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Il vento strappava le foglie da quegli alberi già depredati dall’autunno.
Lo Scrittore osservava quel panorama grigio dalla piccola finestra che illuminava la sala studio della biblioteca.
Era seduto in un piccolo tavolo in legno, davanti ai nuovi mobili donati dall’ennesima fondazione benefica.
Quel groviglio di modernità che si estendeva asettico davanti ai suoi occhi non era però degno di chiamarsi biblioteca o almeno non ancora.
Gli bastarono poche righe per cambiarlo.
Le biblioteche per lui erano sempre state qualcosa di profondo, qualcosa di antico. Quasi come se fossero il cuore pulsante del mondo, un centro da cui partiva il flusso di pensiero che raccontava la vita stessa.
Le parole che comparvero sullo schermo cancellarono gli archivi digitali, i monitor e ogni ronzio elettrico. Scomparvero anche tutti i materiali plastici e ogni scaffale, tavolo o sedia vennero composti da legno intarsiato dalle parole dello Scrittore.
Il piccolo atrio in cui era seduto si trasformò in una grande navata, piena di affreschi, statue e pervasa di storia. Il tavolo sul quale poggiava divenne un’antica scrivania ornamentale, piena di cassetti decorati da lettere che provenivano da ogni lingua esistente. Sulle pareti delle braccia metalliche iniziarono a contorcersi su se stesse fino a formare dei lunghi candelabri, neri come se fossero stati fabbricati con il manto della notte.
Allo Scrittore bastò scrivere “Luce” per vederli accendersi uno dopo l’altro, illuminando corridoi di libri e pergamene che si inseguivano per decine di metri senza tregua.
Dagli scaffali spuntavano manoscritti di ogni genere, forma e dimensione. Vi erano tutte le tragedie di Sofocle, ogni versione esistente della Canzone dei Nibelunghi e Le avventure di Sinuhe, proveniente dal Regno Medio egiziano. Alcune librerie faticavano a reggere i pesanti tomi originari dei secoli bui del medioevo mentre in altre erano catalogate tutte le avventure compiute da Sherlock Holmes, Hercule Poirot e Arsène Lupin. Le prime copie originali dell’Antico Testamento erano accanto al Nuovo, seguite dal Corano e da ogni testo di ogni religione esistente. In un lungo corridoio di scaffali, che si estendevano fino al soffitto, vi erano persino tutti i libri della biblioteca perduta di Alessandria, intatti come se il fuoco non li avesse mai divorati.
Sembrava che quel luogo non avesse mai fine, quasi come la fantasia dell’uomo che l’aveva creato.
Dopo aver trasformato la biblioteca, lo Scrittore osservò il vento scuotere gli alberi fuori dalla finestra e decise di dargli un tono più tropicale: una giungla amazzonica che circondava il baluardo letterario creato dall’uomo. La piccola finestra si estese a dismisura e diventò un gigantesco mosaico di vetri colorati che lasciava filtrare la luce della luna riflettendosi nello schermo del suo computer. Lo Scrittore si bloccò per un attimo stupendosi di stare ancora scrivendo su una di quelle dannate macchine. Con qualche frase la trasformo in una vecchia Thompson, una delle prime macchine da scrivere del secolo, quelle che con l’uso intensivo producevano un ticchettio quasi irritante mentre si schiacciavano i tasti.
Allo Scrittore questo però non importava perché quella era l’unica musica che voleva sentire.
Il suo sogno di tranquillità venne però interrotto da alcune urla con un forte accento tedesco <<Fate presto! Deve essere qui da qualche parte, il Fuhrer vuole il Manoscritto, ad ogni costo!>>
Sentiva lo squadrone di militari salire furiosamente dalle scale.
L’avevano trovato e purtroppo, non erano i soli.
La luce colorata che proveniva dalle vetrata appena creata si fece più intensa.
Un’ombra gigantesca frantumò il vetro generando una tagliente pioggia di colori a pochi metri dallo Scrittore.
Dalla finestra entrò fluttuante il Sommozzatore, sgocciolante come appena riemerso dalle profondità marine. Nessuno sapeva chi fosse anche perché era sempre nascosto all’interno di uno scafandro incrostato da anni di immersioni, quasi come se il mare non volesse più lasciarlo andare, prendendosi una parte di lui ad ogni discesa nell’abisso.
Il portone dell’atrio si spalancò rumorosamente avvertendo lo Scrittore dell’arrivo dei suoi nemici.
<<È finita Scrittore, dacci immediatamente il Manoscritto e ti sparerò in testa senza lasciare ai miei uomini il tempo di scorticarti vivo! >>
Il colonnello Volker e il suo manipolo di soldati avevano circondato l’uomo tenendolo sotto l’occhio vigile dei fucili.
Il Sommozzatore puntava il guanto della sua tuta contro lo Scrittore, non parlava ma voleva la stessa cosa dei tedeschi, il Manoscritto.
<<Allora maledetto! Il Fuhrer non vuole attendere oltre!>> disse Volker estraendo la Walter P.38 d’ordinanza dal cinturone <<DAMMI IL MANOSCRITTO!!!>>
Lo Scrittore sentì la fredda canna della pistola posarsi sulle sua fronte sudata ma quegli attimi gli bastarono per scrivere poche altre parole.
Un sibilo.
Una nenia terrificante inizio a propagarsi nell’atrio dalle ombre della stanza.
<<Il saaaangue antiiiicoooo…>>
Piccoli occhi emersero dalle tenebre e feroci zanne cominciarono ad addentare gli uomini di Volker.
<<IL SANGUE ANTIIIICOOOOOOO!!!>>
Quelle creature malformate non sapevano ripetere altro. Avevano troppi arti, troppe teste e troppe dita, non si capiva nemmeno se si trattava di più esseri o di uno solo. L’unica cosa certa è che stavano uccidendo i tedeschi, uno dopo l’altro.
<<Non finisce qui Scrittore, tu ci darai quel Manoscritto e io metterò personalmente fine alla tua storia!>>
Volker riuscì a scappare con i pochi uomini rimasti chiudendosi fuori dal pesante portone da cui era entrato. Quell’oscura creatura però aveva ancora fame e avvinghiò il Sommozzatore nella sua letale presa.
La tuta del gigante si squarciò mentre tentava di divincolarsi da quei tentacoli di orrore e il suo casco a specchio venne frantumato rivelando un gigantesco occhio arrossato, quasi come se fosse arso da impacchi di acqua marina.
Lo Scrittore si alzò soddisfatto ad osservare quella creatura oscura che aveva invocato trascinare via l’enorme relitto dell’uomo, se così si poteva definire.
Provò una certa soddisfazione nel sapere di avere ancora il controllo, ma in fondo lo aveva sempre avuto.
<<Fallo smettere…ORAAA!!!>>
Lo Scrittore si voltò improvvisamente e la vide. Immobile sulla sua macchina da scrivere e con la Penna pronta a dilaniare il Manoscritto.
<<E così sei ancora viva Reina!>> disse lo Scrittore terminando la sua frase con una risatina di scherno.
La rabbia della ragazza esplose in uno sguardo d’ira che fece scomparire il sarcasmo dell’uomo.
<<Hai cancellato…hai ucciso tutto quello che amavo…>> sussurrò <<…ORA È IL TUO TURNO DI LASCIARE LA STORIA!>>
Infilzò la Penna nel Manoscritto con tutte le forze che aveva provocando un piccolo buco nella carta, poi guardò verso lo Scrittore. Il Sommozzatore e la creatura erano spariti. Lo Scrittore se ne stava immobile al centro della stanza con un sorriso che gli attraversava il volto. Si tolse gli occhiali stropicciandosi gli occhi e poi fece qualche passo verso la ragazza che, incredula, continuava ad infilzare quei semplici fogli.
<<Pensavi davvero che la Penna sarebbe bastata a…>> lo Scrittore avvertì una fitta improvvisa al petto. Guardò la sua camicia a quadri e vide un piccolo rigolo nero sgorgagli dal petto e gocciolare sul pavimento in legno della biblioteca che aveva fatto tanta fatica a creare.
Provò a finire la frase ma un fiotto nero gli uscì dalla bocca e lo costrinse ad accasciarsi al suolo. Provò a rialzarsi ma stava perdendo liquido nero ovunque.
Reina si avvicinò pian piano, tenendo ben stretta le pagine che aveva accoltellato con la Penna. L’uomo la guardò con tutto l’odio che aveva in corpo, poi si sciolse in un’informe macchia nera.
Si era disciolto in una pozza di inchiostro, una pozza oscura come il suo animo o almeno questo è quello che pensò Reina.
Dopo anni l’aveva finalmente sconfitto liberandosi dalle catene della Storia. Finalmente poteva vivere, vivere davvero, ma poteva aver senso una vita senza coloro che aveva amato?

