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Gli spiriti del Natale
Ilyen guardava come ipnotizzata le ultime braci che ancora si ostinavano a brillare nel camino, mentre Pearl, il gatto grigio persiano, faceva le fusa acciambellato sulle sue ginocchia. Era seduta sul pavimento, su una vecchissima trapunta di lana di vetro, e mentre sorseggiava una cioccolata calda ascoltava l’eco lontana delle campane annunciare l’alba del 25 dicembre e si chiedeva dove fossero in quel momento Mister Gingerbread e i suoi amici, e se fossero riusciti a portare a compimento la loro missione anche quell’anno. Ripensò al Natale in cui li aveva conosciuti e scoppiò a ridere: aveva otto anni e come ogni anno era andata a trascorrere le vacanze di Natale nel cottage di montagna dei nonni, che a Natale sembrava uscito da una favola, vestito a festa di ghirlande di aghi di pino, fiocchi rossi, e campanelline dorate, e circondato da collane di luci colorate che rimanevano sempre accese e davano alle stalattiti di ghiaccio che pendevano dal tetto un aspetto magico. Ricordava che quando aveva sei anni aveva chiesto alla nonna perché quelle luci rimanessero sempre accese, e la nonna aveva risposto: <<Perché gli spiriti del Natale non si smarriscano lungo la via!>>, ma alla domanda su chi fossero gli spiriti del Natale proprio non ave-va voluto saperne di rispondere. Erano passati due anni prima che Ilyen trovasse una risposta a quella sua domanda: era il ventiquattro dicembre, era seduta davanti al camino su quella stessa trapunta di lana di vetro, e come ogni bambino a quell’età, mentre sorseggiava una cioccolata calda aspettava trepidante l’arrivo di Babbo Natale, delle renne, e dei regali. All’improvviso aveva sentito dei rumori venire dal giardino, e certa che Babbo fosse final-mente arrivato era corsa fuori senza neppure preoccuparsi di mettere il cappotto. Si era guardata attorno attenta-mente e aveva rifatto il giro della casa per ben due volte, ma non era riuscita a vedere nessuno, anche se in compenso continuava a sentire una vocina soffocata tossire ed imprecare come se fosse molto arrabbiata con qualcosa o con qualcuno. Ad un certo punto, mentre la bimba se ne stava in piedi a cercare di capire cosa stesse succedendo una testina rotonda del colore del panpepato era sbucata da un cumulo di neve, seguita a fatica da un corpo minuscolo con manine e piedini rotondi, tutto dello stesso, strano, colore della testa. Più Ilyen guardava quella creatura più i suoi occhi si spalancavano per la curiosità e la sorpresa, perché a ben guardare quel curioso personaggio aveva due acini d’uva sultanina al posto degli occhi, un triangolino di zucchero colorato al posto del naso, e nient’altro che due sottilissime strisce di glassa a specchio rossa lì dove avrebbe dovuto esserci la bocca. Era identico in tutto e per tutto agli omini di pan di zenzero che la nonna sfornava due volte alla settimana, solo che questo si muoveva e parlava, e aveva anche un buffo cappello da Babbo Natale di una misura troppo grande, tanto che uno degli occhi era semicoperto dal copricapo. Appena era riuscito a rimettersi in piedi aveva tossito ancora un altro po’, si era tolto la neve di dosso, si era fermato di botto, e aveva cominciato a strillare: <<Oh, no! L’ho perso! No, no, no, no! L’ho perso!>> e mentre continuava a strillare correva a destra e a manca scavando nella neve. Ilyen aveva riso, divertita da quel buffo comportamento, e aveva detto: <<Se mi dici che cosa hai perso forse ti posso aiutare a trovarlo.>>. La buffa creatura si era fermata un’altra volta, sorpresa da quella voce che sembrava rivolgersi proprio a lui; si era voltato e aveva visto che la bambina in piedi alle sue spalle gli sorrideva, desiderosa di aiutarlo: <<E tu chi sei?