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VALERIO

Il silenzio che avvolge la zona industriale aumenta il mio stato d’ansia. Ho preso coraggio. Ci troveremo nei pressi della stessa biblioteca di vent’anni fa. Io ti riconoscerò, come potrei fare altrimenti. Eri la ragazza che amavo e per cui avrei fatto follie. Non so se farai lo stesso, se mi riconoscerai. Ero uno tra i tanti, forse. Allora ho un’idea, ti scrivo un messaggio “Come fossimo sconosciuti, indosserò un fiore rosso nell’occhiello della giacca”. Ma cosa sto dicendo. Cancello il messaggio. “Ci vediamo lì, la biblioteca non esiste più ma c’è ancora l’insegna, sarò lì ad aspettarti”. Così va meglio. Ci sono passato stamattina. È di quelle vecchie insegne anni settanta, anche sessanta. Di colore blu, tendente al viola, con i caratteri bianchi riconoscibili e il simbolo del comune di Napoli.

Il silenzio che avvolge la zona industriale m’indispettisce. Lo odio con tutto me stesso. Si sente solo il rollio delle auto sull’asfalto a quest’ora. E con il vento, l’odore del mare si mescola a quello dello smog. Allora per non morire di noia, ti penso. Ti ho regalato le ore più belle della mia gioventù ma adesso non sono più convinto di rivederti. Certo, non presentarmi sarebbe un crimine. E poi che scusa inventare? Sono uno specialista del campo, ma non riesco a trovare nulla di valido. Vieni apposta per me stavolta. Se verrai, stavolta. Tutto ciò ispirerebbe scrittori e cantautori, ci scriverebbero canzoni e milioni di versi, mentre a me da un effetto di bruciore nello stomaco. Ma che razza di uomo sono diventato. Malox, subito; lo mando giù con un litro di Ferrarelle. Questa vita mi disturba ma non posso scioglierla in un bicchiere.

Il silenzio che avvolge la zona industriale mi fa impazzire. Allora esco da questa bettola che hanno il coraggio di chiamare bad and breakfast. Miriam, Miriam, Miriam, ripeto il tuo nome mentre affronto le scale. Per sentire il suono uscire dalla mia bocca. L’ascensore è guasto e sono al settimo piano. Il custode mi ha detto che non lavorano durante i festivi, anche se il 20 luglio è feriale, ma non protesto. Il marciapiedi appena fuori è tempestato di ricordi. Quelli dei cani come quelli della mia gioventù, che riaffiora. Della nostra gioventù. Cresciuti come ginestre tra l’asfalto e sradicati dalla voglia di non reagire ma piuttosto di scappare via, prima di essere presi dalla smania di arrangiarsi, che porta solo alla perdizione. Ho fatto a modo mio, come sempre: scappare. Ti prego, ti supplico, liquidami rapidamente. Basta un “è stato bello rivederti ma…”. Devo liberarmi. Sono passati venti anni. Da quando mi lasciasti ad aspettare davanti alla biblioteca. Era luglio del 1998.

LUGLIO 1998

Si tenevano gli esami di maturità. Erano gli ultimi con le due prove scritte ed un’orale e con la valutazione in sessantesimi. La biblioteca era lì, immobile, in un quartiere dove il contrabbando non era solo di sigarette ma anche di amori che si spacciavano per eterni ma duravano il tempo di una stagione. Eri con le tue amiche ed io da solo. Un relitto alla deriva, contro il tuo porto sicuro. Mi avvicinasti tu. Ero immerso nel grunge delle mie cuffie, il libro di Calvino sul tavolo era una scusa. La testa vagava in cerca di un autunno ancora troppo lontano in cui far regredire l’odiata estate in corsa sfrenata. O solo di una ragione per andarmene.

“Perché non vieni al tavolo con noi? Stiamo ripassando per gli orali!”

Per te sarei andato ovunque, anche nel fuoco della Geenna, ma odiavo le tue amiche. Conoscevo la loro idea sulla mia persona, “sfigato” declinato in ogni suo sinonimo.  

“Perché non vieni via con me?”

Ancora oggi non so chi ha pronunciato per me quelle parole. Dove ti avrei portata? Forse a guardare il mare inquinato nel porto commerciale dove i container nascondono la città turistica allo scempio di quella marittima.

“Non posso, sono con loro, non sarebbe carino e poi domani c’è l’esame! Stiamo ripassando Leopardi”.

