Menu

Raccontare la quotidianità della scuola è da sempre una delle “abitudini” della letteratura italiana contemporanea, forse perché permette di affrontare una serie di questioni sociali importanti da un punto di vista particolare come quello dei ragazzi: ancora privi di punti di riferimenti certi, in cerca della loro identità, scoprono il mondo fra i banchi di scuola e durante questa ricerca mettono a nudo le contraddizioni e le cose che tendiamo a dare per scontate del mondo in cui viviamo. Da qualche giorno anche Geeko Editor ha nel catalogo un “romanzo scolastico”, Cronache da un anno italiano di Margherita Pace, che racconta con leggerezza e humour la storia d’amore e di crescita di Pablo, diciottenne colombiano che trascorre un anno in una scuola italiana per un programma di scambio culturale, e Ale, il primo della classe con aria da fricchettone.

Una storia tanto leggera nei contenuti quanto scritta con cura, che andiamo a scoprire attraverso le parole della sua autrice Margherita, giovane medico che ha a cuore importanti temi sociali.

Copertina cronache

La copertina di “Cronache da un anno italiano”

D. Cronache da un anno italiano è un romanzo dal tono leggero, ma che riesce a toccare due argomenti molto importanti come i diritti civili e l’incontro di culture. Da dove è nata questa necessità?

Credo che basti guardarsi attorno per capirlo. I due aspetti che tu hai citato non sono argomenti teorici o qualcosa che verrà in futuro, ma ormai una cosa da tutti i giorni, nella nostra società. Siamo una società multietnica, multi orientata, multi religiosa, et cetera. Di ragazzi come Ale e Pablo sono pieni i licei italiani, in mezzo a tutti gli altri vivono le loro normalissime adolescenze. Parlarne serve solo a mostrare una realtà che già esiste.

D. È un romanzo che parla della quotidianità scolastica del liceo… quanto della tua esperienza alle superiori c’è in quello che hai scritto? Hai preso spunto da qualche evento in particolare?

Nel romanzo c’è molto della mia esperienza liceale, soprattutto nei piccoli particolari collaterali, più che nella trama principale; ho una grandissima nostalgia per quel periodo che ricordo difficile ma pieno di emotività, tornerei senza pensarci un attimo tra i banchi di scuola, a diciassette anni.

D. Da dove nascono i tuoi personaggi? Sono due ragazzi “come tanti” (pur avendo dei tratti molto particolari), eppure mi è sembrato che tu li abbia costruiti con sapienza, basandoti su degli “obiettivi comunicativi” precisi.

I nostri personaggi sono sempre un miscuglio di noi stessi, di persone che abbiamo incontrato lungo la strada e anche l’incarnazione di un ideale che vorremmo dimostrare grazie alla loro storia. Sicuramente c’è molto di me in ognuno dei personaggi principali (Ale e Pablo, ma anche Irene e Anita), ma senza dubbio il mio intento principale è stato quello di costruire personaggi come persone che possiamo incontrare nella vita di tutti i giorni, reali, tangibili. Alessandro è il classico bravo ragazzo con una solida famiglia alle spalle, ama lo studio, si impegna politicamente, è pieno di buoni sentimenti, dalla vita si aspetta molto perché pensa in fondo di meritarselo, però il grande amore gli porterà anche molto dolore. Pablo invece è sicuramente più scanzonato, ribelle, preferisce le donne allo studio ma gli è accaduto qualcosa, l’anno precedente a quello raccontato nel romanzo, che lo ha messo un po’ in stand by, e vuole capirci qualcosa. Tanti ragazzi come lui scelgono di “partire” per chiarirsi le idee, in ambito personale, sentimentale o anche solo lavorativo – è successo anche a me – e io volevo appunto un personaggio che utilizzasse l’esperienza in una cultura diversa dalla propria come fuga, salvo poi confermare esattamente ciò che pensava. Forse è un discorso un po’ contorto senza conoscere la storia, ma sono sicura che sarà chiaro a chi ha letto il romanzo!

