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Che giorno è? Me lo chiedevo di nuovo stamattina mentre preparavo il caffé. So per certo che è sabato, perché mi sono svegliata con la sveglia del weekend e non con quella giornaliera, ma ho perso il conto dei giorni, maledizione.
Potrebbe essere il primo sabato del mese, come l’ultimo, il 5 o il 18, marzo o aprile, o potrebbe già essere maggio? Eppure prima ero sempre preparata. P R I M A, che bella parola.
P R I M A quando potevo lavorare dall’ufficio e non da casa, P R I M A quando ogni due settimane potevo andare a trovare le mie amiche e passare con loro il weekend,
P R I M A quando potevo andare a fare la spesa senza code né mascherina, P R I M A quando potevo salire su un aereo e andare a trovare la mia famiglia, P R I M A quando potevo recarmi al pub sotto casa nel giorno dedicato alla scrittura creativa, P R I M A quando potevo fare quello che mi pareva senza giustificazioni.
Ho sempre ritenuto fondamentale organizzare le giornate e mi veniva facilissimo P R I M A che una pandemia globale nelle sembianze di un virus con in testa una corona stravolgesse tutto.
Oggi, dopo un mese trascorso interamente nei trenta metri quadrati del mio appartamento senza balcone, non distinguo più nulla, a volte nemmeno me lo ricordo il P R I M A. Non so che giorno é, e devo smettere di chiedermelo mentre bevo il caffè.
Apro la finestra della cucina, ho bisogno di aria buona, e accendo il portatile.

Ci sono i giorni buoni e i giorni cattivi, solo questo.

I giorni buoni la sveglia suona alle sette e alle sette e cinque minuti sono in piedi. Collego il cellulare al wifi e controllo l’applicazione del mio fitbit per controllare quanto ho dormito. Ho dormito otto ore e cinque minuti. È un miracolo, penso soddisfatta mentre rimetto la valeriana a posto fra le medicine. Preparo il caffè e riscaldo il latte. Alzo la persiana della cucina e il sole entra prepotente. Non passa nessuno, solo un ragazzino in bicicletta ma indossa la mascherina e i guanti e mi sento sollevata.
Arriva un gabbiano ma è troppo intelligente per entrare in casa. Si ferma sul davanzale e mi guarda. Dovrei avere dei grissini. Li prendo e li spezzo. Lui agita le ali. Mentre li mangia con foga mi dico che forse è stato uno sbaglio perché probabilmente tornerà ma non importa. Oggi è un giorno buono.
Il latte é caldo abbastanza. Lo schiumo, aggiungo il caffè appena uscito e tiro fuori i biscotti dalla credenza. Li bagno nel latte per farli ammorbidire. Il gabbiano è ancora lì che mi guarda. Gli allungo un biscotto. Per fortuna stavolta lo raccoglie e vola via.
Mentre faccio colazione, controllo le notifiche sul cellulare. Alla prima notizia sul corona virus lo allontano. Oggi è un giorno buono e non me lo voglio rovinare.
Entro in doccia, mi vesto e mi trucco. Alle nove ho la prima videochiamata col capo. Devo mostrargli i grafici a cui ho lavorato la sera prima. Le vendite sono in calo ma oggi è un giorno buono.
Nel pomeriggio arriva il pacco di Amazon con un giorno di anticipo. Mando la foto a mia sorella dei nuovi colori acrilici, i pennelli e le tele che ho comprato per dipingere. Mia sorella risponde con emoji che sembrano incredule. Non importa, oggi è un giorno buono.
Dopo qualche ora, ho finito. Sono venuti fuori dei fiori dalle forme irreali e macchie insolite, con un vulcano sullo sfondo e un cielo come se piovesse. Dello stagno e dei papaveri della foto orginale non c’è nulla ma oggi è un giorno buono. Nel tardo pomeriggio impasto una focaccia e preparo una torta. Non ho uova perchè al supermercato non si trovano più, allora cerco ricette alternative. Scelgo quella di una torta bicolore ma non ho nemmeno il cacao, allora uso la polvere di cioccolata che uso per la cioccolata calda.
Non si amalgama benissimo all’impasto ma oggi è un giorno buono. Inforno la torta e videochiamo mia mamma, che aggiunge mia sorella, che aggiunge mio fratello. Felici ed emozionati ci diciamo che andrà tutto bene.
La torta è pronta, aggiungo più olio alla focaccia, recupero l’ultima stagione di Friends, bevo un bicchiere di vino, abbasso la persiana, prendo l’ultima valeriana, spengo il wifi, la luce e mi addormento.
Andrà tutto bene.

