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Di cosa parliamo quando trattiamo di editing letterario? Chi è l’editor, questa terrificante creatura mitologica che si nasconde tra scaffali di libri (virtuali e non), pronto a divorare e fare a pezzi senza pietà i manoscritti dei poveri autori esordienti?

Oggi io, Alba, voglio parlarvi proprio di questo: in questo articolo vi spiego come funziona il lavoro dell’editor, di cosa si occupa nello specifico, come svolgo in prima persona questo delicato ruolo e come mi relaziono con l’autore o l’autrice. Dopo decine di manoscritti letti, quasi otto e-book pubblicati (l’ottavo, “Voci tra gli alberi” di Stefano Dati, è in arrivo martedì 25 settembre su questi canali: segnatevi la data!) e diversi servizi e consulenze di editing per autori, sono pronta a raccontarvi qualcosa di più del dietro le quinte della nascita di un libro!

Volete seguirmi in questo affascinante viaggio?

Ecco di cosa parlerò in questo articolo:

 

Da dove viene la parola “Editor”?

Prima di iniziare una curiosità. In molti mi chiedono da dove derivi il nome “Geeko Editor” e solitamente si accontentano di sapere il perché della prima parte del nome: si tratta di una fusione tra la parola “geek”, ovvero “appassionato” e la parola “geco”, che si riferisce proprio a quell’animaletto non simpatico a tutti, ma che porta un significato importante, in quanto simboleggia la capacità di adattarsi ai cambiamenti, senza arrendersi, ma rinnovandosi.

La seconda parte del nome, “Editor”, solitamente passa in sordina, perché è chiaro il riferimento all’ambito editoriale. Eppure anche la scelta di questo termine non è casuale. La parola “editor” è mutuata dal contesto editoriale anglosassone, dove indica il curatore editoriale di un testo, ma deriva direttamente dal latino, dal verbo “edere”, ovvero, letteralmente, “tirare fuori”, quindi pubblicare, ma anche tirare fuori un testo, una forma, un messaggio, portarlo verso l’esterno, verso il pubblico di lettori.

Ma non è questo il motivo che mi ha portato a scegliere questo termine: il fascino che ha per me questa parola risiede nel fatto che “editor” non indica soltanto la figura che si occupa della cura editoriale di un testo da pubblicare, ma viene utilizzato anche quando si parla di “editor di testi”, ovvero i programmi impiegati dagli scrittori per dare forma alle loro storie. In sostanza, il duplice significato di questo termine riporta bene sia la filosofia di Geeko Editor, ovvero un luogo in cui lettori, scrittori e editori si incontrano alla pari per confrontarsi, ma anche il lavoro editoriale, un meraviglioso passo a due tra curatore editoriale e scrittore, una sinergia finalizzata a plasmare e a dare vita ad una storia.

 

Che cos’è l’editing letterario?

C’è spesso molta confusione quando si parla di “editing”: tra chi si spaventa per questa parola dal sapore meccanico e chi confonde questo lavoro con la semplice correzione di bozze, orientarsi è difficile. Partiamo dalla differenza sostanziale tra editing e correzione di bozze: mentre il correttore di bozze si limita a correggere spaziature, punteggiatura, refusi e formattazione del testo, il processo di editing è molto più complesso e articolato.

Si tratta, infatti, di intervenire sulle strutture delle frasi, sull’organizzazione del discorso, sull’ordine dei capitoli, sullo svolgimento della trama, sulla caratterizzazione dei personaggi e sulle incongruenze narrative. Un bravo editor è in grado di individuare i punti di forza di una storia, da valorizzare e potenziare, ma soprattutto i punti deboli sui quali intervenire: si può trattare di questioni formali, magari una scrittura un po’ trascurata, distratta o con molte ripetizioni, oppure di questioni sostanziali, come dialoghi deboli, una trama confusa o personaggi poco caratterizzati.

Ma la parte più difficile del lavoro di un editor è suggerire delle modifiche che siano in linea con lo stile e il sentire dell’autore. In pratica, il lavoro dell’editor è ben fatto se non si percepisce la sua presenza: deve essere un amico silenzioso in grado di guidare dolcemente l’autore verso il superamento dei suoi limiti, verso la maturazione del suo stile e la piena realizzazione della sua storia. Ne consegue che il rapporto con l’autore è fondamentale. Si deve creare un’alchimia: l’editor deve essere consapevole che sta lavorando su un’espressione profonda di una persona e avere il giusto riguardo, mentre lo scrittore deve avere piena fiducia nel fatto che l’editor è lo sguardo attento di un alleato, qualcuno che non vuole snaturare il suo scritto, ma aiutarlo a portarlo agli occhi e al cuore di tante altre persone.

Quando e perché richiedere un servizio di editing?

Ecco una domanda che si pongono tutti gli autori, esordienti e non: “Quando sottoporre il mio scritto allo sguardo di un editor?” Alla luce di quanto scritto prima, spero di aver “addomesticato” l’idea di mostro sfascia-manoscritti che molti di voi potevano avere della figura dell’editor.

