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Finalmente le vacanze di Natale. Quella mattina mi svegliai euforico pensando che non avrei sprecato un solo minuto.  Appena fatto colazione mi infilai il piumino e la sciarpa già pregustando il suono delle ruote dello skate sul selciato del Lavatoio, monumento Liberty del mio piccolo paese dell’entroterra sardo.

“Mamma? Esco vado a giocare con Marco.”

“Va bene, torna per il pranzo, puntuale, mi raccomando.”

Uscendo da casa per poco non vengo “stirato” da una bici, il piccolo spavento non mi toglie la voglia di giocare e mi avvio con lo skate sottobraccio verso casa di Marco.

Scendo le scale del Lavatoio e bevo un sorso d’acqua, mi bagno un po’ ma va tutto bene, risalgo le scalette che mi riportano in piazza Dessì e intravedo Marco seduto sull’uscio di casa sua.

“Marco, Che fai fuori casa? E lo skate che fine ha fatto?”

“La mamma mi ha chiuso fuori, è uscita di corsa e si è dimenticata che ero qui fuori che ti aspettavo. Siamo senza skate.”

Un po’ deluso e un po’ con lo spirito avventuroso, cerco di trovare un’idea per recuperare lo skate.

“Scavalchiamo la recinzione” Dico con entusiasmo.

“Ma è alta”dice il mio amico.”

“Non fa nulla proviamo.” Testardo come sono, niente mi avrebbe impedito di giocare con lo skate dentro al Lavatoio.

Ci arrampichiamo sulla recinzione, incredibilmente arriviamo dall’altra parte senza farci male e cerchiamo d’entrare dalla porta della cucina, ma improvvisamente si apre e il nonno di Marco dice con la sua aria da bambinone:

“E voi, Perso la chiave?”

Marco mi sussurra a un orecchio “Mamma non mi ha mai dato la chiave di casa. Dice che a dieci anni nessuno ce l’ha”.

Poco importa, nel frattempo siamo già dentro e andiamo a prendere lo skate. Il nonno ci ferma chiedendoci se sappiamo fare il caffè, perché, a sentire lui, ne ha una voglia matta, sappiamo che la mamma di Marco non glielo fa bere che gli fa male, e gli diciamo di no. Ma il nonno ha quell’aria così buona e simpatica che decidiamo di farlo di nascosto.

“Dai facciamo in fretta prima che torni mamma, il nonno è sempre buono con me e io voglio esserlo con lui.” Cerchiamo caffettiera e il caffè e cominciamo l’opera, il nonno nel frattempo mi chiede se quando la bici mi ha quasi investito mi sono spaventato, e di stare attento quando bevo nei rubinetti del lavatoio, possono essere molto sporchi qualche volta.

Continua dicendomi che devo studiare che nel futuro potrei diventare qualcuno di importante a Villacidro, lo ascolto un po’ stupito, come poteva sapere della bici che per poco non mi metteva sotto, ma il profumo del caffè mi ricorda che è quasi pronto. Prendo la tazzina per portarla da Marco che nel frattempo aveva spento il gas.

Versiamo il caffè e lo portiamo al nonno che stava in salotto, ma del nonno non c’era nessuna traccia. “Sarà in bagno” Dice Marco. Andiamo a giocare, la tazzina e la zuccheriera son qua, lo berrà poi.

Usciamo e torniamo al Lavatoio per giocare. Era quasi ora di pranzo quando vediamo la mamma di Marco che ci chiama dalla porta di casa. Era in lacrime, ci avviciniamo in ansia e lei dice che il nonno era stato ricoverato due ore prima per un infarto.

Ecco perché era uscita così frettolosamente, il nonno era dal medico quando si era sentito male e l’avevano chiamata con urgenza per andare al pronto soccorso dove lo avevano portato.

Non c’è stato nulla da fare, spiega, ha solo chiesto una tazzina di caffè e poi è spirato. Ci guardiamo e corriamo in cucina, la tazzina era là colma di quel caffè che il nonno ci aveva chiesto. Era in ospedale con l’infarto in corso, come poteva stare in casa mentre nello stesso momento moriva al pronto soccorso? Lo abbiamo detto alla mamma di Marco ma lei ci ha rimproverato per il cattivo gusto della bugia per coprire che c’eravamo fatti il caffè senza permesso.

Torno a casa con mille domande, e dopo un po’ di tempo non ci penso più. Era il 23 dicembre del 1980.

Il ricordo di questo fatto mi è tornato in mente oggi che dopo la laurea in economia e commercio sono il sindaco del paese.

Il nonno, pace all’anima sua aveva dato buoni consigli. Sembrava conoscesse il futuro e un sorriso di gratitudine compare sulle mie labbra mentre appunto la stella sull’albero di Natale posto al Lavatoio, in compagnia di Marco, la sua famiglia e i miei compaesani in festa.

Due cose su RitaPinna

Mamma, blogger e imprenditrice mi piace catturare le immagini della natura e scrivere fantasy. Adopero il cucinare come metodo di meditazione e rilassamento. la mia fantasia va oltre ogni immaginazione e la innaffio con tanto buon caffè.

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