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In principio era il Verbo… meglio non puntare così in alto. In principio era il rullino. Anzi, in principio era il nitrato d’argento o la celluloide. Ma per quanto riguarda questo post, va bene il rullino. Quindi in principio era il rullino. (Comunque la storia della fotografia è davvero interessante).

Per parlare di selfie bisogna tornare ad un oggetto, il rullino appunto, che i nostri figli forse non vedranno mai. Comincio con il dire, a chi è nato dopo gli anni 00, che l’effetto era totalmente diverso da quello di un selfie. Il risultato di una foto era frutto di uno sviluppo. E lo sviluppo non era sempre garantito, specie prima delle macchine da stampa fotografica automatiche, quando erano fondamentali il tempo di fissaggio e la camera oscura. (Alle medie ho fatto un corso pomeridiano di camera oscura, quanta bellezza, che profumi).

Poi arrivarono, in tempi diversi, che storicamente fanno già parte del passato, le polaroid e le macchine per fototessera. E fu subito fenomeno e fu già novità narcisista.

La foto con gli amici e con l’amore di gioventù nella cabina delle fototessere fa molto “tempo delle mele”. (I nostri nipoti non sanno di un cult che ha fatto la storia del cinema con Sofie Marceau girato negli anni 80, ma possono documentarsi in rete Wikipedia e youtube, forza-!).

Mettiti in posa, è partito il tempo alla rovescia e via; quattro foto; quattro, otto, dodici volti, smorfie e sorrisi. Una per uno, senza possibilità di duplicazione. Almeno fino alle ultime che ti fanno scegliere se ti piace la foto con la possibilità (fino a tre) di rifarla.

E le Polaroid, ormai il nome della “marca” è diventato nome comune di cosa. Una macchina che in un instante o poco più, come la linguaccia di un’emoticon, tirava fuori un quadrato di carta da sventolare, agiare prima dell’uso o meglio prima della visione per non rovinare il risultato.

Ed ecco il risultato. Oddio ma chi c’è dietro che fa photobombing? No un passo indietro, ai tempi della polaroid non esisteva il photo… chi è quello nella foto? Ha rovinato una posa, perché il numero di foto era esiguo ed anche una sola andata male era un problema.

Anni dopo arrivarono le primissime digitali, costo direttamente proporzionale ai pixel. Ma chi riguarda la moltitudine di foto che non sono state mai stampate? Con il tempo i pixel hanno cominciato ad aumentare ed i costi e le dimensioni a diminuire, tanto che in un palmo di mano si hanno risoluzioni inimmaginabili ai tempi di rullino, polaroid e macchinette fototessera.

Caspita Salvatore, hai dimenticato il passaggio delle “usa è getta”; ideona durata l’arco di qualche lustro. Chi non ha almeno una usa e getta nel cassetto da portare a sviluppare? (forse chi ha meno di 20 anni non può capire).

Tornando però alle minuscole dimensioni delle digitali, talmente piccole da essere incorporate in una biro, in un bottone su di una giacca. In un telefono, che nel frattempo ha cambiato nome. Smartphone, che poi non significa realmente quello che rappresenta, sarebbe stato opportuno chiamarlo allphone. Ma da solo, questo, non avrebbe fatto esplodere il fenomeno Selfie. Aveva bisogno di un complice o di complici: i social. Anche qui si potrebbe scrivere una fenomenologia – Facebook, Instagram, Twitter, Whatup, LinkedIn… ma non è argomento del post. Quindi restiamo sulle foto.

Smartphone più social uguale Selfie. Visi, smorfie, piedi e gambe al mare, piatti (no quello è foodselfie). I cinesi, che non ho ancora citato in questa storia, sono sottotraccia ma sono presenti in ogni chip.

Il Selfie si fa puntando il mirino, ops, l’obiettivo del telefono (ormai double-face) verso il proprio volto e quello degli altri presenti, meglio se tanti, tutti insieme. E click. E qui arrivano i cinesi in pompa magna. Reggere-cliccare-puntare-mettere a fuoco (no quello è automatico) con una sola mano è estremamente complicato. E cosa tirano fuori dalla borsa di Mary Poppins che si chiamerà in cinese Liu Chin Han Popping? Un ombrello? No, un bastone dove ad una delle estremità viene collegato lo Smartphone. Con un sistema di click (in alcuni casi Bluetooth) all’altra estremità, attraverso il quale è possibile scattare.

Ed è boom. Ragazzi, giovani, bambini, vecchi, adulti, calciatori, attori, nerd, emo, hipster…

Tutti con il bastone. Nelle piazze, sulle barche, in teatro, al mare, in pizzeria, ad un battesimo come dal fruttivendolo.

Per carità non sono contro i Selfie, o tantomeno contro il bastone da Selfie. Delle volte vengono fuori foto in prospettiva davvero belle. I Selfie fissano i ricordi. È il loro uso esasperato.

Aspetta, aspetta un secondo che mi faccio un selfie mentre scrivo un post sulla fenomenologia del bastone da selfie…

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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