Quindi la risposta è: il parere di un professionista sul vostro lavoro può sempre essere utile. Un editor non deve necessariamente stravolgere un manoscritto: spesso si tratta, invece, di uno sguardo esterno in grado di intuire le potenzialità di un inedito e che sa come lavorare per farlo risplendere. Anche gli scrittori più famosi e gettonati (anzi, soprattutto loro) hanno un editor di fiducia con cui confrontarsi, per ottenere indicazioni, suggerimenti e consigli su come procedere nella scrittura e su come rifinire il loro lavoro.

Perché richiedere un servizio di editing? Per ottenere una consulenza professionale da parte di una persona competente, con cui parlare di tutti i dubbi e le incertezze riguardo il vostro scritto, con cui scambiarsi idee e magari per capire qual è la giusta strada per superare il famigerato “blocco dello scrittore”.

Il confronto con un editor è sempre un’occasione di crescita e di arricchimento, sia per lo scrittore che per lo stesso editor, che ha la possibilità di entrare in contatto con un mondo nuovo, quello dell’autore e delle sue storie; mentre l’autore ha la possibilità di arricchire e migliorare il proprio romanzo prima del temuto contatto con una casa editrice, un concorso letterario o, semplicemente, il pubblico di lettori.

Quindi, se volete un parere spassionato su quello che avete scritto, con commenti costruttivi su cosa funziona e cosa no; se desiderate lavorare su come far arrivare in maniera più efficace il vostro messaggio, o su come comunicare le vostre emozioni; o se volete anche solo ottenere dei consigli in merito a stile, scrittura, personaggi e trama, allora sì: è il caso di richiedere un servizio di editing.

Vuoi un primo parere gratuito? Contattami!

 

Come funziona l’editing: la mia esperienza di editor tuttofare

Arrivati a questo punto dell’articolo già vi vedo sbuffare e immagino cosa starete pensando: “Sì, ok, tante chiacchiere, ma poi nel concreto come funziona l’editing letterario?”. Eccomi qui allora a rispondervi, con la mia personalissima esperienza all’interno di una casa editrice di cui sono, contemporaneamente, co-fondatrice, amministratrice, responsabile editoriale, editor e correttrice di bozze (per fortuna all’impaginazione ci pensa Lidia!); o, come mi definisce Fabio, la “Kapa”, con tanto di K rafforzativo che dovrebbe farmi venire i brividi e che invece mi diverte… ma l’ho già detto che gli editor non sono necessariamente “nazi-grammar”, no? Anche se la vista di qualche “orrore” grammaticale contribuisce a farmi venire i capelli bianchi, lo ammetto.

In questo ultimo anno ho lavorato sia con autori che hanno pubblicato con la nostra casa editrice, sia con scrittori “esterni”. In alcuni casi ho avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con l’autore sulle bozze del suo manoscritto (come per esempio con @francesco Curti, come testimonia la foto qui sotto), mentre più spesso mi è capitato di dover lavorare da remoto a causa della distanza, ma senza particolari problemi: tra mail, skype e telefono siamo sempre riusciti a lavorare al meglio.

La prima fase prevede una lettura preliminare dell’intero manoscritto, che mi permette di farmi una prima idea della storia e dello stile dell’autore, nel suo complesso. La mia è una lettura “critica”, che mi consente di avere già in mente quali sono gli aspetti e gli spunti su cui si potrebbe lavorare: a questo punto posso già stilare un primo piano operativo di lavoro e fare una stima di quale sia l’impegno e il tempo richiesto.

A seconda del tipo di lavoro che devo fare con l’autore, lo contatto per dargli le prime indicazioni, in modo da rompere il ghiaccio parlando della sua storia, di ciò che mi ha colpito, di cosa l’ha influenzato e concordare insieme un terreno comune su cui muoverci. Si tratta di un lavoro molto delicato, che cerco di portare avanti con sensibilità e professionalità: leggere un testo in profondità mi catapulta all’interno del vissuto e dell’anima dell’autore che l’ha scritto. Per me ogni manoscritto è in ogni caso un lavoro prezioso, un’espressione profonda del sé, un giardino “segreto” da trattare con riguardo. Se si ha la giusta empatia si riesce a comprendere molto dell’autore e della genesi del testo durante la lettura, che deve essere attenta e completamente immersiva.

Durante la successiva rilettura approfondita del testo, lavoro non soltanto sulla correzione di bozze, ma intervengo su interi periodi/paragrafi/capitoli con rielaborazioni, integrazioni, modifiche o suggerimenti, tutti riportati a lato del testo, in modo che l’autore possa valutarli e parlarne insieme a me. Ogni modifica “importante” viene discussa e ragionata insieme all’autore, e solitamente si crea una bella sintonia e un bel confronto alla pari, in cui vengono fuori idee su idee su come arricchire o abbellire il racconto.

Il lavoro di editing di un testo è molto complesso: bisogna infatti essere in grado di ragionare sul singolo passaggio e, contemporaneamente, sull’opera nella sua totalità, in modo da garantire coerenza, fluidità, il giusto ritmo e tutti gli elementi che possono generare coinvolgimento nella storia.