D. Quanto è durata la stesura del romanzo, e che tipo di metodo hai seguito?

Ho scritto il romanzo in circa tre mesi in una sorta di estasi artistica, tutte le sere per ore dopo essere tornata dal lavoro e non mi capitava da anni di essere così ispirata; soprattutto per questo sono estremamente grata per questo risultato, perché per la prima volta sono riuscita a finire una storia lunga, di cui essere contenta, senza perdere l’entusiasmo tipico che accompagna l’inizio della stesura di ognuna. Ho scritto per primi due capitoli centrali, poi sono tornata con calma all’inizio e ho impostato bene storia, personaggi, trama e ambientazione; poi ho scritto la fine e, per ultimo, un capitolo che sta nel mezzo. Poi ovviamente ho letto e riletto e riscritto il tutto diverse volte.

Margherita Pace

Un bel ritratto di Margherita.

D. Ti sei ispirata a qualche romanzo o autore in particolare?

Quando scrivo cerco di impostare le mie storie secondo i canoni del Verismo, applicato ai nostri giorni (di questo ho già parlato in un post qui sul blog di Geeko), quindi si può dire che, in qualche modo, Verga sia uno degli autori a cui mi ispiro per la tecnica. Su tematiche simili, invece, apprezzo molto David Leavitt e Michael Cunningham. Altri autori contemporanei che mi piacciono molto sono Ian McEwan, John Niven e ricordo bene che mi aveva colpito molto Acciaio di Silvia Avallone; i loro romanzi sono di quel tipo che, quando li finisco, penso: “Questo vorrei averlo scritto io”. In qualche modo, anche Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi mi ha aiutata a scrivere questa storia, perché parla nuovamente di un amore giovanile a scadenza ed è un romanzo ben radicato nell’epoca e nella cultura adolescenziale in cui è ambientato.
Per il titolo, invece, credo di aver fatto un parallelo con Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini, un romanzo splendido che scoprii proprio grazie alla mia professoressa di italiano del liceo!

D. In questi mesi una serie di eventi politici e sociali molto di impatto sembrano aver messo in discussione molti valori che si è tentato di imporre nel corso degli ultimi decenni, come integrazione e abbattimento dei pregiudizi nei confronti di certi orientamenti sessuali. Speri che Cronache da un anno italiano riesca a difenderli, magari sensibilizzando i più giovani?

Credo che i più giovani siano già sensibilizzati e ho molta fiducia nei coetanei di Ale e Pablo, è la gente più grande che mi fa un po’ paura perché mi sembra completamente distaccata dalla realtà. Non credo che Cronache riuscirà a cambiare le idee di nessuno perché qualcuno, probabilmente, si fermerà alla copertina e alla sinossi e sceglierà di non leggerlo. Piuttosto vorrei dare fiducia a tutti coloro che la pensano come noi, perché siamo tanti a volere una società più uguale per tutti, e dobbiamo dirlo ad alta voce.

D. Cosa vorresti comunicare ai tuoi lettori attraverso la tua storia?

Beh, come ho già detto in qualche risposta più su, non voglio comunicare niente altro che l’assoluta normalità della mia storia che avrebbe potuto avere come protagonisti due ragazzi, un ragazzo e una ragazza o due ragazze, e sarebbe stata la stessa.

D. A chi consiglieresti  Cronache da un anno italiano e perché?

Credo che sia un romanzo pensato e scritto soprattutto per gli adolescenti, ma credo che dovrebbero leggerlo soprattutto i loro genitori. Lo consiglierei inoltre a educatori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare con gli adolescenti e hanno dimenticato un po’ cosa vuol dire essere preda di quelle altalene emotive estreme.

Cronache da un anno Margherita Pace, è uscito il 5 luglio in epub, mobi (per kindle) e pdf, tutti disponibili al momento dell’acquisto.

Scarica l’anteprima e leggi le prime pagine.

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Due cose su Redazione Geeko Editor

Account aziendale di Geeko Editor.
Qui troverai notizie sui nostri lavori, il nostro blog e molto altro.
Contattaci per qualsiasi informazione!

Vedi tutti i post
No Posts for this author.