>> aveva chiesto ancora incredulo, e la bimba, educatamente, aveva risposto: <<Io mi chiamo Ilyen. Tu, invece, come ti chiami?>>. <<Io sono Mr. Gingerbread,>> si era presentato lo strano omino <<e sono davvero molto sorpreso dal fatto che tu possa vedermi!>> aveva aggiunto. <<E perché?>> aveva chiesto Ilyen, confusa, e Mr. Gingerbread aveva risposto: <<Perché ormai quasi nessuno ci vede più, nemmeno i bambini, e anzi la maggior par-te delle persone non ha mai nemmeno sentito parlare degli Spiriti del Natale!>> <<Ma allora siete voi quelli per cui mia nonna tiene la luce accesa!>> aveva esclamato la bimba al colmo della gioia, e Mr. Gingerbread aveva annuito e aveva spiegato: <<È proprio grazie a quelle luci che sono riuscito a non perdermi, stanotte, ma tanto ormai è inutile! È tutto inutile! L’ho perso!!!!>> aveva urlato, e prima ancora di finire di urlare aveva già ricominciato a piangere disperato. Allora la bimba aveva chiesto per la seconda volta: <<Ma che cosa hai perso?>>, e l’omino di pan di zenzero aveva tirato su col naso, si era asciugato gli occhietti di uva passa, e aveva sussurrato tra i sin-ghiozzi: <<Il sacchetto con i cristalli di Natale!>> <<Oh!>> aveva sussurrato Ilyen a sua volta, poi aveva chiesto: <<E non ne hai degli altri per decorare l’alberello?>>. Mr. Gingerbread aveva scosso la testa e aveva spiegato: <<Non servono per decorare l’alberello! Non mi sorprende che tu non ne abbia mai sentito parlare. È una storia che ormai conosciamo soltanto noi che ne siamo i custodi, perché è la nostra storia. Una volta la conoscevano tutti perché amavamo raccontarla ogni volta che qualcuno ce lo chiedeva, ma ormai non ce lo chiede più nessuno perché nessuno crede più in noi.>> aveva concluso tutto triste, abbassando lo sguardo. <<Io ti credo!>> aveva esclamato la bambina <<E vorrei anche che tu mi raccontassi la storia!>>
Nell’udire quelle parole il buffo omino aveva iniziato a saltellare di gioia per tutto il cortile, poi si era fermato di nuovo davanti ad Ilyen e aveva esclamato: <<Molto volentieri! Però forse è meglio se andiamo in casa, perché è una storia lunga e fuori fa freddo!>> La bambina, che ormai tremava visibilmente e aveva le manine e le guance rosse come un peperone, aveva annuito, e mentre mangiava biscotti e beveva cioccolata insieme a quella buffa creatura Ilyen era stata messa a parte del più antico segreto sulle origini del Natale.
<<Devi sapere,>> aveva iniziato Mr. Gingerbread, <<che il Natale non è sempre esistito!>> <<Che cosa!?>> ave-va esclamato la bambina, sconvolta, e l’omino di panpepato aveva annuito e aveva aggiunto: <<E nemmeno noi!>> <<Ma allora che cosa si festeggiava il 25 dicembre?>> <<Niente! Era un giorno come tutti gli altri, finché non è accaduta una cosa che lo ha reso il giorno più speciale di tutti!>> <<La nascita di Gesù Bambino?>> aveva chiesto Ilyen, ricordandosi che la mamma le aveva raccontato di come la nascita di quel bimbo avesse cambiato le sorti del mondo, ma Mr. Gingerbread aveva scosso la testa e aveva risposto: <<No. Quello è accaduto molto tempo dopo, e da quel giorno gli uomini hanno iniziato a festeggiare il Natale, ma le vere origini di questa festa risalgono a moltissimo tempo prima.>> <<E allora perché gli uomini non lo festeggiavano?>> <<Perché non se n’erano accorti! Vedi, la nascita di Gesù Bambino è stata annunciata da profeti e astrologi, mentre la nostra nascita, che è stato il primo vero giorno di Natale, non ha potuto annunciarla nessuno, perché al tempo in cui siamo nati un fittissimo velo d’indifferenza era calato sul mondo, e questo significava che le persone non si rivolgevano la parola se non per litigare, e si ignoravano a vicenda, quasi che al mondo non esistesse nessun altro che loro.