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Cina.

23 luglio – 02 agosto

anno 2015

Giorno 0

L’inizio. Marzia e Azzurra.

Ultimo pranzo italiano nel Principato di Vescia, ma è tardi, e la fretta decide di lasciare da parte il dolce “tanto si va in Oriente, ci si abbufferà di specialità orientali”. GRANDISSIMO SBAGLIO. Quella zuppa inglese non mangiata sarà il più grande rimpianto del viaggio. Incubo ricorrente di ogni singola notte.

Si parte quindi in treno alla volta di Verona, piene di entusiasmo per l’avventura che ci aspetta.

Cambio treno alla stazione di Firenze Campo di Marte, dove al bar vengono rinvenute delle inutili patatine insieme a delle fantastiche pistole ad acqua. Iniziano gli scontri con la complicità dello staff della stazione e del bar, e i primi viaggiatori innocenti cadono vittime del fuoco incrociato.

La pistola di Marzia non esaurisce tutta la carica. Parte dei colpi è lasciata per salutare la gentilissima Elisa, che viene a recuperarci alla stazione di Verona Porta Nuova per poi concederci di dormire da lei.

Nonostante la tentazione di lasciare Marzia a dormire sotto un ponte sia forte, Elisa, nella sua immensa magnanimità, decide di ospitarla lo stesso.

Giorno 1

Si va all’aeroporto di Verona, si incontrano le altre due compagne di viaggio, Antonella e Annalisa, e ci si imbarca sul volo per Francoforte.

Il pilota della tratta Verona-Francoforte è chiaramente uno stagista, o al massimo un neoassunto, e dopo settordicimila virate al limite della portanza riesce ad allinearsi con la pista e a portarci, più o meno dolcemente, a terra.

Inizia la lunga attesa della coincidenza per Pechino, la caccia al pretzel e le passeggiate tra i negozietti crucchi, dove mezzo litro di acqua costa 3.25 euro.

Poi finalmente, giunge il momento dell’imbarco finale, e si vola verso Pechino.

Giorno 2

Si arriva a Pechino di mattina, si lasciano le valigie, e si va subito in esplorazione.

Prima tappa, Tempio del Cielo. Facciamo conoscenza delle più solide tradizioni cinesi come sputare a terra raccogliendo sonoramente saliva e catarro durante la preparazione del liquido da espellere, ruttare ed emettere flautolenze in pubblico tra la gente, tirarsi su la maglia scoprendo panza e tette (questa solo gli uomini).

A seguire, Giardini d’Estate con giro del lago in barca a pedali Made in China (garanzia di sicurezza) e primo fantastico pranzo cinese.

“Scusi, che avete di vegetariano?” il cinese ride e risponde divertito “il gelato e la Coca Cola!”

Si torna in zona alloggio e si cena negli Hutong con degli ottimi ravioli al vapore tenuti esposti lungo la strada: tanto sapore in più!

Giorno 3

Cercando un posto decente per colazionare, ci imbattiamo in un negozio di ciambelle (LA SALVEZZA), mentre poco più avanti Marzia scova la statuetta di un Imperatore cinese di colore e può sentirsi realizzata.

Passando per piazza Tienanmen si arriva alla Città Proibita, dove ci sono degli instancabili militari in uniforme costantemente immobili sugli attenti nonostante i 40° (devono essere automi).

Alla Città Proibita, dopo il primo incontro con un profumatissimo bagno pubblico cinese (record mondiale di pipì in apnea), arrivano finalmente La Simo e Mauro, direttamente dal Giappone.. insomma, un salto di qualità!

Alla sera, per celebrare l’incontro, tutti a cena negli Hutong a degustare dei conditissimi ravioli al vapore!

Antonella, dopo l’approfondito studio di un terrificante menù che prevedeva anche tartarughe, ordina un maxi pesce; il piattone forte del locale. Il cuoco, contentissimo, glielo porta di persona, per poi passare ogni due minuti a vedere come procedeva la degustazione del suo capolavoro (?!).

Marzia invece ha la brillante idea di bere un sorso di Coca Cola e starà malissimo tutta la notte.

pro memoria: evitare come la peste qualsiasi cosa che contiene caffeina.

Giorno 4

In questo giorno si vedrà finalmente ciò che per anni abbiamo visto solo in foto nei libri di storia a scuola: la Grande Muraglia. Giornata scandita da divertenti contrattazioni per la compravendita di souvenir vari, portati poi via per cifre a dir poco ridicole.

Nel pomeriggio si torna a Pechino e si va al quartiere universitario a fare l’esperienza di calligrafia cinese.

Finita l’esperienza, sulla città si abbatte il diluvio universale, spinti dalla fame andiamo a nuoto fino a una pizzeria (con pizza quasi vera), e poi ci si butta alla disperata ricerca di un taxi per tornare.

Giorno 5

Trasferimento a Xi’an.

L’ostello è sorprendentemente accogliente. Ci si riposa e si esce a visitare il quartiere mussulmano e la Grande Moschea.

Conclusione del giorno: i cinesi mussulmani sono chiaramente più umani e cordiali dei cinesi cinesi.

