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Anni fa, prima di osarne una, mi colpì una frase della Maratona di NEW YORK: Il vero miracolo è aver  avuto il coraggio di partire!  Ricordo he ci misi un po’ per capirne il senso, poi, allenamento dopo allenamento, sofferenza dopo sofferenza, successo dopo successo e sconfitte, in tante gare ne cominciai a capire il significato.                                                                Cosa ha sempre bloccato l’uomo nella sua crescita e nella sua evoluzione? La paura. Paura dei giudizi, paura di sbagliare, paura di fallire… eppure proprio dalla paure può scaturire il coraggio, è una soluzione biologica endocrina, legata alla produzione di adrenalina che la nostra mente richiede in certi momenti.                                                                                                 Questo meccanismo ha sempre affascinato l’essere umano, o ha messo alla prova nelle grandi trasformazioni e nelle prove sciamaniche e non. Ricordo la metafora di Platone sull’uomo incatenato in una caverna che vede e sente l ombre sul muro come realtà e solo quando trova il coraggio di spezzare le sue catene riesce a uscire e a scoprire il mondo esterno. Sembra facile a dirsi, ma cosa crea la capacità di reagire alla paura e trasformarlo in coraggio. Non posso fare disquisizioni scientifiche però posso ricordarmi di quando, a quattro anni, sola in casa in preda a mille paure, mia madre mi insegnava a non aver paura della paura. Se hai paura del buio, chiudi gli occhi è convinciti che è una tua scelta. Se hai paura della gente, immaginala in situazioni divertenti e imbarazzanti. Se hai paura di restare sola, crea amici immaginari… Se hai paura trasforma, cioè cambia la forma, la sostanza delle tue emozioni e osa uscire fuori dalla tua personale caverna.                                                              Il cammino al buio è un’altra delle paure costanti, anni fa decisi di fare una gara in notturna, correre, da sola nella notte, nel buio, spesso anche dell’anima. Così, nel momento più buio si accendono  mille lui puntiformi, le lucciole, fatine dei boschi che ti insegnano il percorso, dove mettere i piedi, a non perderti, o aritrovarti. Così, quando decisi di fare una gara continua di 100 km che mi avrebbero portato nella notte, buia notte, il mio cuore tre, tutte le paure affiorarono nel mio conscio e nella mia lucida pazzia. A chi mi invitava ad abbandonarmi alla mia paura rispondevo che forse la notte è meno nemica di quanto pensiamo, poiché se siamo puliti e coscienti nel cuore, cosa può spaventare la mente?  20 ore sui miei passi, in salite interminabili e altrettante discese sola con me stessa, con il sole o al buio, ascoltando solo il rumore dei miei passi, cic-ciac, come i battiti del mio cuore, insieme per darsi tempo e tempo al tempo e spazio al tempo. Buio, notte, fatica, silenzio, a volte rumori lontani o troppo vicini, un tuffo al cuore un cuore che si tuffa nelle emozioni e si supera. Ci si può fermare, nella paura di cadere (fisicamente e psicologicamente) una, più volte, ma poi, il coraggio esce. Ti fa riprendere, ti fa lottare, trovi sostenitori fuori e all’interno delle tue cellule vitali. Vinci su tutto e su tutti, non importa se ultima, no, cioè, prima di tutti quelli che non hanno avuto il coraggio di partire. Il vero miracolo.                          Perché si parte? Perché si cammina? Nel buio, nel silenzio, con la pioggia, con il sole, nel vento. Ogni strada è un percorso e solo la paura ti impedisce di vedere cosa c’è dopo.  Esiste un cammino, anzi tanti cammini spirituali per Santiago, percorrerli può significare e dare significati ad una vita, ma soprattutto al coraggio di misurarsi, un po’ come una maratona. Una gara di 42 km e 195 m che compie il miracolo di darti il coraggio di partire. Così se dentro hai il germe di osare, scegli, nel limite del tuo tempo, un cammino tra i più difficili, quello dal quale molti cercano di dissuaderti perché non sei più una pupa, perché i dislivelli sono pesanti, perché può piovere, perché ci sarà fango, perché partirai da sola! Ebbene sì, il coraggio è solo personale, è quasi una mutazione straordinaria della tua paura e gli altri possono o non influire, ma sono solo le tue ghiandole a decidere a chi  dare retta. Non importa, in fondo, con chi e cosa hai incontrato nel percorrere il tuo coraggio, nel combattere le tue paure, nello sfidare il tuo corpo oltre i suoi limiti, ci sei tu. Aver avuto il coraggio di partire, senza conoscere la lingua, né i dislivelli (del percorso e della tua pressione), superare quel muro oltre il quale ci sarà… qualcosa.  E più cammini,  più lotti, più trasformi, più ti ascolti e ti percepisci più previeni. Perché superare la paura è anche prevenirla, riconoscerla da lontano come quandoin una maratona arrivi al muro dei 35 km, è un muro eppure già immagini gli appigli per superarlo, come quando hai fatto quella gare per “strong” forse pazza, in cui solo al secondo giro dopo oltre 10 km di ostacoli di ogni genere, impari come affrontarli, forse. Così sali su salite interminabili, in cui ti ostini a guardare le tue scarpe contando i passi che ti separano dalla vetta e poi, discese interminabili in cui rinasce la paura di cadere e rotolare per centinaia di metri. Così ti pieghi sulle gambe,forse nella vita, per sentirti più vicina alla terra da cui sei nata e in cui andrai, prima o poi Ti guardi intorno e sei vicina alla meta, quella della tappa del giorno e della tua esistenza  e, stranamente, non ti volti indietro perché guardare ciò che hai superato è presunzione e guardare ciò che devi superare apprensione. Vivi, vivi il qui e ora e trasformi la tua parola in respiro consapevole e usi il tuo coraggio per guardare.                                           Credo nel coraggio dell’uomo, ciò che lo rende unico, ciò che da millenni lo ha fatto sopravvivere sulla terra. Non credo sempre nell’uomo di coraggio, troppo spesso nascosto nell’ego. Il vero miracolo è  quando, con sofferenza, dolori, crampi, stanchezza, piedi pieni di fango, bagnata fino alle mutande superi la buia notte dell’anima, anche se sembra giorno, vinci la paura della solitudine, del non farcela, dell’età, della seta, arrivi dove volevi arrivare e quasi svieni davanti ad una cattedrale che forse celebra più l’uomo che Dio, ma nel tuo coraggio sai che lo hai celebrato con un grande miracolo: il coraggio di partire.

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