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Resto qui di Marco Balzano – Finalista Premio Strega 2018

‘ Non sai niente di me’. Sono queste le prime parole pronunciate dalla penna di Trina, perno di questa storia attorno a cui ruota la Storia. Ci sono ferite di guerra che non guariscono mai, nonostante smettano di sanguinare prima o poi. Poco importa dei tempi e dei confini e ce ne rendiamo conto mano a mano che la storia, anzi le storie racchiuse in queste pagine, si fanno passo passo più intime, più forti. Più vere.

Perché questo romanzo, nonostante i personaggi di fantasia, racconta storie di un tempo passato, fino a renderle presenti qui, affinché il futuro non debba scriverne ancora. Una storia riguarda il destino di Curon, paese del Sudtirolo che, scelte di uomini sbagliati, nella viltà di essere contrastate, hanno sommerso d’acqua e menzogne le case, le cose e le persone deviandone per sempre i destini.

L’altra riguarda il destino romanzato dei protagonisti che, per quanto frutto dell’immaginazione dell’autore, ci appaiono come il seme di quell’umanità ancora capace di stringere i pugni, di lottare a prescindere, che ritiene insensato smettere di ribellarsi prima della fine.

Due storie, quindi, che si raccontano attraverso le lettere di una madre alla figlia, un monologo muto che si fa dialogo solo una volta, attraverso poche righe della figlia intrise nel bisogno di rassicurare e nella necessità di perdonare. Sono lame affilate quelle poche righe e il dolore da vertigine diventa una voragine che sembra voler distruggere ciò che resta.

Perché non accada Trina, le racconterà quello che succede fuori da quella voragine, nella loro vita a Curon mentre la guerra cerca di distruggere i pochi brandelli di tempo a cui aggrapparsi per resistere ancora. Mentre l’incuria, l’indifferenza e la miseria della gente con le mani sugli occhi, si rassegnano a un destino qualunque.

È lì, nell’accettazione passiva di un destino qualunque che si muore, per la stanchezza. La stanchezza che ci danno gli altri, che ci diamo noi stessi, che ci danno le nostre idee. La vita, quando non la riconosci, ti stanca in fretta. Forse l’unico modo di continuare a vivere è farsi altro, non rassegnarsi a stare fermi. Andare avanti è l’unica direzione per non trovarsi dentro ad una voragine.

C’è il racconto di un paese sommerso, per l’impotenza delle parole, di fronte all’indifferenza di cui si è nutrito il potere. La natura umana quando cede al tornaconto vile del proprio interesse è pressappoco una guerra. Non sempre trovano posto nei libri di storia ma esistono vite sommerse ovunque, sugli scaffali impolverati del mondo.

Resto qui è un invito ad entrare in contatto con queste pagine, che grazie all’autore, sono intimamente ricche di quell’umanità che ancora crede che per abitare un luogo non serve possedere una casa, occorre appartenere a quel luogo. Ad ogni pietra, ad ogni ruscello, ad ogni albero. Ad ogni grappolo di stelle.

Resto qui è un invito a restare in contatto con il luoghi e le persone dove viviamo perché è in quel contatto che trovano nutrimento le nostre radici.

Qualche informazione su unapaperaagalla

Da quando ho imparato a leggere non ho più smesso di farlo. A volte ho provato a disintossicarmi ma non ci sono riuscita perché ogni volta c'era un libro che veniva a cercarmi. Ho più amici di carta che di carne e questo a volte mi dispiace, così inizio a scrivere, sperando che tutte le parole che mi sono rimaste dentro leggendo, trovino un loro posto fuori, scrivendo.

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