Menu

Si trattava di un bazar, come avevano pensato fin da subito, ed era solo a qualche vicolo più in là rispetto all’appartamento della ragazza. 

Puzzava, come quasi tutti i negozietti di quel tipo. E, come tanti di quei negozietti, la struttura che lo ospitava non era che una vecchia cantina convertita. Piena di cianfrusaglie, alcune anche su strada. Tappeti, giocattoli, mestoli, forchettoni appesi al soffitto. Statuine. Amuleti e foto da appendere. Flaconi di detersivo in bella mostra. Scarpe. Ciabatte per la casa. Cristiani e musulmani che entravano e uscivano, tutti poveri. Molti mal messi. 

– Sento puzza di guai… – sussurrò Abel, facendo una smorfia. – Lo sapete, vero? 

– Più che altro è come cercare un ago nel pagliaio… – sussurrò Anna. – Guarda, Abel. E’ pieno di roba. Un fattucchiere potrebbe aver lanciato qualcosa anche dalla strada, guarda dove sono le scarpe…

– Ma questo vorrebbe dire che avrebbe colpito a caso – ribatté Isabel, sospirando. – E comunque la fattura è un rito complesso. Devi fermarti e perdere tempo. Qualcuno avrebbe notato qualcosa, di sicuro…

Anna aggrottò la fronte, pensante. Come darle torto? Inoltre, non conosceva nessuno così folle da lanciare una maledizione su un oggetto senza averne un buon motivo; ma, per quello che ne sapeva, non poteva certo dare per scontato che folli del genere non esistessero.

– In ogni caso sappiamo che quel paio di pantofole partiva da qui e che sono state comprate in modo casuale, no? – chiese Abel. – Fossero state un regalo, beh, la cosa avrebbe avuto senso… già successo in passato, no?

– In ogni caso ho un gran brutto presentimento – rispose Anna, mettendosi le mani in tasca. – Se le cose stanno così ho paura che non ne verremo a capo facilmente…

Adesso guardava verso l’alto. Finestre di casupole private, qualche balcone, terrazze. – Bisognerebbe cercare un posto tranquillo e tentare di lanciare un rituale da lì. Studiare il posto, insomma. Se c’è una fonte di energia dovremmo poterla isolare.

Si voltò di nuovo verso il marito.

– Quanto abbiamo dietro?

Lui fece una smorfia, senza neanche pensarci su. Anche Vendàsi, alle sue spalle. Nessuno dei due disse niente. Poi, lento, l’uomo afferrò il portafogli dalla tasca e, dopo un ultimo sguardo di fuoco che innervosì sua moglie, lanciò un’occhiata all’interno. A quel puntolo sguardo si fece ancora più preoccupato.

– Quanto avevi intenzione di spendere?

– Quello che serve – ribatté lei, facendo spallucce.

Abel alzò di nuovo lo sguardo su di lei.

– Beh, teniamoci bassi. Qui attorno non navigano nell’oro, bastano cinque o sei scudi e buonanotte.

Il sospiro snervato di Anna gli fece capire quanto quella storia sarebbe andata a rotoli, e molto velocemente.

– Facciamo dieci, va bene…

– Anche quaranta – ribatté lei. – Dai, ci serve… per cento scudi…

– Appunto, cento miseri scudi – ribatté lui. – E senza denunciare nulla al distretto…

– Basta! – fece allora Isabel, mettendosi fra loro. – Se la cosa si mette così e dobbiamo tornare sempre sugli stessi maledetti ragionamenti direi che possiamo anche rinunciare e tornarcene a casa, no?

– Si stava parlando – rispose suo padre, guardandola. – E c’era una questione da risolvere. Non facciamo polemiche inutili, dai…

Tornò con lo sguardo su Anna, di nuovo con la stessa smorfia in faccia.

– Facciamo cinquanta e speriamo che serva a qualcosa… – disse, alla fine. – E soprattutto di trovare un buon punto…

 

Ci misero un’ora, perlustrando quasi tutte le palazzine lì attorno. Molti appartamenti vennero scartati a prescindere. Situazioni troppo malfamate e gente troppo strana lì per tentare un approccio.

– Da questa parte, cari miei…

Alla fine erano stati fortunati: avevano dovuto alzare venti scudi in più, ma ora il reduce di guerra italiano che aveva spalancato le porte della sua casa li stava facendo accomodare. Abel lo guardava pronto a intervenire in caso avesse giocato qualche brutto scherzo, ma Anna aveva molto più paura della sfuriata che avrebbe fatto una volta tornati a casa, quella sera.

– Prego signori, prego, fate come se foste a casa vostra… – continuò il vecchio, con quel suo sorriso insopportabile. – La mia casa è casa vostra, per tutto il tempo che vorrete, e so tenere la bocca chiusa…

“Beh, direi…” pensò Abel, lanciando un’occhiata alle banconote fra le mani del vecchio.

Alzò lo sguardo, trovando Anna e Isabel già alla finestra.

– Perfetto, signore… – fece, guardandolo. – Sono certo che non daremo fastidio più di tanto…

– Figuratevi, non lo pensavo neanche…

 

Se ne andò richiudendo la porta alle sue spalle, lasciando lo spagnolo di fronte alle ragazze, che già guardavano fuori dalla finestra, concentrate.

Sapeva che non valeva la pena continuare con certi argomenti. Meglio pensare ad altro; le ragazze avevano già iniziato a studiare la situazione; cominciavano a cantare, concentrate su ciò che vedevano, stando in ginocchio sotto la finestra. Si erano anche tolte le ciabatte che il vecchio aveva dato loro all’entrata.

Il mercenario sospirò, guardandole, e le vide iniziare il rituale, pensieroso. Ripensò ai soldi, e a tutto quello che significavano per loro. Ai fornitori, alle armi, agli informatori che dovevano pagare e alle mazzette da tirare fuori quando gli uomini della moschea sollevavano qualche dubbio di troppo sulle attività di Anna e Isabel e sui loro rendimenti come medium impegnate nella caccia agli Orrori.

Non gli piaceva mai fare la parte del taccagno con loro due, lo trovava brutto, ma a volte aveva l’impressione che Anna pensasse troppo poco alle conseguenze delle loro azioni, soprattutto quando si trattava di contrapporre soldi e scopo. Si prendeva tutto troppo a cuore, soprattutto alcuni dei loro clienti. Davvero troppo. Oggi era una ragazza con la fattura, domani poteva essere un uomo col malocchio, due giorni dopo una famiglia con la casa infestata. Troppo cuore, troppa poca testa.

Alla fine, quando finirono e lo guardarono, ebbe la sensazione che ciò che stavano per dirgli avrebbe posto tutto il resto in secondo piano.

– Abel, quel posto è una bomba a orologeria…

Anna aveva sentenziato.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]
0