La durata del processo è molto variabile: dipende dalla lunghezza del manoscritto, ma anche da quanto è stato rivisto accuratamente dal suo autore e dalle criticità che emergono. Bisogna leggere e rileggere più volte il manoscritto, passare dalla macrostruttura ai più piccoli particolari, limare ogni dettaglio e controllare che non ci siano incongruenze narrative o errori formali e contenutistici.

Ma, alla fine del viaggio, oltre alla soddisfazione di aver contribuito alla realizzazione di un sogno e alla nascita di una storia, molto spesso matura anche un bellissimo rapporto di stima e amicizia con gli autori e questo per me ha un valore inestimabile.

 

Io e Francesco Curti al lavoro sul manoscritto di “Favole felici per bimbi bravi – Vol. 1”

L’opinione di due Geeko autori: Salvatore e Marianna

In chiusura di questo luuuungo articolo, per non essere troppo autoreferenziale, ho chiesto a due nostri autori un commento sul lavoro che abbiamo fatto insieme sui loro romanzi: grazie mille a Salvatore Improta, autore di “Brucia”, e Marianna Brogi, autrice di “Scrivi”, per le loro parole, che mi hanno riempito di gioia!

 

Salvatore Improta (@inverosimilmente) – autore di “Brucia”

Per un autore, affidarsi alle sapienti mani di un editor, è fondamentale. Il mio Brucia esisteva, nella forma più vicina a quella pubblicata da Geeko Editor, da diversi anni. Era lì. Qualche copia in selfpublishing e un file che vagava nel PC. Quando ho avuto il privilegio di essere pubblicato, finalmente è passato sotto le grinfie di Alba. E mi si è aperto un mondo. Refusi, errori cronologici, incongruenze, ancora refusi, note mancanti, forme e tempi dei verbi che assolutamente non vedevo e non credevo fossero possibili nel mio libro. Poi è arrivata lei, con il suo carico d’idee e di segnalazioni, spunti commenti e riflessioni. L’editor dovrebbe essere considerato il collaudatore del prototipo. Colui che fornisce ritorni sani e consapevoli allo scrittore. Un amico, schietto, che ti dice con sincerità, come stanno le cose. E come potrebbero funzionare meglio. Per questo credo che il rapporto autore – editor sia di fondamentale importanza. Gli si affida un figlio per educarlo a camminare da solo. E come lui (o lei come nel mio caso) rispetta le tue idee, credo sia fondamentale rispettare quelle del tuo indispensabile Editor.  E quanto amore nel suo lavoro? Leggere e rileggere, correggere e rileggere, condividere – ascoltare – anche dibattere se è il caso e ancora rileggere.
Chi ha letto Brucia più volte di tutti (forse anche di me)? La mia editor.

Chiudo con una cosa su cui rifletto spesso e di cui mi pento di non aver ascoltato Alba, senza fare spoiler. Prima dell’uscita mi chiese se era il caso di indicare chi era il personaggio protagonista nel capitolo perché poteva aiutare la lettura. Secondo me invece il lettore appassionato avrebbe intuito facilmente e in caso contrario era anche interessante lasciare un effetto nebbia sulla storia. Il libro ha avuto molte recensioni e anche critiche. La più ricorrente? In alcuni casi, all’inizio dei capitoli si fatica a capire chi è il protagonista di quelle pagine. Morale: ascoltare sempre il parere del tuo editor che (quasi) sempre è quello giusto.

 

Marianna Brogi (@olimpiabrancaleone) – autrice di “Scrivi”

Per gli autori alle prime armi sottoporre il proprio manoscritto a un editor costituisce sempre fonte di ansia: si tratta pur sempre di lasciare che il proprio intimo e intenso lavoro venga chirurgicamente sezionato dall’esterno. Tuttavia, la mia personale e primissima esperienza in tal senso è stata davvero eccezionale: Alba è entrata nel mio mondo di scrittura in punta di piedi e ha saputo, con delicatezza e sapienza, indicarmi la strada giusta. Credo che un editor debba avere il raro talento di immedesimarsi non nello scrittore, ma nel suo stile, che è davvero difficile: lei ci è riuscita, rispettando dunque le caratteristiche peculiari della mia scrittura e tirando fuori dal mio lavoro di pancia un testo organico e con un filo conduttore. Credo che il lavoro di editing sia davvero necessario per ogni testo e autore. Noi autori possiamo e dobbiamo correggerci un’infinita quantità di volte, ma le indicazioni che un editor competente potrà darci non possono essere sostituite dall’occhio dall’autore.
Ecco come vedo l’editor: colui che ti fornisce una mappa per muoverti all’interno del tuo stesso lavoro.

Spero che questo articolo vi sia stato utile per comprendere meglio il difficile lavoro di editing di un testo. Se volete qualche informazione in più sono a vostra disposizione qui sul sito (basta una menzione o un messaggio privato dal mio profilo: il bello di avere una casa editrice social senza muri!) oppure potete scrivermi una mail.

A presto e buona scrittura!

(Alba Grazioli – @alba)

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