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Alain viveva in un’isola deserta. Stava bene, si sentiva al sicuro.
Un giorno arrivò una ragazza che veniva da fuori. Aveva dei bei capelli bruni e lisci, occhi verdi e un fiore con petali color bianco sopra l’orecchio sinistro.
“Come sei bella!” esclamò Alain.
“Grazie” rispose lei.
“Come sei arrivata qua?” chiese incuriosito il ragazzo.
“Da lì” indicò la ragazza puntando il suo ditino dietro di sé.
“Perché sei venuta qua?” richiese il ragazzo.
“Quante domande che fai,” sbuffò la ragazza, “vieni con me, andiamo via”.
Il ragazzo non rispose. Il suo sguardo divenne cupo: “No, ho paura”.
“Paura?” chiese la ragazza. “Di che cosa hai paura?”.
“Di tutto” fu la risposta pronta del ragazzo.
“Che cosa sciocca da dire” rise la ragazza. “Ci sono un sacco di cose belle là fuori”.
Alain ci pensò su: “Come te?” chiese imbarazzato guardandosi la punta dei piedi.
“Come me” rispose pronta la ragazza. “Ti proteggerò io” poi aggiunse.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.
“Non vuoi?” il viso della ragazza assunse un’espressione malinconica. “Hai paura di me?” chiese al ragazzo.
“No!” rispose di nuovo prontamente il ragazzo. “Te sei la cosa più bella che abbia mai visto. Non potrei avere mai paura di te”.
“E allora vieni con me”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.
La ragazza si era rassegnata. Lo salutò.
“Aspetta” disse il ragazzo facendo due passetti agitati verso di lei: “Verrai ancora?” domandò.
“Se tu lo vorrai, sì” rispose.
“Sì”, fu la risposta flebile del ragazzo.
“Allora mi rivedrai,” rispose la ragazza, “e ogni volta proverò a convincerti a venire con me”.
“Questo non succederà mai” disse convinto il ragazzo.
“Ti porterò delle cose dal mondo di fuori per convincerti, ma solo per cinque giorni. Se, dopo allora, non vorrai venire, non mi rivedrai mai più”.
“Perché?” chiese Alain tutto triste.
“Ci sono altri ragazzi come te, non posso aspettare troppo”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.
E scomparve dal punto in cui lei aveva puntato il suo ditino ad Alain.

Giorno 1
“Ciao, sono di nuovo qui”.
La ragazza entrò sempre dal punto che aveva indicato con il ditino il giorno prima.
“Ciao”, rispose Alain tutto contento. Ma poi si accorse che la ragazza non era sola.
Dietro di lei, due ragazzi e una ragazza ridevano e chiacchieravano come se niente fosse, seduti a un tavolino.
“Non possono vederci” rispose pronta la ragazza alla faccia interrogativa di Alain.
“Non possono vederci?” ripeté a domanda Alain.
“No”.
“Chi sono?” chiese il ragazzo.
“Sono la prima cosa che voglio mostrati, la prima che ti ho portato”.
“E che cos’è?”.
“Si chiama amicizia” rispose la ragazza. “Guardali, ti piace?”.
Alain scorse, da sopra le spalline della ragazza, i tre individui.
Ridevano e scherzavano l’uno con l’altro, si abbracciavano, saltavano di qua e di là, intorno a lui e alla ragazza.
“Sembrano felici”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano divertirsi”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano sinceri”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano non avere paura”.
“Si!” esclamo la ragazza. “Allora, vieni con me?”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.

Giorno 2
“Ciao, sono di nuovo qui”.
“Ciao”, rispose Alain tutto contento.
“Ecco cosa ti ho portato oggi”.
Dietro di lei, un uomo, una donna e un bambino piccolo erano seduti su un divano.
“Anche loro non possono vederci?” chiese il ragazzo.
“No”, rispose la ragazza.
“Chi sono?” chiese il ragazzo.
“Sono la seconda cosa che voglio mostrati, la seconda che ti ho portato”.
“E che cos’è?”.
“Si chiama famiglia” rispose la ragazza. “Guardali, ti piace?”.
Alain scorse i tre individui sul divano. Il bambino in mezzo giocava con una piccola automobile, la donna accarezzava la testolina dai pochi capelli, l’uomo li guardava sorridendo e ogni tanto prendeva in braccio il bambino, lo faceva roteare per aria sotto gli occhi attenti della donna. Lo portava sulle spalle, dopo due o tre giri su sé stesso lo risposò sul divano dalla donna, che lo accolse in grembo, abbracciandolo forte.
“Sembrano felici”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano divertirsi”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano sinceri”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano non avere paura”.
“Si!” esclamo la ragazza. “Allora, vieni con me?”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.

