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Piccolo alloggio, ottavo piano interrato.

Il Nucleo è il centro della sua vita, dove tutta la sua famiglia ha trovato casa.

Tutti dormono.

Prime ore del mattino. Fortuna che ha dormito fino a poco prima di entrare in azione nelle fogne, perché oggi si farà tardi.

Ci sono giorni di caccia che sono così. Furiosi, senza pace, e vengono subito dopo periodi in cui non succede nulla. Momenti nei quali si lancia a caccia in città, con la pistola in mano, e ci si ritrova a correre dietro a qualcuno per ore.

Quando capita con i Mostri è dura.

Sai quando e come parti, non sai se tornerai, e il lato peggiore della cosa non è neanche questo.

È costretto a pensarci; sfoglia gli incartamenti con disgusto, e vede ciò che è successo, e ciò che presto si ritroverà davanti.

Guarda i morti che il suo obiettivo si è lasciato dietro. Sente puzza di morte e di nulla.

Chiunque l’ha fatto è un Mostro, ed è un Mostro che va fermato.

I Mostri, a Roma, non uccidono più per denaro, e non uccidono più neanche per ideali pieni di orrore. E neanche perché sono nati matti.

Impazziscono e uccidono, grazie ai Vettori. Le armi perfette, già: il Vettore arriva, sussurra all’orecchio delle persone, e quelli uccidono.

E la cosa peggiore è che non è si tratta di un’arma chimica, come hanno pensato alcuni, nei mesi scorsi.

È altro.

“Sono abbastanza banale se a questo punto ti chiedo di spengere quella luce e di venire al letto con me?”.

Lo sbirro sorrise, e quasi subito si portò una mano agli occhi,  dette la prima strofinata per levare la stanchezza, chiuse il fascicolo per non permetterle di vedere le foto, e poi si appoggiò alla sedia.

“E io lo sono se ti dico che oggi non ho tempo di dormire?” rispose, guardandola. “Eh? Razzie Award per la sceneggiatura?”

“Razzie Award…” sussurrò lei, ridacchiando.

Si era seduta sulle sue ginocchia, e aveva accarezzato la sua guancia, e poi baciato.

E ora lo guardava, sorridendo malinconica, come faceva sempre in quei momenti.

“Come sei vintage… nessuno sa cosa sia un Razzie Award, oggi. E non lo sapevo neanche io, prima che te, nerd disfattista che non sei altro, non me lo dicessi…”.

Poi smise di sorridere.

“Chi è? Si sa qualcosa?”.

Lui scosse la testa. “No. Non l’abbiamo ancora identificato, devo farlo io, e mettermi sulle sue tracce. Ora”.

Si alzò, prendendo il tablet nella borsa.

“E ho poco tempo”

“Chi ha ucciso?”.

“Oh, santo cielo…”.

La guardò negli occhi, e quasi subito sorrise. Non che ci fosse qualcosa di divertente, oltre alla reazione determinata di sua moglie. Era forte sua moglie, molto forte, e molto determinata. Se c’era una cosa che non voleva era rimanere fuori dalla vita di suo marito, in ogni caso e per ogni motivo possibile.

“Eh?”

“Questo tuo attaccamento ai fatti di sangue è morboso, e…”

“… chi? Che ha fatto?”.

Il sorriso sbocciò in un altro, ancora più grande, e quasi subito lo sbirro chinò il capo, scuotendolo.

“Da’, hai rotto le palle di fare il protettivo” ribatté l’altra. “Non è che a lavorare alla divisione informazioni segrete sia…”.

“Ma chi ti vuol proteggere, figurati…” ribatté lui, ridendo.

“Sei un cretino…”.

Un bacio.

“Un cretino, eh?”.

“Chi è l’uomo che sta cercando, e che ha fatto?”.

Ora non sorride più.

Ah, no.

La guarda negli occhi, prendendo coraggio, e le dice tutto.

Lei rabbrividisce, per pochi secondi.

Deglutisce.

E poi si ricompone, sospirando.

Chiude gli occhi, li riapre.

“Prendilo e uccidilo. Nessuna pietà, maledizione…”.

Lui la guarda negli occhi, e non fa nient’altro.

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Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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