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Luna era solita entrare in metropolitana alle 7.30 ogni mattina.
Michael era solito entrare in metropolitana alle 7.35 ogni mattina.
Da qualche giorno e per qualche secondo i loro occhi puntualmente si incrociavano, a quell’ora la metro era soffocante. Studenti di ogni età e indirizzo riempivano il treno ed il loro viaggio. Loro nella frenesia cittadina, chiusi nelle loro cuffie e nella loro musica, riuscivano ad evitare il brusio delle voci.
Lei, quando trovava un posto per sedersi, tirava fuori il suo taccuino e scriveva, lui con il suo smartphone di ultima generazione ricercava affannosamente le ultime notizie del mercato immobiliare.
Lei chiusa nel suo cappotto extra-large con la sua sciarpa fuori misura e quegli stivaloni che la rendevano goffa, lui elegantissimo e sbarbato.
Due opposti, nello stesso posto, esattamente per venti minuti, esattamente la stessa fermata per scendere.
Dal lunedì al venerdì la solita storia, si sfioravano senza toccarsi, si sentivano senza vedersi ed ogni giorno, continuavano a cercarsi sempre di più.
Un particolare in più ogni mattina e riuscivano a vedersi a piccoli pezzi… prima una mano, poi un piede… se erano fortunati riuscivano a scorgersi il viso.
Frazioni di secondo prima che qualche signore ingombrante non oscurava la loro visuale. Avvicinarsi era impossibile, troppa troppa gente.
Era un po’ come non vedersi mai, ma ogni centimetro del loro corpo veniva scritto da entrambi, sperando che le persone tra loro si spostassero di qualche centimetro per prolungare quella magia.
Entrambi non capivano come mai quei pezzi dell’altro fossero così importanti, ma la cosa buffa è che si trovavano adorabili senza mai essersi visti per intero.
Quando scendevano dalla metropolitana, il flusso di gente li sballottava e li separava sempre.
Come se dall’alto ci fosse qualcuno che pilotava le loro mosse perché ancora non era il momento di inciamparsi addosso.

Una mattina, Michael si preparò per bene, quella mattina decise di non farsi la barba, si vedeva più sexy… Luna decise di mettersi un cappottino più stretto, delle scarpe più eleganti e si truccò.
7.30 per lei, 7.35 per lui.
Era la mattina giusta, si dissero entrambi, prima di entrare in Metro.
Lei cercava un uomo sbarbato ed elegante, lui cercava una goffa ragazza senza trucco.
Quella mattina stranamente, la metro era più spoglia, come se le persone avessero perso apposta il treno. Loro cercavano quei dettagli, quei piccoli pezzi dell’altro che tanto avevano desiderato.
Ma non si riconobbero, era come dare un appuntamento al buio e dire di presentarsi con un fiore Blu e se l’altro decide di metterlo rosso? le probabilità di riconoscersi diminuiscono rapidamente.
Fu proprio così per loro: ingannando l’amore, sì ritrovarono ingannati.
Lei non riuscì a riconoscere in lui quei dettagli che le avevano fatto battere il cuore e lui non riconobbe la sua goffaggine che tanto lo attirava. Continuarono a cercare quei particolari tra le persone, gli occhi ed il cuore navigarono tra le teste della gente. Mani, bottoni, scarpe, pelli diverse, ma niente, non riuscirono a riconoscersi.
7.30 per lei, 7.35 per lui.
Un nuovo giorno, un nuovo insegnamento dentro la terra, sotto la superficie, dove è sempre notte e tutto ha un buon sapore di proibito. Era eccitante ricercarsi, era intenso ritrovarsi in quei dettagli, ma all’amore non sfuggi, a lui non si riesce a mentire.
Un piccolo cambiamento e l’amore non li aveva riconosciuti.
Intimi negli occhi, estranei alla vista.
Lei si riprese nel suo taccuino, lui nelle news immobiliari.
“Chissà se ritroverò quella ragazza goffa” pensó lui.
“Chissà se ritroverò quel ragazzo elegante” pensò lei.
Si persero nella folla, si persero tra i cappelli, si persero tra gli estranei.
Loro che per un attimo, tra la folla, si erano sentiti a casa.

Qualche informazione su JessicaZanardo

Quando Jack ( il mio diabete) decide per me, io scrivo.
Una scrittura terapeutica per esorcizzare, riflettere e sorridere.
Per me e per chi vorrà fermarsi anche solo per qualche minuto.

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