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Lui non si era mai occupato di serial killer, ai vecchi tempi.

Aveva agito nelle squadre d’investigazione per i crimini seriali, che si occupavano sia delle rapine che degli omicidi, ma Dio era stato particolarmente buono con lui e con la sua famiglia, e gli aveva sempre evitato di incrociare un caso del genere.

Aveva studiato qualche elemento di psicologia criminale. Niente di sofisticato, il necessario per farsi un’idea, e aveva approfondito per conto suo. Ricordava quando noleggiava i tomi della biblioteca della Sapienza e se li portava a casa per studiare mentre Emma era ancora nel pancione di Elena.

Non ci volevano quei manuali per ricordargli che un assassino, per conoscere una vittima, per desiderarla, per volerla colpire, doveva averla conosciuta, forse frequentata giorno dopo giorno per mesi, instaurando un rapporto con essa.

Poteva sentire il desiderio di uccidere chi aveva avuto davanti al momento opportuno e per puro istinto. O per mille terribili istinti messi assieme.

Gli assassini del suo nuovo mondo non erano diversi dal vecchio.

Semplicemente diventavano malati di violenza più in fretta.

I Vettori agivano così. Creando assassini dal nulla.

Assassini come i due biondi nella fotografia. Due non difficili da individuare. Se c’era una, un’unica cosa che i Cassani avevano fatto negli ultimi anni della loro vita era stata andare a messa nella parrocchia di Sant’Agata.

E lì avevano conosciuto i loro assassini.

I Battisti.

Gente bionda, felice, tranquilla, pronta a fare amicizia con altre giovani famiglie come la loro.

Lui viveva sottoterra, e quando vivi sottoterra non hai modo di conoscere gente del genere. Gente del genere non veniva certo in posti come il Nucleo; anzi, se avesse scoperto un luogo del genere lo avrebbe subito segnalato ai carabinieri, che subito lo avrebbero segnalato all’Ispettorato.

No, non poteva dire di conoscere molte persone del genere, era vero, ma poteva dire di averne sentito parlare davvero tanto.

Gente bionda, carina, sensibile, che viveva buona parte della sua vita in casa, sul proprio divano, davanti alla televisione; oppure nelle parrocchie, ad ascoltare la messa.

Gente a modo. Gente ormai perduta.

***

Saltò la passeggiata alla parrocchia, perché avrebbe attirato troppi sguardi indiscreti.

No, quella notte non c’era già più tempo per altre strade.

Quella notte era cominciata con una caccia, e con una caccia sarebbe finita.

Una caccia in un bell’appartamento dall’altra parte del quartiere. Iniziò a sorvegliarlo verso mezzanotte.

Dal tetto della palazzina accanto, guardando con attenzione fra le finestre, e no, non vide proprio nessuno là dentro.

Lo controllò per alcuni minuti.

Una fotocopia di quello delle persone ammazzate; la stessa ricchezza, la stessa tranquillità, questa strana sensazione di aver costruito la loro serenità su una montagna di bugie e tacita accettazione di violenze e di orrori.

Poi andò al portone, usò il pass della pattuglia di quartiere, e in un momento fu nell’appartamento.

Davanti a lui lo sbirro vedeva altre fotografie; immagini della comunità religiosa, foto di famiglie felici e divertite da tutta quella gioia. Da tutta quella spensieratezza. Da tutta quella tranquillità.

Le uniche cose fuori posto erano tutte quelle immagini celebrative del Nuovo Duce, le tante bandiere italiane con la svastica al centro, i busti degli eroi di guerra proiettati da fasci luminosi, le armi alle pareti, che convivevano con crocifissi e statue sacre.

Si chiese da dove venisse tutta quella religiosità, se dalla pura fede o dalla paura per il domani. Anche se erano dei pazzi, gli sarebbe piaciuto pensare che non fossero altro che dei poveracci che avevano reagito con il fondamentalismo e l’orrore a quello che avevano visto negli anni della Paura, e non degli indottrinati senza più speranza.

E si chiese dove tutto quell’orrore avrebbe condotto il loro mondo.

Nessuna traccia, in ogni caso. Appartamento pulito. Un paio di documenti interessanti del marito; lavorava all’ufficio del podestà in Campidoglio. Un amministrativo come un altro, ma c’era qualche traccia, qualche spunto interessante, su quello che accadeva dietro le mura degli uffici. Roba che avrebbe potuto aiutare altri, più preparati a dover affrontare le questioni politiche. Gli fece una foto, certo, ma si sentì deluso. E inquieto.

Alla fine, quando uscì dall’appartamento e richiuse col pass-partout speciale, fu sollevato dal non dover più vedere quella roba per quella notte.

Adesso però aveva solo una possibilità, prima di andare.

E così bussò alla porta del vicino. E quando la porta si aprì lui aveva già in mano il distintivo olografico.  

Anche se sapeva che se ne sarebbe potuto pentire.

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Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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