>> <<Vuoi dire che le nonne non chiedevano ai bambini se volevano i biscotti di Natale e non gli compravano i giocattoli?>> l’aveva interrotto Ilyen stropicciando le labbra in una smorfia di disappunto e trattenendo a stento le lacrime. <<No.>> aveva confermato Mr. Gingearbread <<Nessuno chiedeva niente a nessuno, e anzi rivolgere la parola a qualcuno era considerata un’offesa, persino un cenno di saluto era malvisto, se poi qualcuno osava sorridere… non parliamone proprio!>> dopo qualche secondo di silenzio in cui i suoi occhietti scuri si erano smarriti nel vuoto, con una vocina triste che non sembrava più nemmeno la sua l’omino aveva commentato: <<Era un mondo davvero brutto!>> poi aveva sorriso di nuovo e aveva ripreso: <<Però c’era una bambina che al contrario di tutti amava parlare, ridere, scambiarsi emozioni e gesti d’affetto, e stare in compagnia. Solo che si sentiva sola, così un giorno in cui i suoi genitori non c’erano scese in cucina, preparò sei omini di pan di zenzero, e una volta cotti aspettò che si raffreddassero, ci passò sopra della colla, e lì decorò con tutto quanto aveva in casa: ad uno fece un vestito con del-le bucce d’arancia, un altro lo vestì di agrifoglio e pungitopo, un altro ancora lo ricoprì quasi interamente di ovatta, sul quarto incollò foglie e bacche di vischio, al quinto fece un cappello di peperoncino e un vestito di carta velina rossa, e per ultimò decorò me, con l’uva passa e la glassa a specchio. Una volta finito ci portò in camera sua e rimase a fissarci finché non si addormentò, desiderando intensamente che fossimo veri per poter parlare e giocare con noi, e al mattino, non si sa come e non si sa perché, ma insieme a lei ci svegliammo anche noi! Non puoi immagina-re la sua gioia quando ci vide svegli! Ci portò giù nella cantina, dov’era sicura che nessuno avrebbe potuto sentirci, e lì iniziammo a parlare e a ridere, e non la smettevamo mai, nemmeno un secondo. La bambina ci raccontò che aveva dato ad ognuno di noi dei nomi e dei poteri, e ci descrisse il mondo in cui le sarebbe piaciuto vivere, e ogni giorno noi la aspettavamo in cantina per ridere e giocare con lei. Un giorno però la bambina non venne, e da quel giorno non la rivedemmo più, se non quella stessa notte in un sogno in cui ci disse: “il velo di indifferenza è caduto! Andate liberi per il mondo e sfruttate i poteri che vi ho dato per costruire il mondo che vi ho descritto tante volte; raccogliete le emozioni dai cuori delle persone, belle o brutte che siano, e liberatele nell’universo la notte del vostro compleanno, finché il mondo non diventerà quello che così spesso abbiamo sognato insieme, e forse quel giorno ci rivedremo!” Così da quel giorno abbiamo girato il mondo in lungo e in largo aiutando le persone che avevano deciso di nascondere le loro emozioni ad esprimerle, portando i doni che la bambina ci aveva resi capaci di portare. Però, da quando le persone hanno smesso di credere in noi è sempre più difficile raccogliere emozioni, perché le persone molto spesso le tengono nascoste, l’egoismo è sempre più forte, e addirittura ci sono persone in giro che guardano male qualcuno se osa sorridere loro quando incrocia il suo sguardo per strada. Se continua così, non so per quanto ancora riusciremo a tenere lontana l’indifferenza. Anzi, probabilmente tornerà stasera stessa dato che ho perso il sacchetto che conteneva i cristalli delle emozioni che avevo raccolto.