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Nonna Anna era solita attenderli in cucina, seduta su una di quelle vecchie sedie lavorate a mano di paglia, con la sua gonna lunga, il maglioncino azzurro ed il grembiule pieno di macchie di sugo. Lei si sedeva sempre con il canovaccio in mano e puliva ogni tipo di ortaggio ogni stagione era diverso. A volte erano i piselli, da togliere dal loro involucro, uno ad uno, altre volte era il tarassaco da ripulire dalle foglie e dalle radici. Le sue mani ormai stanche lavoravano piano la natura quel rispetto c’era sempre stato, ogni suo lavoro era fatto ascoltando minuziosamente ciò che aveva tra le mani. Rispettava ogni stagione, con i suoi colori ed i suoi prodotti, li lavorava con cura e li conservava nei suoi vasetti di vetro all’interno del garage del marito. Nonna Anna attendeva i suoi nipotini, seduta sulla sedie leggendo i suoi libri d’amore, leggeva lentamente e ogni tanto qualche lacrima riusciva ancora a scendere. L’amore l’aveva sempre accompagnata, in casa, nei suoi libri e in cucina. Quando i nipotini arrivavano desideravano raccontare ogni cosa, la giornata, i giochi, la scuole, i compagnia e così Nonna assaporava quei momenti, ogni parola senza fiatare perché amava stare seduta con loro ad ascoltare.

“ Nonna, perché stai sempre qui a curare gli ortaggi?”

“ Perché sono i frutti della terra, sono loro che potranno continuare il ciclo della vita. La terra bisogna toccarla, amarla e rispettarla, così come le donne e gli uomini che la abitano.”

“ Ma non ti annoi?”

“ Come potrebbe annoiarmi la vita?”

Tra i nipoti di nonna Anna, c’era Beatrice la bambina più agguerrita della famiglia. Lei era quella che non rimaneva solo ad ascoltare la nonna, lei voleva sporcarsi le mani. Voleva tagliare, spellare, spezzettare, voleva scavare nell’orto, piantare nuovi fiori e potare quelli vecchi. Era indomabile e coraggiosa, non si spaventava delle api o dei ragni, lei voleva sporcarsi. Beatrice aveva dieci anni e aveva già vissuto una grande battaglia, la separazione dei suoi genitori e aveva imparato attraverso le mani della nonna, a ridare alla terra le emozioni. Aveva imparato che gioia, tristezza, odio e amore se ridati alla terra generano una nuova vita. Così lei ogni volta che poteva urlava il suo bisogno di amore alla terra che rimescolava con le sue parole, amava raccontare ai fiori le sue giornate ed emozioni più profonde. Non aveva paura degli sguardi altrui, non ne aveva mai avuta.

“ Beatrice, custodisci questo tuo mondo con tutto il coraggio che hai. Non fartelo togliere da nessuno, rispetta le tue emozioni come stai facendo ora. Combatti per questo amore, mia piccola Beatrice.”

“ Certo Nonna, lo farò” rispose alla nonna Anna, mentre sporca di terra fino ai capelli cercava di capire come impiantare un nuovo fiore nel vaso giallo della cucina.

Carlo invece, era una ragazzino più silenzioso e mite, lui sembrava avere una connessione diversa con i racconti della nonna. Lui ascoltava le sue storie di giovinezza e amava disegnare, aveva sempre con sé un blocco di fogli e due matite colorate, il blu ed il verde. Non aveva bisogno di altri colori perché lui il mondo lo vedeva così, erba e cielo. Lui era lì fuori con lo sguardo quando la nonna parlava, se li immaginava quei paesaggi e li riproduceva nei suoi fogli. Carlo era dotato di una fortissima immaginazione e la sua creatività lo portava a disegnare ciò che vedeva, sognava e desiderava nel qui ed ora, ma anche nel passato e nel futuro. Lui aveva 15 anni e voleva sapere tutto sul passato della nonna.

“Nonna, raccontami del nonno, della guerra e della tua vita da giovane”

“Vedi Carlo, io e tuo nonno, abbiamo vissuto una vita di sacrifici che sarebbe difficile da capire. Dovevamo rinunciare all’amore, al calore della casa, dei genitori perché fuori c’erano fame, odio e paura. Il mondo come lo vedi ora, per noi era impossibile da immaginare.”

Carlo disegnava paesaggi che solo Nonna Anna aveva visto, ma la sua sensibilità lo portava a collegarsi alle memorie della nonna e lei guardando quesi disegni non poteva trattenersi dall’emozionarsi. Perché lui riusciva a connettersi con i ricordi.

“Vedete cosa succede se vi fermate ascoltare? ma non parlo solo delle mie parole. Voi ogni volta che venite a trovarmi, vi fermate ad ascoltare voi stessi, ascoltate le vostre emozioni e riuscite a creare capacità intellettuali che non riuscireste a vedere correndo.”

“ Hai ragione Nonna, ma come faremo quando torneremo a casa?”

“ Avete imparato il percorso per arrivare a questo stato, tu Beatrice attraverso la natura hai imparato a dialogare con le tue emozioni e tu Carlo, attraverso il disegno hai imparato a connetterti con il mondo e la tua creatività accresce la tua empatia. Dovrete solamente fermarvi di nuovo e tornare a questo momento, a questo ricordo. Ed ora imprimetevi nella mente questa sensazione, basterà ritornarci. Non serve tornare alla guerra per ricordare il valore dell’amore, basta ricordare. I ricordi sono la ricchezza dell’umanità, per essere presenti nell’oggi e per camminare nel domani.”

“ Grazie Nonna, ti vogliamo bene”

Un bacio sulla guancia, una caramella nella mano ad ognuno, Carlo raccoglie le sue matite e i suoi fogli e Beatrice si spolvera i vestiti dalla terra.

“ Siete pronti per andare ora, siate gioiosi. Non dimenticatevi di amare il vostro cuore e di alimentare la vostra anima con i ricordi e la libertà.”

Qualche informazione su JessicaZanardo

Quando Jack ( il mio diabete) decide per me, io scrivo.
Una scrittura terapeutica per esorcizzare, riflettere e sorridere.
Per me e per chi vorrà fermarsi anche solo per qualche minuto.

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