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“Devo andare a casa”… è stata la mia prima grande sfida che l’Alzheimer mi lanciava, il vagabondare, “devo andare a casa” questa era la frase che mia madre ripeteva sempre in modo compulsivo e che ormai aveva possedu8la mia mente, riecheggiava anche nel silenzio. All’inizio provavo mia mamma ad abbandonare questa estenuante ossessione, cercando di strapparla da quel mondo che in qualche modo l’aveva portata via e la stava allontanando da me. Così ho accettato la sfida, sono entrata io nel suo mondo! Alla richiesta “devo andare a casa” l’assevondavo e via! Si girava intorno alla nostra casa fino a quando si rientrava felicemente in quel luogo, che nei  venti minuti precedenti alla nostra passeggiata non le apparteneva. Si andava avanti ,così ogni giorno, e quando era particolarmente agitata si usciva in macchina, la musica in sottofondo accompagnava il nostro chiacchierare, di cosa poco importava le parole ormai assumevano meno importanza. Ciò che contava era accarezzare la sua mano che teneva sul cambio per tutto il tragitto. Le mani, il primo strumento con il quale abbiamo imparato a ritrovarci, quelle mani che la facevano sentire al sicuro e che rassicuravano anche me. Tutto ciò però funzionava quando le belle giornate ci consentivano di uscire, ma quando così non era…questa però è un’altra storia. Inizia così la mia complessa quanto emozionante esperienza con l’Alzheimer , che se da una parte si era presa mia madre dall’altra parte mi dava la possibilità di entrare in contatto con profonde emozioni

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