>> Mr. Gingerbread aveva rialzato lo sguardo lucido per scambiare un sorriso con la bambina che lo aveva accolto in casa, ma davanti a lui non c’era nessuno, e nemmeno dietro, e neppure attorno! Confuso aveva preso a girare su sé stesso fino a farsi venire un capogiro, chiedendosi dove mai potesse essere finita Ilyen, e soltanto dopo essersi fermato barcollante si era accorto che la porta era aperta; era corso in giardino e l’aveva trovata inginocchiata nella neve, a scavare a mani nude con le lacrime agli occhi, un’altra volta senza né guanti né cappotto. Lei proprio in quel momento aveva incrociato il suo sguardo e aveva singhiozzato: <<Non voglio che l’indifferenza torni!>> e Mr. Gingerbread sorridendo aveva poggiato una manina paffuta sulle sue guance umide, e quando le aveva allontanate un cristallo color indaco scintillava sul suo palmo, mentre Ilyen cominciava a sentirsi come quando andava sulle giostre al luna park. <<Nessuno vuole che torni!>> aveva esclamato una voce da qualche parte sopra le loro teste, e Mr. Gingerbread aveva alzato lo sguardo e aveva esclamato: <<Sera Snow!>> poi aveva notato che Ilyen guardava incredula quell’omino volante uguale in tutto e per tutto a Mr Gingerbread tranne che per il vestito e la bocca di ovatta e gli occhietti di gocce di cioccolato, e aveva fatto le presentazioni: <<Questo è Snow, l’omino con il vestito d’ovatta di cui ti ho parlato. Ovunque va-da porta la neve, e il suo dono è quello di portare l’armonia e la serenità a chiunque si senta perso e confuso.>> <<E quest’anno,>> aveva aggiunto Snow mostrando un sacchetto color marzapane chiuso da un nastro rosso <<oltre alla neve ho portato anche i cristalli che l’omino che porta l’allegria ha perso per strada. Spero proprio che gli altri non siano stati altrettanto sbadati, o temo proprio che saremo in grossi guai!>> <<Io di certo i miei non li ho persi!>> aveva esclamato una terza voce, e a quella avevano risposto altre tre in coro: <<Nemmeno noi!>> Pochi attimi ancora e Ilyen aveva visto comparire dal buio gli altri quattro omini di cui Mr. Gingerbread le aveva parlato, che appena si erano accorti di lei si erano inchinati e si erano presentati: <<Io sono Orange.>> aveva detto quello con il vestito di bucce d’arancia e due noccioli per occhi <<Il mio dono è quello di portare la speranza.>> e subito dopo l’omino vestito di agrifoglio e pungitopo: <<Io mi chiamo Mr. F perché porto forza e fortuna.>> <<Io invece sono Red. L’omino che regala a tutti la fantasia e la creatività!>> si era presentato quello vestito di carta velina, che indossava un cappello di peperoncino e aveva al posto degli occhi due cuoricini azzurri di cartone, e in-fine, quello vestito di vischio: <<Io mi chiamo semplicemente Vi, e il mio compito è quello di donare la pace e l’amore in tutte le sue forme.>>. <<Bene!>> aveva esclamato Snow <<Ora che ci conosciamo tutti, e dal momento che siamo tutti riuniti, io direi che possiamo anche procedere e compiere l’incantesimo proprio qui!>>. Tutti si erano detti d’accordo, e Ilyen aveva cominciato letteralmente a saltellare per la gioia; tutti gli omini di pan di zenzero allora avevano poggiato le loro manine sui suoi stivaletti di gomma proprio come poco prima aveva fatto Mr. Gin-gerbread, e quando le avevano allontanate sui palmi di ognuno di loro brillava un cristallo arancione; avevano lanciato tutti e sei i cristalli per aria e subito dopo i loro sacchetti, poi avevano cominciato a cantare una melodia senza parole, un incantesimo probabilmente, perché ad un certo punto il cielo si era acceso di colori, e una melodia che sembrava scendere dal cielo e salire dalla terra allo stesso tempo aveva risposto a quel canto. Dodici anni dopo, con una tazza di cioccolata calda in mano e un gatto accoccolato sulle ginocchia, Ilyen faticava a credere che quello