviranno per ritrovare la strada di casa ma stai tranquilla, Sidia, tu sei già tornata a casa.”
Sidia, confusa prese a piangere. Non capiva dove si trovasse, perché la freccia non aveva lasciato nessuna ferita, come era arrivata in quel castello, chi era quel ragazzo con lo sguardo spaventato come il suo che non smetteva di fissarla, e come faceva quella donna a sapere il suo nome.
La maga si mise a sedere sul letto dove Sidia era adagiata, le disse che lei era sua nonna, ed iniziò a raccontarle la verità.
La maga esordì raccontando che la famiglia dove la ragazzina aveva vissuto fino a quel momento non era la sua vera famiglia. Lei era nata principessa e promessa sposa di Calengol.
Il malvagio Zakrus aveva ucciso i suoi genitori e mandato lei a vivere in povertà in una famiglia comune con lo scopo di impossessarsi del regno, ignaro dei poteri della nonna della ragazza, che da quel giorno non fece altro che pensare ad un piano per farla ritornare.
Zakrus aveva annunciato all’intero regno l’improvvisa morte dei sovrani e della loro piccola ma dissoluto com’era, faceva fatica a regnare.
La nonna della ragazzina, nel frattempo, usava i suoi poteri magici per spiare Sidia. Camuffata, in una delle sue visite, le lasciò la bussola, l’amuleto e il tachipo affinché le indicassero la strada per il Cerchio Magico, quando sarebbe giunto il momento.
Zakrus, che come la maga, spiava la ragazza, capì subito che quegli oggetti erano magici perché il legno con cui era stata costruita la bussola apparteneva agli alberi del Bosco Sottomarino. Pensò dunque di stregarli. “Appena raggiungerai il deserto questi oggetti illumineranno il mio anello costruito con lo stesso legno ed io metterò fine una volta per tutte alla tua esistenza, ragascina.”
Cosí accadde che appena l’anello di Zakrus iniziò a lampeggiare, egli capì che Sidia era giunta nel deserto, e assunse le sembianze dell’uomo che di lì a poco, Groox avrebbe divorato.
La maga era astuta, aveva lavorato al suo piano per 13 lunghi anni. Aveva scatenato la guerra, fatto arrivare i predoni e costruito l’uccello meccanico. Sapeva che solo mettendo in pericolo la famiglia della ragazza, Sidia avrebbe intrapreso quella traversata.
Quanto successo era dunque tutta una messinscena per sconfiggere Zakrus e riportare Sidia a casa.
Attraverso uno specchio magico, la maga mostrò a Sidia la fine della guerra. Un incantesimo aveva fatto in modo che tutti dimenticassero quanto fosse accaduto e l’esistenza di Sidia.
Sidia era rimasta senza parole dopo il racconto della nonna e lo stesso Calengol che lo ascoltava, insieme a lei, per la prima volta.
Ora che tutto era compiuto Sidia avrebbe potuto sposare Calegol, come i veri genitori avrebbero voluto che accadesse, ed essere incoronata regina.
Fu cosí che qualche anno più tardi, Sidia divenne regina del Bosco Sottomarino.

Credits

Un racconto nato dal secondo gioco narrativo della community di Geeko Editor

Incipit: redazione GE

Atto 1: Alba

Atto 2: ElisaCo90

Atto 3: Fabio

Atto 4: MaddalenaValentinah

Atto 5: Rita Pinna

Atto 6: Vale

Grazie a tutti per la partecipazione, appuntamento al prossimo gioco narrativo!

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