Giorno 3
“Ciao, sono di nuovo qui”.
“Ciao”, rispose Alain tutto contento.
“Ecco cosa ti ho portato oggi”.
Una ragazzina portava sulle mani due minuscoli annaffiatoi. A piccoli passi raggiunse una piantina composta da una sola foglia, da poco germogliata.
“Chi è?” chiese il ragazzo.
“È la terza cosa che voglio mostrati, la terza che ti ho portato”.
“E che cos’è?”.
“Si chiama lealtà” rispose la ragazza. “Guardala, ti piace?”.
La bambina stava annaffiando la piantina con il piccolo annaffiatoio preso a due mani. Il secondo lo aveva poggiato a terra.
“Perché è in punta di piedi?” chiese il ragazzo.
“Per far cadere dall’alto le gocce e bagnare tutta la piantina, lei è piccolina”.
“Sembra sforzarsi” constatò Alain.
“Lo sta facendo” confermò la ragazza.
“Perché allora lo fa?”.
“Perché ci tiene a lei. Deve farlo ogni giorno se non vuole che la piantina muoia”.
“Non sembra felice”.
“Aspetta, ci vuole tempo. La cosa che ti ho mostrato non puoi vederla bene, se non dopo un po’” lo rassicurò la ragazza.
La bambina si era seduta accanto alla piantina con a fianco i due annaffiatoi. Passò tutto il giorno seduta. Poi, verso sera, mentre il sole stava tramontando, si era rialzata e aveva preso il secondo annaffiatoio.
“Sembra sforzarsi di nuovo” constatò Alain.
“Lo sta facendo” confermò la ragazza.
“Perché allora lo rifà?”.
“Perché ci tiene a lei. Deve farlo ogni giorno due volte se non vuole che la piantina muoia”.
La bambina lanciò all’improvviso gli annaffiatoi per aria con un gran sorriso. Saltellava intorno alla piantina cantando una canzoncina e dopo che ebbe finito di cantare abbracciava, delicata, la piantina.
“Sembra felice”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembra divertirsi”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembra sincera”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembra non avere paura”.
“Si!” esclamo la ragazza. “Allora, vieni con me?”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.

Giorno 4
“Ciao, sono di nuovo qui”.
“Ciao”, rispose Alain tutto contento.
“Ecco cosa ti ho portato oggi”.
Due ragazzini, in fila indiana, camminavano a passo tranquillo.
“Chi sono?” chiese il ragazzo.
“Sono la quarta cosa che voglio mostrati, la quarta che ti ho portato”.
“E che cos’è?”.
“Si chiama fiducia” rispose la ragazza. “Guardali, ti piace?”.
Il primo ragazzino, davanti, parlava a voce alta, mentre il secondo, da dietro, lo seguiva con gli occhi chiusi.
“Perché grida?” chiese il ragazzo.
“Perché deve farsi sentire” rispose la ragazza. “Il secondo sente solo le parole del primo”.
“Perché con gli occhi chiusi non può vedere dove cammina?”.
“Esatto”.
“Ma se il primo decidesse il silenzio?”
“È proprio su questo che si basa il rapporto,” spiegò la ragazza, “il secondo sa che il primo parlerà per quanto deve”.
Alain pensò alla ragazzina del giorno prima.
“Perché ci tiene a lui?” chiese.
“Esatto” rispose la ragazza.
Ora il primo ragazzino smise di parlare. Il secondo aprì gli occhi e si mise davanti e iniziò a gridare, seguito dal primo ragazzino, che, a occhi chiusi, ora era diventato il secondo. Nel farlo ridevano e si spintonavano tra loro.
“Si sono scambiati” prese atto il ragazzo, sbalordito.
“Certo,” rispose la ragazza, “la cosa che ti ho mostrato è reciproca, dipende da entrambi”.
“Sembrano felici”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano divertirsi”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano sinceri”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano non avere paura”.
“Si!” esclamo la ragazza. “Allora, vieni con me?”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
“Non voglio”.

