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Quando siamo andati a intervistare Francesco Curti la cui sua raccolta di racconti umoristici Favole felici per bimbi bravi per Geeko Editor proprio la scorsa settimana, sapevamo già che ci saremmo divertiti, sia perché conoscevamo già bene Francesco (che si è presentato capelli biondo-paglia ancora spettinati, occhiali da sole, il solito giaccone simil-militare addosso, pronto per le prime battute assurde) sia perché eravamo sicuri che al tempo stesso sarebbe riuscito a esprimere concetti davvero interessanti.

E questa chiacchierata non ha fatto che ribadirlo.

Francesco Curti, autore di Favole felici per bimbi bravi-Vol. 1

Da quanto scrivi e quanto sono vecchi i racconti nella raccolta? 

Nel corso di questi anni ho curato tanti interessi artistici, e le cose che ho scritto son rimaste chiuse nel cassetto (o in qualche pendrive!), incluso un romanzo, che però non farò leggere a nessuno perché penso sia scritto male (ridiamo)!

Quanto ai racconti, li ho scritti mentre ero in Australia, durante il periodo in cui ci vivevo, nel 2014. All’epoca tenevo un blog di viaggio, e nel frattempo ho tentato di scrivere alcuni racconti. Quelli che ho ritenuti validi li ho “portati con me”, gli altri sono rimasti nel mondo dell’inutilità.

Tenevi un blog di viaggio… la domanda nasce spontanea: come ti trovi a lavorare con il blog autore che Geeko Editor ti mette a disposizione? Pensi possa servire alla tua promozione come scrittore?

Assolutamente sì, anche se mi son reso conto di non trovarmi molto bene con i blog, a causa delle scadenze serrate degli articoli, che creano una frenesia nella creazione dei contenuti che alla lunga appiattisce un po’ la creatività… sono per la filosofia “quando ho qualcosa da scrivere, la scrivo“. Avevo un blog di viaggio quando ero in Australia, certo, ma a un certo punto sono dovuto tornare a casa, e quando mi sono ritrovato a scrivere della mia vita a Ladispoli quando fino a poco prima scrivevo dal deserto australiano la voglia è venuta un po’ meno [ridiamo].

Veniamo al libro; a chi consiglieresti Favole felici per bimbi bravi e quanto ti sei divertito a scriverlo e perché?

La risposta è strana: anzitutto lo consiglierei a me stesso! Durante la scrittura mi sono totalmente immedesimato nel lettore, cercando di trovare nella scrittura qualcosa che prima di tutto divertisse me. Paradossalmente credo che la chiave per creare una buona opera sia di non scrivere per il lettore, quanto piuttosto per soddisfare sé stessi. Quindi direi che in primis i racconti si rivolgono “a me”.

Quanto al motivo per comprare questo libro, ce ne sono tanti: non uso termini inglesi come “still life” o “brainstorming”.

Secondo (si fa di nuovo serio), anche se sono dei racconti personali mi piace molto l’idea di condividerli col mondo.

Perché tutto questo interesse per sovvertire la favola e farne qualcosa di così divertente e dissacrante? Qual è il tuo rapporto con i libri per l’infanzia e la favola?

Partiamo dal presupposto che le versioni delle favole che impariamo a scuola o che ci vengono raccontate da genitori e mass media durante l’infanzia sono molto diverse dai loro prototipi originali, come quelle dei fratelli Grimm. Sono crude e violente, quasi horror,  danno un ritratto molto più cupo della realtà.  E arriva sempre, nella vita di un ragazzo, un momento nel quale scopre la verità, prendendo consapevolezza del mutamento subito dalla favola nel corso del decenni.

Ecco, il momento di questa scoperta estremamente comico: arrivi da un contesto nel quale vedi la favola come qualcosa di “infantile”, e passi a uno nel quale scopri la crudezza prima sottaciuta. Sembra un momento tragico, ma questa presa di coscienza mi fa ridere, e mi da’ materiale per creare pura ironia e far divertire gli altri.

Nei tuoi racconti si nota la voglia di prendere in giro il mondo che ti circonda e le sue stranezze; la domanda sorge spontanea: cosa pensa Francesco Curti del mondo di oggi? C’è da riderne o da piangerne (o magari entrambi)?

Io non penso di avere una visione “critica” del mondo in cui vivo, ma vedo accadervi delle cose che semplicemente mi fanno ridere molto. Solo per fare un esempio: tutti abbiamo degli strumenti straordinari per comunicare, come scrivevo anche sul mio blog di Geeko Editor ieri (trovate l’articolo qui, ndr), ma li usiamo per cose banalissime e futili come condividere i gattini sulle nostre pagine Facebook!

Internet è uno splendido caleidoscopio attraverso cui guardare le cose divertenti della società, e io ho voluto raccontare ciò che ho trovato di divertente in esso attraverso l’arma dell’ironia, tutto qui!

Qual è, di tutti i racconti che hai scritto, quello al quale sei più legato? E perché?

Da un lato sono molto legato a tutti quanti i racconti,senza distinzioni… dall’altro spesso e volentieri me ne scordo alcuni, senza problemi e senza pietà! (ridiamo).

Francesco al lavoro.

Francesco al lavoro, perso fra illustrazioni e scritture di altri tempi…

No, seriamente: da una parte adoro tutti i miei racconti e me li rileggo, dall’altro tendo ad abbandonarli a loro stessi quando sono terminati, perché penso che finito il lavoro su di essi devo passare a qualcos’altro, a un altro racconto.

Se però dovessi farti il nome di una storia che amo molto, si tratterebbe del primo racconto nel quale ho inserito il testo di una mia canzone: Frollo e Robottolo (ma, devo dirti la verità, non ricordavo il nome [ridiamo]).

So che tu suoni, scrivi, hai molti collaboratori (fra cui Ambra Filomarino, l’illustratrice dei racconti) che sono inseriti nel mondo della creatività: è solo una mia impressione, o senti il bisogno di esprimenti a 360°?

Non vedo altri artisti con i quali ho lavorato come “collaboratori”, quanto come amici con i quale “faccio cose”.

A me piace “fare cose”: scrivere, suonare, creare video divertenti con Ambra.

Per me la creatività è creazione e narrazione di storie, e le storie possono essere scritte, messe in musica, disegnate… mi piace padroneggiare più mezzi possibili per raccontare il mio mondo, “le mie cose”, per trovare poi il mezzo migliore per raccontarle di volta in volta.

Cos’è per te l’umorismo, il far ridere gli altri attraverso una storia? Semplice passatempo o qualcosa di più?

E’ un a cosa che fa parte di me, una cosa che mi viene spontaneo fare, anche se la mia psicologa dice che devo smetterla (ridiamo).

A me piace tutto quello che fa ridere, e credo che fare ironia significhi parlare di cose serie in maniera diversa, però senza sfociare nella volgarità. E’ quello che adoro, è quello che mi piace fare.

 

Ringraziamo ancora il nostro autore per la bella intervista, e vi invitiamo a seguire Francesco sui principali canali Geeko:

vi invitiamo inoltre a scoprire Favole felici per bimbi bravi-vol. 1,  nella sua scheda prodotto!

 

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