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Per Abel la cosa era chiara: passando per il vicolo, orientandosi bene, ce l’avrebbero fatta; serviva soltanto tenere sempre presente che erano a nord del bazar e che tenere sempre sotto controllo i tetti delle case che sovrastavano la stradina. Finché lassù ci sarebbero stati i tetti che avevano visto anche dalla casa del vecchio, sarebbero stati certi di trovarsi sulla via giusta.

Attorno a loro pianti di bambini, urla, litigi, risate di ragazzini che giocavano a pallone nei cortili di fianco ai quali stavano passando e, soprattutto, tanta sporcizia. Cumuli d’immondizia ovunque.

La brutta sensazione di essere entrati in un postaccio.

Lo spagnolo si guardava attorno con la mano sopra il calco della pistola, la fondina slacciata, l’arma carica. Come lui gli altri.

– Sbrighiamoci, sbrighiamoci…

Ringhiava, nervoso, mentre sua moglie e sue figlia lo fissavano preoccupate.

-Forza, forza…

– E voi? Che vi porta da queste parti, bellezze?

Mani che afferrano rapide pistole nella fondina, Abel, Vendàsi e Oxos che lanciano occhiate alle loro spalle, le ragazze ferme come ghiacchiate, sguardi sul fono della via.

– Non-provate-a-voltarvi, belli miei.

Chi gli parlava, dalle loro spalle, aveva il tipico tono di qualcuno pronto a piantare grane, e senza dubbio avrebbero dovuto lottare per farsi valere.

– Possiamo parlare? – disse, alla fine – Parlare con calma, intendo, senza farci prendere dal panico…

– Dipende, in teoria siamo abbastanza urtati dal fatto che qualcuno non del posto venga da queste parti. Sapete, ci teniamo un bel po’ a tutelarci, anche se ammettiamo che è una parola non bella… se dobbiamo parlare, cominciamo con una domanda: chi siete?

– Posso voltarmi? –chiese Abel Guitierrez. – Sapete, dare spiegazioni a un uomo senza guardarlo in faccia non è corretto… oltretutto tenendo presente che so già a chi mi sto rivolgendo…

Nessuno parlò, ma Isabel Guitierrez non poté fare a meno di lanciare un’occhiata verso suo padre. Trovò lo sguardo di Anna, incerto quanto il suo, ma forse più fiducioso. Fu strano, ma il silenzio durò più di quanto tutti si fossero aspettati e alla fine a parlare non fu lo spagnolo, ma l’altro.

– Questa non è zona per uomini del governo o per uomini che lavorino per esso – disse, avvicinandosi. – C’è un patto, amico mio. Un patto fra il distretto di zona e noi. Non avete diritto di essere qui, anche se vi chiamate Abel Guitierrez e vi pagano migliaia di scudi per ogni incarico da Cacciatore, amico mio. E ora voltatevi… ma attento a non fare scherzi.

Già nel momento in cui aveva sentito la battuta sugli scudi Abel Guitierrez aveva sorriso, ma adesso la sua bocca era esplosa in una risata sarcastica. Alla fine si voltò.

L’uomo che aveva davanti aveva una quarantina d’anni; vestiti da strada, logori, dall’odore forte. Come lui gli altri. Persone della strada, pronti a crearti problemi-

– Ci dispiace aver invaso la vostra zona. Non vogliamo guai, credetemi – disse, scuotendo il capo. – Facciamo quello che dobbiamo e vi lasciamo, va bene?

– E cosa dovreste fare da queste parti?

– No, non funziona così – ribatté Abel. – Roba del cliente, non possiamo dare altre informazioni.

– Bene, in questo caso vi prego di scegliere un’altra strada. Questa non va.

Lo spagnolo fece una smorfia, nervoso, immaginando che quella situazione si sarebbe risolta solo sborsando qualche soldo. poi però pensò a un’altra soluzione, e quella soluzione era davvero quella giusta.

– E se vi dicessi che siete in pericolo e che potreste dovervi rivolgere a gente come noialtri, in futuro? – chiese, quasi sorridendo.

L’uomo lo guardò subito, sorpreso. La prima cosa che Abel pensò fu qualcosa che lo rincuorò, in fondo: i criminali di fronte a loro sembravano avere davvero bisogno di loro. Non il capo, lui sembrava ancora titubante; gli altri, però, sembravano pendere dalle loro orecchie.

– Ho colto nel segno, vero, amico mio?

No, gli altri guardavano i nuovi arrivati con uno sguardo di speranza, come se il loro arrivo li avesse davvero potuti salvare, come se fossero l’ultima speranza alla quale aggrapparsi in quel momento.

– Riguarda il bazar sulla quindicesima? – chiese ancora Abel, abbastanza sicuro di quello che diceva.

– Sì – ribatté uno della banda. – Che ne sapete voi?

– Cosa ne sai te?

– Poco. Forse da quel posto è uscito fuori un oggetto maledetto.

– Non sarebbe il primo: è qualche settimana che lì attorno escono delle cose strane. Strani incidenti fra quelli che lo frequentano, qualcuno si è fatto anche molto male… e voi come ci potreste aiutare, vecchio mio? Credete di poter fare uno di quegli strani riti che sapete fare solo voi?

 – E voi ci potreste far entrare là dentro, magari a un’ora accettabile? – chiese Anna. – E magari dirci cosa diavolo c’è là sotto, secondo voi?

– Le voci dicono che Mohammed, il padrone, è in realtà uno stregone. Uno instabile – rispose uno dei ragazzi. – Ma sapete, conosciamo Mohammed da troppo tempo per pensare che sia un pazzo. Magari un po’ solitario, ma di sicuro non una persona che potrebbe mettersi a fare follie per spaventare le persone. quindi abbiamo quasi paura che Mohammed possa avere problemi in questa storia…

– Allora cosa pensate sia successo per far accadere stranezze come quelle di cui parlavate? E di che si tratta? – chiese Isabel.

– Due settimane fa è andata a fuoco una tovaglia comprata da Mohammed, o così ci hanno detto, l’altra settimana un vecchio che abitava due strade avanti è caduto per le scale mentre tornava da lì… in più qualcuno dice di sentire strani odori dal negozio, quando ci passa davanti.

– Credete sia utile andare a parlare con questo Mohammed, ragazzi? – chiese Abel.

– Se ne avete il coraggio…

Abel Guitierrez guarda sua moglie e sua figlia. E neanche loro sanno dare una risposta alla domanda.

– In ogni caso, se scoprite qualcosa su quello che succede là dentro… – continuò il criminale. – Potremmo quasi metterci d’accordo per un piccolo extra… no?

Adesso sorrideva, soddisfatto.

Abel Guitierrez non commentò, mentre la sua famiglia rimaneva incerta.

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Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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