Giorno 5
La ragazza non arrivava. Alain camminava avanti e indietro, irrequieto.
“Perché non arriva? Perché non arriva?” pensava.
È per qualcosa che aveva detto? O fatto? No, non aveva detto niente di diverso dal solito. Non aveva fatto niente di diverso dal solito. E allora perché non arrivava?
“Perché non arriva? Perché non arriva?”.
E se fosse proprio per questo? Perché non aveva fatto niente di diverso dal solito, che non arrivava?
Guardava, ogni secondo di ogni minuto, in direzione del punto dove la ragazza aveva puntato il ditino quando l’aveva vista per la prima volta.
“Perché non arriva da lì? Perché non arriva da lì?”.
“Ciao, sono di nuovo qui”.
Alain trasalì. “Ciao”, rispose tutto contento. “Sei arrivata, perché ci hai messo così tanto?” chiese preoccupato.
“Mi ci è voluto tempo. Oggi ti ho portato una cosa speciale, è molto difficile da trovare. Alcuni passano una vita intera senza trovarlo. Per questo ci ho messo tanto”.
Dietro di lei c’erano due ragazzi, un ragazzo e una ragazza, si tenevano per mano.
“Chi sono?” chiese il ragazzo.
“Sono l’ultima cosa che voglio mostrati, l’ultima che ti ho portato”.
“E che cos’è?”.
“Si chiama amore” rispose la ragazza. “Guardali, ti piace?”.
Il ragazzo e la ragazza si abbracciavano. Lui la prendeva ai fianchi, lei affondava le dita nei capelli di lui. Il ragazzo percorse con le mani tutta la schiena della ragazza e le prese dolcemente il viso tra le mani, lei lo avvicinava al suo chiudendo gli occhi, si baciavano.
“Sembrano felici”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano divertirsi”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano sinceri”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
“Sembrano non avere paura”.
“Si,” rispose la ragazza, “cos’altro?”.
Alain non se lo aspettava. Non aveva mai fatto questa domanda più di tre volte.
Ci pensò: “Sembrano innamorati”.
“Si!” esclamo la ragazza. “Allora, vieni con me?”.
“No, non posso” rispose meno convinto il ragazzo.
“Non puoi?”.
Il ragazzo, questa volta, non rispose.
“Una volta hai detto che ero la cosa più bella che tu abbia mai visto”.
“É così” affermò il ragazzo con la testa annuente.
“Allora vieni”.
“No, non posso”.
“Non puoi?”.
Il ragazzo, per la seconda volta, non rispose.
“Hai detto anche che con me non potrai mai avere paura”.
“É così” affermò il ragazzo con la testa annuente.
“Bene, allora sappi che ti proteggerò io, non devi avere paura”.
“Ma ci sono così tante cose brutte, là fuori”.
“Ma ci sono anche tante cose belle, là fuori. Hai visto le cose che ti ho portato. Se ti dicessi che tutte queste cose che ti ho mostrato le puoi avere anche tu, verresti con me?”.
Alain pensò, come non aveva mai pensato in vita sua.
Pensò a quanti pericoli ci fossero là fuori, pensò a quanto dolore aveva subito là fuori, a quanto aveva sofferto là fuori, e a quanto era comodo e sicuro stare sull’isola.
Pensò anche a quanto fosse noioso senza la ragazza, pensò a quanto di bello per lui ci potesse ancora essere là fuori, pensò a quanto era bella.
“Le posso avere con te?”.
“Si!” esclamò lei.
“Tu sarai sempre la più bella” disse alla ragazza, che abbozzò un sorriso.
E, in direzione del punto dove lei aveva puntato il ditino la prima volta che aveva varcato la soglia, la sua candida manina aprì la porta di casa di Alain e, assieme, uscirono là fuori.

Qualche informazione su marcoarcangeli

Nato e cresciuto a Torino, attualmente lavoro a Reggio Emilia e vivo a Parma. Sono una persona che parla poco, forse è per questo che scrivo. Traggo le storie spesso dalle mie vicende personali, di solito usando metafore. Lo faccio sin da bambino, anche se nella vita lavorativa ho intrapreso una carriera tecnico scientifica: ingegnere dal 2016, laureato al Politecnico di Torino. Oltre alla scrittura pratico da sempre anche lo sport, ho fatto un po’ di tutto, mi interesso inoltre di fotografia e mi piace molto la natura, appena posso fuggo dalla città.

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