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Entrò nello scompartimento del Frecciarossa Venezia-Roma. Seconda classe non fumatori.

I calzoncini corti di jeans si sollazzavano su quelle gambe lunghe e abbronzate che si portava a presso con disinvoltura. Una canotta bianca faticava a nascondere le curve morbide della ragazza.

I lunghi capelli castani incorniciavano quel volto illuminato da grandi occhi chiari. A tutto questo si aggiungeva una bocca carnosa quanto basta per attirare gli sguardi delle persone presenti su quel treno imbottito di caldo, odori e deodoranti di pessima qualità.

 

La suora appoggiò sulle ginocchia il Vangelo, sfilò gli occhiali e inviò a Isabella uno sguardo inceneritore. Il ragazzo seduto di fronte alla religiosa probabilmente se ne innamorò all’istante. Succedeva sempre così con i ragazzi. Non con le suore. La terza ospite, una signora vestita in modo elegante, la scrutò con un certo imbarazzo senza riuscire a contenere l’espressione d’invidia che, implacabile, le deformava il volto rugoso. 

-Permesso, ehm…scusate, è libero questo posto?
Il ragazzo si strinse su se stesso per lasciare spazio a quella magnifica creatura.

La suora fece finta di non avere sentito, inforcò gli occhiali e iniziò a pregare sommessamente.
La distinta signora le rispose che era libero ma non si poteva fumare convinta che una così, minimo si sparava un pacchetto di sigarette al giorno. E chissà cos’altro!

-Non si preoccupi signora non fumo, mai fumato in vita mia!
La ragazza prese posto di fianco al ragazzo con la camicia rossa, i pantaloni rossi, il viso rosso. Sembrava un caminetto acceso. La suora osservava Isabella da sopra gli occhiali poggiati sulla punta del naso pronosticando per lei anni dissoluti e peccaminosi. La signora elegante si ripromise di tirare fuori dall’armadio i suoi vecchi shorts previo massacranti sedute dall’estetista.

– Mi chiamo Isabella…
Il ragazzo, cui il colore del viso non accennava a smorzarsi, si girò verso di lei con un sorriso da primo della classe.
-Io sono Leonardo, lieto di conoscerti Isabella.
-Mi chiamo Maria Antonietta e scendo a Ferrara… – Sua maestà la regina pensò sorridendo Isabella. Anzi due regine. Il treno dei regnanti. Meno male che il ragazzo non si chiama Luigi!
La suora strinse tra le mani il prezioso volume, tolse gli occhiali e finalmente guardò negli occhi Isabella. Due occhi che incutevano quasi timore tanto erano belli e sinceri.

-E io sono suor Angela… – Abbassò lo sguardo pensando che quella ragazza aveva l’azzurro del cielo in quegli occhi troppo limpidi e sinceri per essere una scostumata e che la sua immoralità non era poi così certa.
-Stai andando a Roma?
-Sì, anche tu?
-Ehm, no purtroppo scendo a Bologna, sono uno studente in giurisprudenza.  

Leonardo era assolutamente incantato da Isabella, consapevole non fosse solo la sua bellezza esteriore ad attirarlo. Isabella emanava un qualcosa d’indefinito, impalpabile, che aleggiava nell’aria.

Il treno stava entrando in stazione a Ferrara. Suor Angela si era appisolata mentre “sua maestà” si accingeva a scendere. 
-Permesso… scusate… buon proseguimento a tutti… – La signora altezzosamente lasciò lo scompartimento senza che nessuno dei presenti ne fosse particolarmente dispiaciuto.
-A guardarti bene l’aria da intellettuale ce l’hai…

 Leonardo, con fare timido, si sistemò gli occhiali sul naso.

Isabella si soffermò sul bel viso di Leonardo. Il rossore lo aveva abbandonato lasciando scoperta la sua carnagione chiara su cui risaltavano due profondi occhi scuri. Una cascata di riccioli neri si poggiavano dispettosi sulla fronte alta.

 Si sorrisero. Leonardo aveva l’aria del bravo ragazzo.

Isabella usciva con uomini più grandi di lui, molto più grandi di lui, insomma usciva con uomini che potevano essere il padre che mai aveva conosciuto.

-E tu di cosa ti occupi, se non sono indiscreto…  

Abbassò lo sguardo. Aveva interrotto gli studi con sofferenze poiché a lei piaceva molto andare a scuola. Il suo desiderio era diventare maestra. A Isabella i bambini piacevano molto. Purtroppo il suo sogno svanì il giorno in cui sua madre fu ricoverata in ospedale. Da due anni la mamma si trovava in una struttura privata molto costosa per curarsi dall’alcolismo e da una forma di depressione grave che l’aveva portata a tentare il suicidio. E poi c’era Andrea il suo dolce fratellino. Il suo grande amore. Al solo pensiero gli occhi si riempirono di lacrime. Leonardo se ne accorse.

