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Abel Guitierrez bussò per l’ennesima volta, mentre la preoccupazione per fatto che avessero potuto aver sbagliato appartamento cominciava a farsi strada nella sua mente.

Anna e Isabel,lì di fianco, si stavano lanciando un’occhiata, incerte e forse un po’ nervose, mentre Vendàsi e Oxos, più in là nel corridoio, guardava loro le spalle.

La sensazione era che fossero stati presi in giro: erano già tre volte che lo spagnolo bussava, eppure niente da fare.

– Beh, dai, aspettiamo… sussurrò Anna, alzando lo sguardo. – Magari è anziana…

– A me sembra una maledetta presa in giro, sai? Sono solo dieci minuti che aspettiamo qua fuori – ribatté lui, voltandosi. – Francamente non ho altro tempo da perdere…

– Sei insopportabile, aspetta alme…

E fu allora che la porta si aprì, lenta, attirando lo sguardo di tutti.

– Buongiorno, scusate per la lentezza, ma… beh, ecco come sto…

La ragazza che aveva aperto la porta era un’italiana; una bella ragazza, alta, vestita con i tipici stracci poveri degli italiani nei quartieri bassi di Bari. I capelli castano-chiari, quasi biondi. Era difficile trovare una ragazza così simile a una donna del nord, a meno che non si andasse in quel genere di posti. Zoppicava vistosamente; quando abbassarono lo sguardo, d’istinto, il motivo fu chiaro: il piede destro era fasciato.

– Prego… -continuò, spostandosi goffamente. – Venite, ho preparato il caffè…

– Avete bisogno di una mano, signorina? – chiese Abel, entrando per prima. – Potreste appoggiarvi a me…

– No, non preoccupatevi, ce la faccio…

La ragazza li guardò di nuovo; solo allora riuscirono a capire meglio cosa le passasse per la testa: nei suoi occhi c’era un po’ di preoccupazione, assieme alla solita paura che tutti dimostravano quando ricevevano una loro visita. Non era mai piacevole, ma faceva parte del gioco.

– In realtà è per questo problema che vi ho chiamato, signori Guitierrez – continuò, mentre si metteva di fianco alla porta e indicava le pantofole che aveva lasciato all’ingresso per i visitatori. – Prego…

– Qualcuno vi ha fatto del male alla gamba, signorina Simbeni? – fece Abel, mentre si cambiava le scarpe. Alle loro spalle Vendàsi e Oxos si preparavano a rimanere fuori a tenere sotto controllo la situazione. – Avete subito un’aggressione?

– Non un’aggressione tradizionale – rispose l’altra, sospirando. – Venite, vi prego, rimanere in piedi, beh…

– Oh, certo! – esclamò Anna, annuendo. – Perdonateci, signorina, siamo stati un po’ goffi…

– Figuratevi…

Non era bello rendersene conto già dalle prime battute ma, se c’era una cosa che sembrava chiara a tutti mentre Romina Simbeni li conduceva in salotto, era che non aveva paura di loro, ma di altro.

– Perdonatemi se sarò diretta, signorina – disse Anna, appena la padrona di casa le ebbe versato un po’ del tè che aveva preparato per l’occasione. Non aveva piacere nel partire già a testa bassa, ma la situazione le sembrava fin troppo chiara. – Siete caduta in casa e pensate che possa essersi trattato di… beh, di un fatto non casuale? Insomma, pensate a una fattura?

La ragazza alzò lo sguardo, e a tutti fu chiaro quanto le parole di Anna avessero centrato il bersaglio. Per qualche secondo Romina Simbeni non riuscì più neanche a tenere la testa alta; rimase così, imbambolata, con gli occhi sul tè fumante, mentre forse ripeteva mentalmente le parole che aveva sentito.

– Credo di sì, signora Guitierrez – rispose, guardandola di nuovo. – È successo ieri: ero qui, in casa, a pulire, quando a un certo punto, nonostante fossi molto attenta a dove mettevo i piedi, beh… è stato come se qualcosa mi avesse afferrato i piedi e tirato verso il basso. Veramente, come una stretta improvvisa, come se qualcosa volesse farmi del male. Ma non è questo ad avermi messo paura, quanto il fatto che non è la prima volta che succede, nell’ultima settimana: ho rischiato di inciampare altre tre volte, da quando… beh…

Si fermò un momento, quasi per prendere fiato dopo una confessione incresciosa. Più che impaurita, ora sembrava quasi meravigliata per ciò che stava dicendo.

– Ascoltate, questa storia è davvero strana; provo quasi imbarazzo a parlarne, però…

– Non vi preoccupate, Romina – ribatté Isabel, annuendo. – Non sarà più strana di molte altre che ci sono capitate nel corso degli anni. Potete fidarvi di noi.

La ragazza spostò lo sguardo sulla figlia di Abel Guitierrez come se fosse alla ricerca di altre rassicurazioni. Alla fine, forse grazie a quelle parole, annuì e continuò.

– Non so chi possa essere stato a fare la fattura, io non ho nemici, non… sono sola, i miei genitori sono morti, non… faccio la domestica per vivere e tento di non dare fastidio a nessuno… non so davvero chi potrebbe essere stato, ma vi giuro che ho paura che sia successo proprio questo: malocchio, signori…

– Avete notato qualcuno di sospetto, tornando a casa da lavoro la sera? – chiese Isabel. – Di solito le fattucchiere fanno così, sapete… e poi, sicura di non avere in mente nessuno che potesse avercela con voi?

– Non saprei davvero… e non so neanche se qualcuno possa avermi spiata o fatto qualcosa a casa mentre non c’ero, ma pensando a quanto è accaduto mi è venuta a una strana idea…

– Ovvero?

A quel punto si voltò, afferrando da sopra il cuscino del divano una busta di plastica. Tornò a guardarli, estraendo dal sacchetto un paio di pantofole, che veloce posò sul tavolinetto.

– Queste erano le pantofole che indossavo quando sono caduta, tutte e tre le volte. Le ho comprate il giorno del primo incidente, in un negozio di articoli per la casa qui vicino. Man mano che le portavo sentivo i piedi sempre più stanchi e doloranti e penso che possano essere… beh…

Alzò di nuovo lo sguardo sui Guitierrez, sospirando.

– Maledette, Romina? – chiese Anna, per niente turbata dalla bizzarra situazione.

Adesso la ragazza era di nuovo imbarazzata, e aveva abbassato di nuovo lo sguardo sulle ciabatte. Abel lanciò un’occhiata a sua moglie, e lei a lui.

Capì che, per quanto tutto sembrasse assurdo, c’era davvero poco da ridere.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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