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Andrea lavora per una società d’informatica, con la mansione di ingegnere informatico e si occupa nello specifico di programmazione informatica.

Un mercoledì sera alle ore 18, Andrea esce dal lavoro molto stanco.

Dopo una giornata molto pesante e stressante, per via di alcune problematiche sorte con alcuni computer che sbroccavano, per cui per poter risolvere le difficoltà ci aveva messo molta energia.

Prese le chiavi dalla tasca destra del pantalone e premette il pulsante che apriva le portiere e dapprima apre la portiera destra di dietro e appoggia sul sedile la borsa del portatile e poi prese la giacca e la mise con cura sull’appendiabiti.

Chiuse la portiera e si mise alla guida.

Nel tragitto dal lavoro a casa pensò alla giornata appena trascorsa.

Mentre era fermo al semaforo in attesa del lampeggiante verde, si perse nel guardare tutto intorno a sé.

Lo scenario che si presentava ai suoi occhi era quello tipico autunnale.

Ormai era buio, gli alberi e le foglie erano intrisi d’autunno, ovvero alcuni erano spogli, altri mostravano le foglie di un color arancio tendente al rosso e altre erano gialle.

Poi c’era un’pò di foschia di nebbiolina e il cielo era coperto prometteva pioggia.

Scattò il verde e Andrea era ancora immerso nel scrutare l’ambiente attorno a sé.

Un automobilista che era dietro, suonò il clacson e Andrea ritornò in sé, ingranò la marcia e riprese il suo tragitto.

Arrivato a casa parcheggiò l’auto in cortile ed entrò in casa.

Appoggiò la borsa per il PC sulla scrivania del suo studio.

Si svestì e si mise dei vestiti comodi, ovvero una tuta.

Una volta indossato la tuta si stese sul divano cercando di rilassarsi di fare il vuoto mentale.

Era trascorso un quarto d’ora, ma lo stato d’agitazione interiore permaneva.

A questo punto pensò fra sé e sé “vado a fare una corsa”.

Vicino a casa sua a circa 50 metri c’era un parco.

Si mise la berretta e poi si avviò di corsa verso il parco.

Mentre correva, Andrea incrociò una ragazza magra, alta, capelli neri e occhi scuri che stava portando a spasso il cane, un labrador di color bianco.

E nel vedere questa ragazza esclamò: “Francesca!!”.

La ragazza non sentì le parole e tirò dritto.

All’improvviso ad Andrea era come se gli era venuto in mente un evento, un ricordo di qualcosa, ma non era subito chiaro cosa fosse.

Sicché, lui continuò a correre aumentando il ritmo.

Era come se questo ricordo gli avesse provocato un turbamento interiore molto intenso, forte e potente.

Molto potente.

Ad un certo punto, mentre correva iniziò a sentirsi strano, il respiro divenne difficoltoso.

Diventò così arduo che si dovette sedere su una panchina.

Il respiro divenne sempre più arduo che lo spinse a prendere molte volte il respiro.

A poco a poco la respirazione riprese lentamente a normalizzarsi e Andrea esclamò fra sè e sé :”Cosa mi sta succedendo?”.

Lentamente dai meandri della sua memoria stava riaffiorendo un ricordo.

Era un ricordo molto doloroso.

A poco a poco il ricordo si fece più nitido.

Oggi 11 novembre, era la ricorrenza della morte della sua amica Francesca.

Era morta l’anno scorso per una grave malattia, un male incurabile. 1

Andrea non aveva mai accettato questa perdita e l’aveva rimosso completamente dalla sua mente.

Non riusciva a togliersi dalla sua mente, l’immagine dell’amica sul letto dell’ospedale, ma soprattutto non riusciva a cancellare l’aspetto, cioè come il corpo dell’amica si fosse trasformato a causa del male.

Andrea dopo che questo ricordo era riemerso, rimase seduto immobile a guardare il vuoto, il nulla, innanzi a sé.

Intanto nel sentiero del parco la gente continuava a fare le proprie cose, chi a correre, chi a camminare, chi a chiacchierare.

Inaspettatamente, arrivò uno scroscio d’acqua molto forte e intenso che costrinse i frequentatori del parco al fuggi fuggi generale.

Intanto Andrea rimaneva immobile, impassibile, fermo sulla panchina mentre l’acqua lo bagnava.

Andrea rimase il solo presente nel parco era buio, ormai erano le 20:00.

Si sentiva il rumore dello scroscio dell’acqua, dello scricchiolare delle foglie secche che il vento faceva rotolare sul viottolo del parco.

Era come se il senso di vuoto, di morte interiore che lui sentiva dentro si fosse trasferito nell’ambiente circostante.

Ad un tratto Andrea scoppiò in lacrime, in lamenti forti, che lo portarono a contorcersi su se stesso e a piegarsi in due e poi cadde a terra con delle grida disperate.

Il dolore che sentiva dentro era talmente forte, intenso, penetrante, lacerante, straziante che lo stava divorando.

Era bagnato fradicio, solo, piangente e dolorante.

Continuava a piangere per terra steso vicino alla panchina e la pioggia veniva giù a secchiate.

Era come se la pioggia torrenziale che si stava abbattendosi sulla zona corrispondesse alle sue lacrime.

Andrea cercava di tirarsi su, ma era come se gli mancassero le forze.

Tentava di rialzarsi, ma poi cadeva e piangeva forte.

Tentò di nuovo, ma era come se stesse per svenire.

Tentò nuovamente e una flebile forza recondita che gli era rimasta permise di rialzarsi e sedersi sulla panchina.

Essendo riuscito a rialzarsi si sedette nuovamente sulla panchina e cercò di calmarsi e ritornare in sé.

La pioggia cadeva battente sulla zona.

Seppur bagnato fradicio, Andrea iniziò lentamente a correre dirigendosi verso casa.

Una volta arrivato a casa, entrò dal garage ed essendoci un bagno si svestì e si fece una doccia calda caldissima.

Prima di iniziare a farsi la doccia, si sentiva strano, come una sorta d’imbarazzo di stomaco.

Fece degli sforzi come se stesse per effettuare dei conati di vomito.

Gli girava la testa.

Si sedette sul water, e chiuse gli occhi.

Aveva freddo iniziò a tremare forte.

Passati i giramenti entrò sotto la doccia e girò la manopola tutta sull’acqua calda.

Così si fece una doccia bollente.

Dopo venti minuti uscì e si asciugò per bene per poi mettersi comodo con una tuta.

Si fece una camomilla per togliersi l’imbarazzo di stomaco.

Ormai si erano fatte le 22 e dopo lo sforzo fisico ed energetico che aveva fatto era molto stanco, ma anche molto affamato.

Così chiamò la pizzeria d’asporto vicino casa e si fece portare una bel pizza con funghi, salsiccia, patatine fritte e wurstel e una bella coca media.

Dopo poco il ragazzo della pizzeria bussò alla porta e Andrea aprì e prese la pizza, pagò e andò in cucina a mangiare la bella pizza fumante.

In seguito, dopo aver mangiato di gusto, Andrea era molto stanco e così si fece le scale e andò in camera, prese dal cassetto il pigiama e si mise sotto le coperte e cadde nelle braccia di Morfeo. 2

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