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Lo sbirro scese dall’auto.

Sotto di lui, verso est, la zona dei Fori Imperiali era transennata: gli uomini della milizia avevano paura di attacchi terroristici, senza dubbio. Le notizie da sud li avevano innervositi. Fra Molise e Puglia stava succedendo qualcosa di davvero grosso, e nessuno voleva rischiare un attacco frontale a due passi dal quartier generale meridionale.

Il quartier generale meridionale. Ultimo avamposto dell’Acciaio prima del confine con le Terre di Nessuno. Ultimo scampolo di civiltà prima di miglia di nulla, di morte e abbandono.

E lui era lì, a due passi da quell’ultimo avamposto dei fascisti, in quella notte di maggio, e stava per fare  una cazzata.

***

Lo sbirro afferrò la pistola dalla fondina e la tirò fuori.

 

Ogni volta che la guardava rimaneva a contemplarla. Una T905 delle forze speciali.

Mirino laser. Ergonomica. Pistola d’assalto.

Niente a che vedere con la 9×21 che aveva usato per buona parte della sua vecchia vita.

 

Vecchia vita.

Sì, ormai la chiamava così; ma avrebbe potuto chiamarla “antica”, in tutta tranquillità.

 

Alzò lo sguardo verso l’entrata delle fognature, e subito andò verso di esse senza guardarsi attorno.

Sapeva di avere pochi minuti prima che gli uomini della milizia lo individuassero; la macchina l’aveva dovuta lasciare per forza così vicina, perché quando sarebbe uscito da quel posto assieme a chi doveva riportare a casa non si sarebbe dovuto voltare indietro neanche per un secondo.

Era una cazzata.

Una vera cazzata.

***

Le fogne di Roma erano tenute quasi bene.

Gli uomini del regime scendevano spesso là sotto, a caccia di liberali in fuga, stranieri, eretici.

Molti ci erano fuggiti , per scappare ai cargo per i campi-al-nord, e molti ci avevano trovato la morte. Alcuni uccisi lì sul posto, altri arrestati, portati via e gasati.

Non avrebbe mai pensato che la situazione sarebbe peggiorata così tanto: passare dai quattro nostalgici dei suoi anni a una roba di quel tipo, miscuglio di teocrazia papalina e nazismo nel quale un nero poteva essere condannato a morte per il colore della pelle, nel giro di un centinaio di anni…

A volte pensava che il suo arrivo in quel posto con tutta la sua famiglia, più che una scialuppa di salvataggio fosse stata una condanna a morte ancora peggiore rispetto alla guerra di bande nella quale si erano ritrovati coinvolti ai vecchi tempi.

 

Lo sbirro andò avanti con passo tattico e con la pistola pronta al fuoco sino alla svolta successiva, si sporse veloce, esplorò con lo sguardo il nuovo cunicolo e poi andò lento verso l’uscita, e allora

“OKAY PUTTANELLA,

ADESSO  CI DIVERTIAMO!”.

“Ma Cristo santo…”

L’idea di fare l’eroe gli era sempre andata a genio, fin da quando era un moccioso e sfidava i bulli della scuola per proteggere i più deboli (e la conclusione era sempre la stessa: pestato e lasciato agonizzante nel campetto da calcio…).

Così come l’idea di doversi sacrificare per gli altri.

E più aveva visto il mondo andare in malora e più lui, nonostante si fosse sposato e avesse avuto figli, si era convinto di non poter avere altra scelta.

Ed era in notti come quelle che doveva tenere fede a quella scelta.

Con la pistola in mano.

Il dito sul grilletto.

E un pedofilo protetto dal regime da fermare in ogni modo.

Esce dall’ombra, punta la pistola sul pedofilo.

“Lasciala”.

 

Quello smise di darsi da fare con la gonna della bambina

bambina. Sei anni, pensava.

E lo guardò.

Lo guardò sorpreso, davvero sorpreso.

“Ma tu chi cazzo sei, scusa?

Guarda che finisci male se ti metti contro di…”

 

“La ragazzina.

Allontanati”.

 

***

Aveva sempre voluto fare la cosa giusta.

Si era detto tante volte che, anche se ormai il mondo era andato al diavolo, se le persone erano tornate a bruciare vive altre persone perché la pensavano diversamente o, come era accaduto nella sua vecchia vita, a volerle vedere morte per un like in meno su Facebook, un po’ di sano e folle eroismo era quello che ci voleva. Avrebbe fatto quel che doveva.

Sempre.

“Finisci male…”

“Via dalla ragazzina”.

Forse un tempo, forse ai vecchi tempi,  non avrebbe potuto.

Ma i vecchi tempi erano finiti. Passati da un pezzo.

 

“Tu non puoi…”.

Il pedofilo ha ancora il coltello in mano.

Lo userà.

“Giuro che la sgozzo…”.

Lo farà.

Lo sbirro spara tre volte.

***

 

“Tutto bene… tutto bene piccola, ora andiamo dalla mamma, eh… dalla mamma…”.

“Mi ha dato uno schiaffo…”.

“Era cattivo, cattivo. Non ci pensare…”.

 

Per lo sbirro, che si chiamava Dante Closardi, e si era ritrovato lì per una storia davvero folle, fare l’eroe era sempre stato un desiderio vero.

E in quella città, in quel tempo, con quei bastardi da inseguire e da combattere, avrebbe potuto davvero realizzarlo.

 

Sarebbe stata dura, certo.

 

“Tutto bene, piccola, ti riporto a casa…”.

 

Qualcuno prima o poi l’avrebbe ucciso, o sarebbe stato arrestato dalla milizia.

Avrebbe messo in pericolo sua moglie e i suoi figli. Certo.

 

Ma in fondo non gli importava.

Non era solo in quella crociata.

E non si era mai sentito così vivo.

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Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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