HAHAHAHAHAHAHAHAAAAAAAAAAAAARGH!!!!

Un’agghiacciante risata cancellò i suoi pensieri.
<<Ragazzina, pensavi davvero di potermi sconfiggere così! Sciocca! Io so tutto, conosco tutto, non c’è alcun modo di fermarmi e voi poveri stupidi sarete i miei giocattoli finché non metterò la parola fine alla vostra esistenza di illusioni!!!>>
La voce arrivava dal nulla. Proprio come tutto il resto.
Reina rimase immobile al centro della stanza mentre il mondo intorno a lei si scioglieva in un fiume di inchiostro nero. Provò a divincolarsi da quell’oscuro liquido ma non c’era alcun modo di liberarsi, come se fosse parte di lei, come se fosse lo stesso sangue che gli scorreva nelle vene. Poco prima di annegare però riuscì ad afferrare una pagina e a scriverci una parola. Forse l’unica cosa che poteva salvarla dal finale che lo Scrittore gli aveva riservato o forse un’altra inutile speranza che sarebbe affogata insieme a lei.
Dopo qualche minuto tutto era scomparso in un’indistinta marea nera, tranne una pagina che galleggiava con solo una parola: “FINE?”

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Due cose su King Oz

Io sono Ozymandias, re di tutti i re, ammirate la mia opera o voi potenti e disperate!

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