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Agosto 2104

L’idiota mi guarda.

Ancora non ha capito.

Nonostante l’altro mese i nostri lo volessero morto e il primo avvertimento fosse venuto da me pensa ancora di essere mio amico. Forse perché pensa davvero che io sia buono.

Pensa che sia suo amico nonostante sappia dei suoi peccati.

È vero, ho protetto sua moglie dalle guardie della milizia quando si era sparsa la notizia che un Vettore fosse entrato in azione nella zona del suo ufficio. E ho protetto anche lui, quando la polizia ha cominciato a indagare sulla resistenza in zona Prati.

Ma in guerra c’è un limite alla bontà.

Soprattutto, in guerra c’è un prezzo da pagare per le tue azioni.

“Closà?” mi fa.

Comincia a intuire.

Gli occhi vanno da una parte e dall’altra, diventa nervoso.

Tanto che, quando l’auto sfreccia sopra di noi, rapida, l’idiota perde l’equilibrio, e in un attimo è a terra.

Scalcia, solleva polvere. Alza le mani, e respira a fatica, e comincia a frignare.

Idiota.

“Dante…”.

È la prima volta che mi chiama per nome.

È strano.

Per un attimo, un solo attimo, penso di lasciar perdere tutto.

“Non puoi, aspetta, aspetta, io…”.

Alza le mani.

Le dita tremano  impazzite.

Dio…

 

“Dante, qualsiasi cosa ti abbiano detto non è ve…”

“Hai venduto trentaquattro dei nostri, Mirko…”.

Non devo fargli vedere che ho paura.

È sbagliato.

È stupido.

Niente punti deboli.

“Trentaquattro persone, Mirko… donne e bambini”.

Sguardo fisso sull’uomo.

“Come cazzo hai fatto a continuare a guardarti allo specchio, Cristo santo?”

“Per favore…”

“Hai fatto arrestare trentaquattro persone, e le hai date in pasto a degli assassini, e…”.

“Siamo in guerra. Mia moglie ha fame. Mio figlio ha fame, e…”.

“In ginocchio”.

“Che?”.

L’uomo chiamato Mirko mi guarda.

Mai avrebbe creduto che una cosa del genere fosse possibile.

Mai.

“Dante, io…”.

“Non ti consegnerò ai nostri”.

Mirko è fuori.

Lacrime agli occhi, trema.

“Ho promesso a tua moglie che lo avrei fatto io”.

“Tu hai…”.

“Non posso correre rischi che tu tradisca ancora, e non posso correre il rischio che qualcuno se la prenda con lei o con i ragazzi”.

Mirko prova a parlare, ma non se lo può permettere.

Lo capisce.

Sì, è meglio così. Meglio evitare vendette trasversali e altri orrori contro la sua famiglia.

Sì.

 

Ho la pistola in mano.

Ed è carica.

“Voltati”.

Mirko lo fa.

“In ginocchio, forza”.

E Mirko fa anche questo.

E io lo guardo prepararsi alla fine.

Stringo i denti.

“Giù la testa, amico mio”.

Passa qualche secondo.

 

Un colpo ed è tutto finito.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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