che aveva visto fosse reale e non soltanto il frutto della sua fantasia, anche perché in tutti quegli anni non aveva più rivisto né le luci colorate, né alcuno dei sei omini, e neppure aveva mai più sentito le melodie che aveva ascoltato quella notte, anche se in cuor suo lo avrebbe desiderato tanto. All’improvviso aveva sentito un rumore alla finestra, come se qualcuno avesse bussato, e speranzosa era corsa a spalancare i vetri, ma degli spiriti del Natale non c’era traccia, se non le impronte dei loro piedini rotondi sulla neve, che però lei non aveva visto; aveva visto invece un bauletto di legno intagliato con il suo nome inciso sulla serratura dorata. L’aveva preso e l’aveva portato dentro, l’aveva aperto, e al suo interno aveva trovato sei figurine di cristallo che potevano essere appese all’albero di Natale e che rappresentavano gli spiriti del Natale, e questo biglietto di auguri: Cara Ilyen, tu credi che ci siamo dimenticati di te e che non siamo più passati a trovati, ma in realtà ogni anno, anche più volte l’anno, noi siamo venuti a prendere le tue emozioni e a regalarti i nostri doni. Prova a pensare a quante volte hai pianto perché ti sentivi triste, e all’improvviso ti è tornato alla mente un ricordo che ti ha fatta scoppiare a ridere; oppure a tutte le volte che eri spaventata perché non avevi idea di come uscire da una situazione, e all’improvviso hai avuto un’intuizione geniale che ti ha cavato fuori dall’impiccio di turno; oppure a quella volta che hai litigato con la tua migliore amica e le hai giurato che non l’avresti mai più rivista, e invece un attimo dopo hai commentato: “cioè, proprio mai, mai più… no! Però per punizione mi offri una pizza!” e lei è scoppiata a ridere ed è stato come se il litigio non fosse mai esistito, o ancora a quella volta al lago, in inverno, quando una delle assi del pontile su cui stavi passeggiando si è rotta e tu saresti caduta nell’acqua pro-fonda che quasi cominciava a ghiacciarsi se non avessi messo il piede in fallo e fossi scivolata all’indietro, di nuovo al sicuro sull’erba. In ognuna di queste situazioni, e in molte altre, noi ci abbiamo messo lo zampino, ma comunque abbiamo deciso di regalarti queste figurine, perché il dubbio non ti porti mai a dubitare della nostra esistenza.
BUON NATALE
Mr. Gingerbread
Orange
Mr. F
Snow
Red
Vi

[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

Qualche informazione su Princess Kassandra

Chi sono? Mmm... Non saprei... forse... ma no, è un'idea assurda! Non posso condividerla, rideresti di me. Non lo faresti mai? Giuri? Croce sul cuore? Ok, allora te lo dico: credo di essere un puzzle. Ecco! Lo sapevo io che non mi dovevo fidare! Lo vedi che sei scoppiato/a a ridere? No, non intendevo dire che sono fatta di cartone e sono divisa in piccoli pezzi sagomati, solo che se dovessi scegliere un aggettivo per descrivere la mia personalità, quello più giusto credo sarebbe eclettica; sono curiosa all'inverosimile, divertente, sarcastica, e auto ironica; detesto i riflettori e amo viaggiare, e nonostante non sogni il principe azzurro (o per lo meno non quello classico delle favole), credo di potermi definire comunque una persona romantica. La prima volta che ho preso in mano un libro avevo sette mesi e da allora non riesco più a farne a meno. Quando ho iniziato a scrivere ero in quarta elementare, all'inizio erano poesie, poi i racconti si annoiavano e si sono uniti a noi, e da allora è una festa continua. Come? Vuoi sapere se ho dei difetti? E chi non ne ha!? Ma non ho intenzione di dirti proprio tutto di me. Se vuoi scoprire qualcosa in più c'è un solo modo: leggi le mie storie!

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