Quale peggiore autore per me?

“Allora domani sera non avrai più niente da fare! Posso pensarci io a occupare il tuo tempo!”.

Ma come parlavo? Occupare il tuo tempo? E quanta sfacciataggine. Era o no amore?

“Va bene! alle 19.00?”

Non avevo mai “dato” un appuntamento nonostante i miei diciotto anni compiuti da un pezzo. E non credo nessuno avrebbe mai accettato. Cosa si fa a un appuntamento? Ho avuto diverse storie incominciate male e finite peggio, sui banchi di scuola dalle medie alle superiori, dove potevo sognare di fare l’amore con chiunque, grazie ai miei voti eccellenti. Nella realtà le mie fantasie poi si concludevano con un passaggio di appunti o nella risoluzione di problemi di algebra e versioni. Ecco, alla voce sfigato delle sue amiche si accostavano bene anche disadattato e secchione. Decisi di fare le cose per bene. Mi misi in testa di prepararti una compilation di brani, su un cd con una lettera in cui t’indicavo le ragioni delle mie scelte. Come diceva Nick Hornby in Alta fedeltà, c’è sempre una compilation per ogni momento, e quella era necessaria per rompere il ghiaccio.

Per iniziare un pezzo struggente, nonostante l’estate, avevo bisogno di qualcosa di autunnale, la mia stagione. E November Rain dei Guns n’ Roses era perfetta con i suoi 8.54 minuti a cavallo tra le melodie rock ballad e la voce del biondo cantante che si conturbava sulle note. Poi subito due “pezzi” da intenditori. Con un gran senso e un testo fenomenale. L’anno della nostra nascita 1979 cantato dagli Smashing Pumpkins e soprattutto Ballata per la mia piccola Iena, in cui Manuel Agnelli leader degli Afterhours canta “l’amore rende soli, ma è più doloroso se per nemici e amici non sei più pericoloso”. Poi un blocco. E se non ti piacessero? Meglio non pensarci. Per me hanno ognuna un senso e una ragione. E quindi, Creep, ovvero io! Tom Yorke dei Radiohead nel verso “I’m a weirdo… you’so fucking special” parla proprio di me. Ma soprattutto di te. Procedo alleggerendo il tutto con Walk this way e Under Pressure insieme a Black Hole Sun, dove vorrei sprofondare. Poi la chiusura con l’urlo unplugged dei Nirvana che cantano Dave Bowie.

MIRIAM

“Ci vediamo lì, la biblioteca non esiste più ma c’è ancora l’insegna”. Adesso che mi ha scritto non vedo l’ora che il tempo si sciolga. Ho già preso tre caffe, lavato i denti ogni volta e fumato anche una sigaretta, pensare che avevo smesso. Allora metto in bocca una gomma da masticare. Mi vedo riflessa in questo specchio e mi sento distorta. Sono contenta di aver accettato, ho vent’anni di assenza da farmi perdonare, ma non sarò troppo ingessata? Saprò essere me stessa? Continuo a mordermi il labro. Sanguina. Maledetta che non sono altro. Infondo non ho nulla da perdere. Partendo da questo punto di vista dovrei essere rilassata. Ma mi sento inopportuna. A quasi quaranta anni come quelle ragazzine che non sanno cosa indossare, che devono rientrare presto. Eppure vivo da sola e non devo dar conto a nessuno. Si è anche sporcata la camicetta bianca. Ma come mi sono vestita sembro una casalinga disperata. Allora mi cambio e metto un jeans e una felpa. O sembro voler essere giovane per forza? Che cosa indossano le donne della mia età in procinto di andare ad un appuntamento con un vecchio amico?

Valerio. Quanti dubbi. Quanta gente ho incontrato questi anni, quante storie? Nessuna complicata. Fermati un istante Miriam. Miriam. Chi sei? Rifletti. Chi sei? Ancora la ragazzina insicura che ha fatto crollare il suo universo fatto di false certezze o sei finalmente diventa una donna pronta per fare il suo passo decisivo? Ho paura delle conseguenze. Coraggio, devo farmi coraggio. Al massimo mi rovinerò l’estate e dopo innaffierò la delusione in un prosecco, in un mare di prosecco. Valerio è diventato un bell’uomo. Lo seguo sui social da tre anni ed è davvero figo. Ancora con questo slang giovanile! Riuscirò a rendermi conto che sono ormai un’adulta? Eppure la rete è stata galeotta.

