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Che caldo questo sole, è ora di buttarsi in mare. Mio nonno con la sigaretta in bocca annuisce contento, è lui che mi ha insegnato a nuotare, mi chiama il suo Pesciolino. È bravo lui, fa le gare lui, e batte quasi tutti. Sorride con gli occhi mentre il fumo gli copre la faccia. La sua immancabile sigaretta. Non esce mai senza almeno due pacchetti. La nonna gli dice di smettere, che fa male. “È uno dei pochi vizi e piaceri che ho” risponde lui e mentre mia nonna scuote la testa rispondendo che non potrà mai capire il piacere di fumare io mi butto tra i cavalloni.

“Non troppo distante!” grida mia nonna dopo aver finito di redarguire il nonno. Io grido di sì, ma poi farò come voglio, e lei lo sa.

“Dove ti possa vedere!” grida di nuovo.

Il contatto con l’acqua è sempre bellissimo, mi tuffo di testa dentro un’onda bella grande, è divertente, esco di colpo dall’acqua ridendo tanto forte che i miei nonni possono sentirmi. Mio nonno ride mentre fuma e mia nonna si preoccupa: “Più vicino!” grida.

Io la sento ma non ascolto. Non importa se poi mi sgrida come fa sempre, voglio tuffarmi in mezzo all’acqua io. A suon di bracciate mi spingo più avanti, tocco ancora per terra. Saluto con la mano mia nonna che si è alzata sotto l’ombrellone, è arrabbiata, lo vedo da come si agita. Ma non importa, ecco un’altra onda. Mi ci tuffo in mezzo di testa, anche questa volta rido. È una bella sensazione. Mi abbandono per un attimo, mentre entro nell’acqua tutto diventa ovattato e il mondo più opaco, all’improvviso non ho più paura di niente.

Ma il mare non perdona, non discrimina tra grandi e piccini, per lui sono tutti uguali e tra le sue onde tratta allo stesso modo. Mi giro indietro, questa volta forse ho esagerato, sono distante. Provo a toccare per terra ma i piedi rimangono a ondeggiare nell’acqua che mi arriva fino al mento. Non mi faccio prendere dal panico. Sono piccino ma sono bravo a nuotare. Do un paio di bracciate verso riva ma qualcosa mi tira indietro. È un cavallone, quello che mi faceva divertire così tanto. Adesso ho paura. Non riesco ad avanzare, mi allontano ancora più dalla riva. Inizio a gridare. Vedo mia nonna, un puntino nella spiaggia in piedi a dimenarsi. Urlerà di certo ma non riesco a sentirla. Lei non sa nuotare, è a i bordi nella riva.

Dietro di lei un uomo corre verso il mare, sembra il suo elemento tanto è convinto nelle sue falcate. Si butta dentro come un delfino, le bracciate e la velocità di uno squalo. Sono io la sua preda. Ma non morde, mi abbraccia forte. Non mi allontano più dalla riva, ora i cavalloni sono innocui, non fanno più paura.

Arrivo da mia nonna che prima mi da una sberla e poi mi abbraccia anche lei. Poi guarda il nonno e abbraccia anche lui, l’Uomo pesce ha salvato il suo Pesciolino.

Qualche informazione su marcoarcangeli

Nato e cresciuto a Torino, attualmente lavoro a Reggio Emilia e vivo a Parma. Sono una persona che parla poco, forse è per questo che scrivo. Traggo le storie spesso dalle mie vicende personali, di solito usando metafore. Lo faccio sin da bambino, anche se nella vita lavorativa ho intrapreso una carriera tecnico scientifica: ingegnere dal 2016, laureato al Politecnico di Torino. Oltre alla scrittura pratico da sempre anche lo sport, ho fatto un po’ di tutto, mi interesso inoltre di fotografia e mi piace molto la natura, appena posso fuggo dalla città.

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