 

Giorno 6

Visita ad un altro luogo visto per anni solo in foto nei libri di storia a scuola: l’Esercito di Terracotta.

Si decide di andare con i mezzi pubblici cinesi: un vero e proprio viaggio della speranza.

Sul bus di linea la simpaticissima autista cicciona osserva Marzia salire, capisce che ha difficoltà motorie ma per lei ci sta mettendo troppo, quindi le chiude la porta addosso e parte. Sulla corriera, una donna con una divisa un po spiegazzata dell’azienda trasporti, si appropria del microfono ed intrattiene tutti durante il viaggio. A noi faceva quasi paura ma la gente rideva divertita..

Al ritorno, dopo la corriera, decidiamo di rischiare la vita e di rientrare in ostello a bordo di sicurissimi baracchini cinesi (una sorta di mototaxi abusivo). Il delirio: su e giù per i marciapiedi, strade contromano, curve cieche contromano, incroci attraversati ad occhi chiusi dove nessuno da la precedenza a nessuno, totale noncuranza di pedoni e di altri veicoli: un videogioco. GTA.

Ultima notte a Xi’an, il viaggio è agli sgoccioli, Azzurra vuole vedere le foto di Marzia.

“Vediamo le foto!”

“Ma.. tutte?”

“Certo!”

“Azzu, sono 537..”

[dopo un’ora e passa a vedere le foto finalmente si spegne la luce per dormire, ma Azzurra la riaccende]

“Ma io devo scrivere le cartoline!”

[e fu così che si andò a dormire dopo le tre di notte..]

Giorno 7

Visita alla Pagoda dell’Oca Selvaggia e giro sulle mura di cinta della città.

Trasferimento e arrivo a Shanghai in serata/nottata. Durante il (per fortuna) breve volo, vicino a Marzia c’era un agitatissimo e nervoso cinese, che non faceva altro che saltellare sul posto ed infilarsi il mignolino nell’orecchio, ponendo particolare cura nel raspare bene il cerume. A terra facciamo la conoscenza di un gentilissimo cinese dello staff aeroportuale di Shanghai. Nonostante le evidenze, il cafone negava l’assistenza alle persone con ridotta mobilità, e trattava le persone alle quali la concedeva come pacchi. Per concludere in bellezza (e per liberarsi di noi) ci ha accompagnati alla fermata per i taxi a suo parere ottima. In realtà lo era solo per lui; lì non c’era fila e c’era un posto a sedere per scaricare la persona a ridotta mobilità della quale si occupava. Lui se ne è andato bello e contento, noi ci siamo trovati alla fermata taxi a valle, successiva a quella principale dove andavano tutti i viaggiatori. Ciò significa che lì passavano solo taxi occupati.

Il risultato è che abbiamo aspettato una notevole quantità di tempo prima di trovare il taxi libero, abbiamo dovuto pagare la ipermegatariffanotturna, siamo arrivati in hotel a notte inoltrata e le camere erano state riassegnate!

Giorno 8

Visita alla città di Shanghai e giro nella via dello shopping, con il delirio di M&M’s World e (rullo di tamburi) YOSHINOYA!

In serata si va a vedere il Bund e finalmente assaporiamo la nostra prima cena decente (serviti dall’unico cameriere cinese che suscitava simpatia).

Tornando in hotel, siccome i veicoli cinesi per strada non si fermano nemmeno se sei nelle aree pedonali (loro strombazzano, se li senti e ti sposti bene, altrimenti ti passano sopra senza troppi pensieri), abbiamo rischiato di perdere Annalisa per colpa di un autobus: hai verde, sei sulle strisce, ma a loro non gliene frega.

Giorno 9

Visita ai Giardini del Mandarino e toccata e fuga al Bund per una veduta di giorno.

Partenza per l’Italia in serata, con annessa separazione da Eli e Simo che volano in Giappone, tristezza a palate.

Salendo in aereo, Marzia ha subito incontrato l’unico italico cafone di un volo intercontinentale a due piani, che voleva passare e quindi riteneva lecito spintonare. La giustificazione: “ma io ho chiesto permesso!”

Conclusione del giorno: chiedere “permesso” da l’autorizzazione a spingere.

Giorno 10

Dopo 10 ore di turbolenze, si atterra finalmente in Europa, a Francoforte. La gioia nel rivedere volti occidentali è immensa, fino al punto che ci fanno simpatia i poliziotti tedeschi. Ritroviamo finalmente quella cordialità e civiltà che in Cina non esiste.

Ormai è fatta, facciamo l’ultimo volo Francoforte-Verona e il gruppo si divide tra abbracci e sorrisi.

Prima impressione dell’Italia dopo la Cina? Ci sembra un Paese maestro di civiltà ed educazione.

Il bisogno di contatto umano è così forte che al primo autogrill del rientro in Umbria, Marzia si fossilizza a fare conversazione con l’inserviente nigeriano.

 

“Tutte queste turbolenze, io ho paura..”

“Tranquilla, immagina che sei in autobus, è come se prendi delle buche!”

“Marzia.. V A F F A N C U L O.”

Qualche informazione su Murzia

Non sono una scrittrice, sono una viaggiatrice e giocatrice di ruolo compulsiva, che ogni tanto scrive delle sue avventure.

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