– Isabella…ma… tu stai piangendo.
-Figurati, non ne avrei motivo e perché mai dovrei piangere?

Non voleva confessare la sua vita a nessuno. Si vergognava troppo. Quello che faceva lo faceva perché non aveva altra scelta. Riusciva a raggranellare qualche euro come barista ma non bastavano mai. I soldi non bastavano mai e nessuno la aiutava. Asciugò velocemente la lacrima rivelatrice.  Leonardo le prese una mano mentre suor Angela continuava a dormire con un occhio aperto e tutte e due le orecchie ben sintonizzate.
Un silenzio intriso di domande scese tra loro. Isabella si fece cupa. Quando si sentiva così, si metteva a ricamare. Estrasse dalla sua tracolla di tela un pezzo di stoffa, prese un piccolo astuccio con tutto l’occorrente per il ricamo. Doveva finire il lavoro prima di arrivare a Roma. Aveva fatto un voto e intendeva mantenerlo.

Leonardo la guardò meravigliato. Isabella con le sue belle mani affusolate infilò l’ago e iniziò seria e concentrata a ricamare. Suor Angela si svegliò all’improvviso, incredula ammirò la grazia con cui la ragazza faceva entrare e uscire l’ago dal tessuto. 
– Ma… sai ricamare!
-Sì suor Angela, me lo ha insegnato mia zia a ricamare… mi piace molto… 
-Posso vedere?- Suor Angela si dimostrò curiosa. Leonardo innamorato.
– Certamente, sto ricamando il volto della Madonna, è quasi finito…  

Non volle aggiungere altro. Il suo era un segreto.

Bologna era vicina. Leonardo strappò un foglio da un quaderno. 
-Isabella, questo è il mio numero di telefono, se avrai voglia, chiamami perché vedi, io… io…
-Va bene Leonardo, grazie, sei un bravo ragazzo, lo sento…

Si alzarono, si scambiarono un bacio affettuoso.
-Anche tu sei una brava ragazza, ciao Isabella, non dimenticarmi…
-Ciao Leonardo, ti chiamerò presto…

Nello scompartimento rimasero solo loro due: suor Angela e Isabella che continuò a lavorare al suo canovaccio.

-Suora… suor Angela… stiamo entrando in stazione Termini, siamo arrivate, dobbiamo scendere!

Isabella svegliò la sua compagna di viaggio.

-Ciao Isabella, è proprio vero che l’apparenza non conta, conta quello che si ha dentro e tu dentro hai un’anima bella… –
-Grazie Suor Angela, a presto… – Suor Angela non comprese quel “a presto”. 
Si sarà sbagliata pensò.

Isabella aveva un appuntamento importante quel giorno.

Entrò in uno dei bagni della stazione e si cambiò. Via quegli indumenti cuciti addosso, via quegli abiti che la facevano sembrare quello che non era, via i tacchi alti e il push up, via il rossetto.

Via quella Isabella.
Indossò l’abbigliamento che lei preferiva facendola sentire a proprio agio. Pulita.
Un semplice abito al ginocchio, golfino e ballerine.

Eccola Isabella. L’altra Isabella.
Doveva fare presto il tempo stava per scadere. Taxi!
-Convento Suore Carmelitane, Vaticano, presto per favore-
– Certamente signorina. Per lei volo!

Roma verso il tramonto toglieva il respiro quanto era bella. La Basilica di San Pietro era avvolta da nuvole rosate che incorniciavano il maestoso cupolone.

-Isabella, ma…ma… che cosa ci fai nel nostro convento!
-Suor Angela, come le avevo detto ci siamo riviste presto…sono qui per incontrare mia zia, la sorella di mia madre, il ricamo è per lei. Ho fatto un voto, per favore può chiamare Suor Isa?
-Ma Suor Isa è la nostra Madre Superiora!…è…è…tua zia?
-Sì…
Suor Angela sconvolta corse in segreteria a chiamare Suor Isa
-Suor Isa…Suor Isa…vieni presto c’è una visita per te!
-Lo so stai calma Suor Angela, so tutto…
-Zia…
-Ciao Isabella, come sta la mamma e Andrea?
-Non bene zia, la mamma non sta bene… ecco, ho finito di ricamare il volto della Madonna. Oggi è il compleanno della mamma e oggi avevo promesso di fartelo avere; tu sai a chi lo devi consegnare.
Isabella pose delicatamente nelle mani della zia il suo ricamo.
-E’ bellissimo Isabella, ha un viso dolce questa Madonna, come quello della tua mamma, Lui ne sarà felicissimo e sono sicura che mia sorella tornerà presto a casa…
-Sì zia, lo spero tanto anch’ io.

 

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Qualche informazione su ornellapatrizia

Scrivo ogni pensiero per non farlo volare via. Scrivo per consolarmi, amarmi, perdonarmi. Scrivo per ricordare, immaginare, volare in luoghi lontani senza fare un passo.

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