I giorni cattivi mi sveglio con il mal di testa, riscaldo il latte e preparo il caffè. Getto con violenza la scatola vuota di valeriana nel cestino della riciclata, alzo la persiana e vedo almeno cinque macchine in fila davanti al semaforo rosso. Il gabbiano è già sul davanzale, sbatte le ali come ieri. Non gli dò niente e richiudo la finestra. Oggi è un giorno cattivo.
Una nuvola grigia copre il sole, non schiumo il latte, non faccio la doccia, lavo solo i denti e la faccia e non mi trucco perchè sono già in ritardo per la videochiamata con il capo ma gli dirò che la webcam non funziona. Le vendite sono in calo. Andrà tutto male.
Mia sorella mi chiede cosa dipingo ma non le rispondo. Oggi non dipingo. Oggi é un giorno cattivo. A pranzo mangio un’insalata fredda e un avanzo di focaccia. La torta sembra gommosa. Non farò mai più una torta senza uova e senza un cacao vero. Non farò mai più una torta. Guardo fuori dalla finestra, stavolta due macchine approfittano della strada deserta per sfrecciare a tutta velocità, una famiglia passeggia sul marciapiede e solo il bambino indossa la mascherina. Non sopravivveremo. Andrà tutto male.
Mio fratello mi videochiama e accenna di voler aggiungere mia madre, lo guardo male, ho paura delle videochiamate di gruppo, mi mettono ansia. Mi fanno pensare che finirà che ci vedremo solo così almeno fino alla fine dell’anno, attraverso la fotocamera di un cellulare, sporco di pittura e burro.
Scorro la bacheca di Facebook e mi innervosisce notare che sono diventati tutti scrittori, chef, musicisti. Becco una notizia sul corona virus, ci clicco sopra per aprirla e leggo che i numeri continuano a crescere, quei numeri sono persone. Troppe. Andrà tutto male, non ne usciremo mai e a me è finita la valeriana.
È un giorno cattivo, pieno di cattive notizie. Soprattutto vuoto delle cose belle che credevo di meritarmi. Vuoto di abbracci, di viaggi, di speranza e di attesa. Riempito solo di assenza, bisogno e morti senza funerale.

Aumentano lo sgomento e l’incertezza, si allungano i tempi per sconfiggere il virus, a me si è esaurita la creatività e al supermercato non si trovano nemmeno lievito e farina. È un giorno cattivo ma il gabbiano se ne frega e continua a tornare. Verso sera una stella prende il posto della nuvola che ha tradito il sole.
La guardo e mi ricordo che non è la prima volta che anche lei mi fissa, anzi sono giorni che illumina sempre lo stesso punto. Eppure le stelle in Inghilterra non si sono mai viste prima del corona virus. Forse il cielo sta tornando davvero pulito e gli animali e la natura si stanno riprendendo i loro spazi.
Apro la finestra e sbriciolo i grissini per il gabbiano che in mattinata tornerà.

Domani sarà un giorno buono.

Qualche informazione su Vale

Sono una lettrice compulsiva e book blogger che ha finalmente deciso di cimentarsi con la scrittura. Amo i libri, i tramonti, il mare, le sere d'estate e sono appassionata di cucina e fotografia.
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