Esco. Non riesco ad attendere in casa. Il cielo serale si confonde in una luce viola inquinamento. Entro in auto e metto in moto. La radio passa la canzone vincitrice dell’ultimo talent. Chiudo gli occhi senza distogliere il piede dal pedale della frizione. Ho bisogno di bere. Bene, sono in anticipo. Raggiungo un bar, dentro solo uomini che mi guardano come fossi l’ultima donna al mondo dopo una catastrofe nucleare. Vienimi a prendere Valerio. Materializzati al bancone. Volevo ordinare qualcosa di alcolico ma chiedo l’ennesima dose di caffeina. Lascio buona parte del rossetto sulla tazzina in ceramica, pago e mi dirigo in anticipo all’appuntamento. Non ricordo se ho chiuso l’auto mentre consumo il litio della batteria nella sua attesa.

LUGLIO 2018

Eccoti, bella come un ossesso. La tua pelle, scura si confonde con il buio. Ti vedo da lontano, dall’abitacolo dell’auto dove risuonano le canzoni che preparai per te. Sei in anticipo. E sei in ritardo. Il tempo per te si è fermato a venti anni fa. Almeno vista dai metri che ci separano. Anche se siamo distanti, la tua vista mi ricorda il tuo profumo che arriva prepotente nel naso e nella mente. Lasciavi una scia nell’etere e nella memoria. Eppure non so ancora se avvicinarmi. Quel pomeriggio di due decenni fa ti ho aspettato fino alle 23. All’epoca non c’erano i cellulari e non avevo il tuo numero di telefono. Speravo in un ritardo clamoroso. In un tuo arrivo improvviso. In una tua scusa aliena, catastrofica o anche silenziosa ma che avrei accettato come plausibile. Anzi le tue labbra sarebbero diventate esse stesse la scusa, anche immobili. Invece la mia sagoma è ancora lì che aspetta. Che aleggia sull’asfalto. Tornai a casa tra la rabbia e l’insoddisfazione, tra l’illusione disattesa e la compilation che rigirava tra le mani. La stessa che ho conservato e stasera ho qui con me. Ti ho cercata in ogni canzone, in ogni storia che ho vissuto, perché quel vuoto ho provato a colmarlo con mille altre donne, tutte simili a te ma nessuna che avesse la potenza dei tuoi occhi. Ho inspirato miliardi di molecole di aria, ma nessuno era contaminata da te. E allora ho smesso di cercarti e ho smesso di cercare l’amore. Perché l’amore eri tu. Ci sono stati altri corpi, altri capelli e altra pelle da sfiorare. Da baciare. Ma era carta vetrata. Io cercavo il tuo velluto. E adesso che potrei averlo, sto pensando ad una scusa.

Ho paura di scoprire di aver cercato per anni inutilmente il porto sbagliato. Se tutto questo vagare alla ricerca del tuo ventre fosse stata una distorsione perversa della realtà? Eppure ho il cuore in gola, le viscere in subbuglio, prurito alle mani, la mente affollata e gli occhi famelici che non riesco a scrollarti di dosso.

Rallentata, frena Valerio. Corro, come sempre, anche con i pensieri le parole, i verbi e ancora niente non ho deciso se avvicinarmi o scappare via.

La musica continua, mente lo spazio lentamente si esaurisce dopo quest’inutile ennesima en passe. È imbarazzante: sta risuonando la stessa canzone con cui sono entrato in auto: vuol dire che sono nell’abitacolo da oltre un’ora fermo a guardarti e non hai fatto una piega, nonostante il mio mastodontico ritardo. Sono sudato e immobile. Odio l’estate.

“Miriam, scusami! Non ho avuto il coraggio. Questa vita mi disturba e non vorrei distruggere la tua”. Continuo a guardare il monitor del cellulare e a sfiorare il tasto per inviare il messaggio, alternativamente a quello per cancellarlo.

Premo.

Ti osservo mentre guardi il cellulare. Averti rivisto senza il coraggio di parlarti. Non sono ancora pronto. Perdonami. Ma resti lì. Allora esco dall’abitacolo, un piccolo fiore rosso campeggia nell’occhiello della giacca, ma non serve. Mi avvicino, mi vedi. Sappiamo che siamo noi.

Le tue labbra. Il tuo sorriso. Il tuo profumo. E finalmente le tue molecole.

“Hai ancora voglia di occupare il mio tempo?”

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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