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Camminava con passo affannoso e la neve che scendeva copiosa dal cielo.
Suo figlio lo aspettava, guardando fuori dalla finestra, con le sole impronte del padre a scoprire il viale, a ricordargli che il mondo era ancora al suo posto.
Teneva un sacchetto, dentro la giacca, lontano dal vento che non gli lasciava tenere aperti gli occhi e che gli bruciava la pelle.
Le auto, di tanto in tanto, proseguivano, adagio, con la luce dei fari anabbaglianti che si confondeva con il chiarore dei banchi di neve al lato della strada, che trascinavano con sé poltiglia grigia, come lo sporco strascico di una giovane sposa, ferma all’altare, con lo sguardo rivolto verso l’alto.
Così si fermò l’uomo.
Con gli occhi che foravano il cielo.
Non vedeva l’ora di tornare a casa, ma era già scivolato e non voleva farsi male pure all’altra caviglia affrettando il passo.
Così continuò ad andare avanti, trascinandosi. Il calore del sacchetto scivolava dal maglione al petto, pizzicandolo appena.
Il vento che si raccoglieva nel cappuccio e lo sbriciolarsi della neve sotto ai piedi erano i rumori che detestava più in assoluto e gli unici che si potevano avvertire, oltre al suo respiro, nel bianco del mattino.
Era troppo buono, gli diceva la sua ex moglie, con quell’ingrato di suo figlio.
Ma voleva fargli una sorpresa, anche se la vista di quello strato di neve alto una spanna e più gli fece chiudere lo stomaco dal primo istante che guardò fuori dalla finestra, ma uscì comunque, per lui.
Solamente per lui.
Quando raggiunse casa, fece fatica a inserire le chiavi nella toppa della porta, da quanto tremava.
Alla vista del camino acceso e scoppiettante, prese a togliersi le scarpe e la sciarpa, i guanti e la berretta di lana. Suo figlio gli rivolse un semplice ciao papà, senza distogliere lo sguardo dal televisore, che mandava in onda il meteo. Si teneva una pezzuola bagnata sulla fronte e faticava a tenere gli occhi aperti.
«Guarda un po’ cosa ho preso»
«Cosa hai preso?»
«Vieni un po’ a vedere.»
Il bambino tenne fermo lo straccio bagnato sulla fronte e scosse la testa.
«Non ho voglia di muovermi papà…»Ma quando l’uomo si mise tra lui e il televisore con il sacchetto aperto, la mano del ragazzino vi ci si fiondò pochi secondi dopo averne scorto il contenuto:
«Come è?»
«Cioccolato» gli disse «le ha appena sfornate la pasticceria in piazza.»
Con un solo morso, fece scomparire metà cornetto fumante.
Il padre si rallegrò nel vedere il figlio mettere qualcosa nello stomaco dopo gli ultimi tre giorni, dove rifiutava qualsiasi cosa e si limitava a dormire sul divano e a chiamarlo per bagnare lo straccio sulla fronte, mentre gli amici giocavano a palle di neve o costruivano pupazzi enormi ai lati delle strade.
«Ti sei preso una storta?»
Parlava a bocca piena.
«Credo di sì, infatti ci metterò un po’ di ghiaccio perché la caviglia si è gonfiata parecchio.»
Il bambino rimase in silenzio per qualche secondo a osservare il padre che faticava a togliersi la scarpa destra, tra una smorfia e qualche sibilo.
«Ce n’era solo una?»
Il padre si voltò verso di lui. Allungò il collo e fece spallucce.
«Sì, lo sai che quelle della pasticceria in piazza vengono prese appena sfornate, per questo sono sceso stamattina presto, mentre dormivi.»
Avrebbe dovuto fare di più, si disse, e scendere ancora prima.
Ma poco dopo si ritrovò l’altra metà del cornetto sul maglione e vide suo figlio allontanarsi, in direzione del bagno.
«Questa allora è tua!» gridò, senza lasciargli la possibilità di rispondere.
Sorrise e scosse la testa.
Pensò all’ex moglie:
non c’era nessuno di più ingrato di lei. Neppure l’inverno.

Qualche informazione su Giofena

15/03/02 ♓
Brescia

True I talk of dreams
which are the children of an idle brain.

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