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<<Potessi tornare indietro, se avessi avuto solo più coraggio, se solo non fossi scappato dalle mie paure, oggi mi sentirei un uomo; sarei orgoglioso di me stesso, non vivrei nel rimpianto del passato e soprattutto non sentirei così tanto la sua mancanza>>.
” Ad ogni azione corrisponde una reazione”, questo sosteneva Albert Einstein, questo (come tutti) ha provato sulla sua pelle Jacob; lui rispetto ad altri però ha potuto fino in profondità, come una lancia che trafigge un tronco, cosa vogliano dire quelle parole. Poco importa se la reazione sarà uguale o contraria, a Jacob importava semplicemente una reazione, una reazione di diversa, se solo alla sua azione non fosse corrisposta la fuga. Apparentemente viveva in una famiglia tranquilla, agl’occhi del padre, magari, e agl’occhi degli estranei, ma Jacob sapeva che quella visione non corrispondeva a verità, sua madre era tossico dipendente e insieme a lei custodiva questo enorme segreto. Lei soffriva di una fortissima forma di depressione, dovuta ai fallimenti lavorativi e alla mancanza di sostegno e d’amore da parte dei suoi cari; suo padre era una persona molto timida e taciturna, faticava a estraniare le sue emozioni, questa mancanza fu dovuto all’educazione inferta durante la sua infanzia da una famiglia unità solo per l’interesse dei soldi e dalla cattiveria della fame che lasciò la guerra. Jacob sapeva che i suoi genitori si amavano e che il silenzio di sua madre la riguardo la sua dipendenza era voluto al fin di bene, per non creare problemi e preoccupazioni al marito; ma Jacob litigava quasi tutti i giorni con sua madre, per il bene che gli voleva, lui pretendeva assolutamente che lei ne parlasse con suo padre, dicendo tutta la verità e che andasse a farsi curare in qualche apposita istituzione. La minaccio diverse volte di raccontare tutto, questo segreto per lui era troppo pesante da tenere dentro, troppo pesante come peso per un’adolescente di 14 anni, soprattutto se riguarda la vita dei propri genitori. Jacob non confessò mai nulla, rimase sempre in silenzio al riguardo, per la fiducia che la madre gli aveva posto, per paura della reazione di lei e del padre, non trovò mai il coraggio e così si ridusse al silenzio. Crebbe e andò via di casa, allontanandosi dai problemi, pensò che così facendo, quel problema non gli apparteneva più; vedere sua madre drogarsi in assenza di suo padre, non era più cosa che lo riguardava, almeno così scelse di credere. 3 anni dopo al suo trasferimento, Jacob ricevette una telefonata da parte di sua padre, gli disse che giunto a casa da lavoro trovò in camera da letto sua madre morta, morta per overdose; gli riferì la diagnosi dei medici, che lei era più di 10 anni dipendente dalla droga. Sentì che suo padre al telefono non stava piangendo, ma era triste e molto meno introverso del suo solito, tanto è vero che alle sue notizie aggiunse una frase: << Mi dispiace Jacob che non ho potuto fare nulla, se solo ne fossi stato a conoscenza, per l’amore che provo per tua madre, avrei sicuramente trova una soluzione e un modo per salvarla. Mi dispiace Jacob che non gli ho mai detto, e che non ti ho mai detto quanto vi amo, perché non ho avuto mai il coraggio, non avevo il coraggio di affrontare il silenzio>>.

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