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Paola si versò una tazza di tè e ci aggiunse quattro cucchiaini di zucchero. Colmi. Poi scartò le due brioches, razione giornaliera per colazione, e si apprestò a divorarle.

La mamma le disse che se non avesse cominciato a fare qualche passeggiata almeno intorno casa, le brioches si sarebbero ridotte a una.

Fu così che, di prima mattina, intorno alle 7, Paola iniziò a scendere le scale che dalla camera la portavano in cucina per avventurarsi nella campagna che circondava l’abitazione. 

Il primo giro fu affrontato con un certo tremore e molta preoccupazione. Non era più abituata ad uscire da quando i sintomi della malattia si erano aggravati. Era decisa a rientrare quando si accorse di non essere sola. Accanto a lei zampettava il gatto senza coda, quello selvatico che non si faceva toccare da nessuno. A volte la precedeva, a volte la seguiva, ma era indubbio che stesse passeggiando insieme a lei.

Questo la spinse ad affrontare un secondo giro. Per quanto le gambe iniziassero a risentire dello sforzo e il respiro si facesse più corto ad ogni passo, ritenne di non poter deludere quel gatto tanto rustico che le stava dimostrando tutto il suo affetto. Fu così che si dispose ad affrontare il terzo giro, visto che a quanto pareva, la compagnia era gradita da entrambi. 

Quando arrivò il momento di compiere la discesa che dal poggio dei ciliegi la conduceva al vialetto delle palme vide il gatto fermarsi e girarsi a guardarla, come per chiedere se proseguire o no. In mezzo al sentiero c’era un grosso istrice. Paola e il gatto rimasero di sasso, incerti se ritornare sui propri passi. Era molto probabile che l’animale, vedendoli avanzare, potesse sentirsi attaccato e sfoderare la sua arma micidiale. Nessuno dei due aveva alcuna intenzione di essere trafitto dai suoi lunghi aculei.

D’altra parte tornare indietro avrebbe significato percorrere la strada in salita, cosa che per Paola cominciava a rappresentare una grande difficoltà.   

Sia la ragazza che il gatto rimasero fermi ad osservare l’istrice che stava già iniziando ad agitarsi. Da un momento all’altro, pensò Paola, avrebbe potuto scaricare le sue frecce su di loro. Allora sì che sarebbe stato un problema serio. Paola pensò che non sarebbe più uscita tanto presto la mattina. Meglio avventurarsi nel bosco a giorno ormai fatto, quando la fauna selvatica si ritira sentendo più forte la presenza dell’uomo. 

Mentre sentiva il panico diffondersi dalla pancia alle membra e al resto del corpo, aumentato anche dalla visione del pelo che si rizzava sulla schiena del gatto senza coda, notò l’istrice scartare di lato e addentrarsi nella boscaglia. Un rumore di rami spezzati precedette l’entrata in scena di un giovane capriolo che si bloccò a guardare i due esseri fissandoli con i suoi tondi occhi neri. Paola si rilassò, così come il gatto. Il capriolo li ignorò, mettendosi a brucare l’erbetta ai margini del sentiero. I due ripresero a camminare dapprima con passo incerto, poi con sempre maggiore sicurezza, finché non arrivarono a casa. Il gatto prese a strusciarsi alle gambe di Paola. Fu il suggello di un’amicizia mai immaginata. La presenza del gatto senza coda le infuse coraggio e le riempì il cuore di calore. 

Fu sicura che da quel giorno avrebbe potuto contare su due brioches a colazione. Ormai si sentiva pronta per la passeggiata quotidiana grazie alla compagnia del nuovo amico.  

  

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