Menu

Il fumetto americano, negli ultimi anni, ha assunto l’interessante ruolo di poter riprendere, espandere e ribadire alcuni dei concetti più in voga nel cinema e nella letteratura popolare contemporanei, magari lavorando con libertà ancora maggiore.

Prendiamo l’horror: dalla fine dello scorso decennio, autori provenienti da varie parti del globo (soprattutto francesi, però), hanno voluto dire la loro sull’orrore al cinema attraverso una serie di pellicole che potremmo definire tranquillamente ultra-splatter. Prendete Hostel di Eli Roth, o Alta Tensione di Alexander Aja: film di un’ora e quaranta minuti che spingono l’acceleratore sul sensazionalismo spinto, fra scene di crudeltà efferata, personaggi che vengono assassinati senza pietà ed una volontà di provocare che spesso nasconde la voglia di riflettere sulla violenza stessa.

Leggendo la serie di Crossed, creata da Garth Ennis e Jacen Burrows nel 2008 e diventata un vero e proprio brand della Avatar Press (la casa di Alan Moore, che ha anche scritto una run della testata in uscita quest’anno!), si ha l’impressione di stare assistendo ad un tentativo simile a quello di Roth, Aja e altri. Si tratta di una collana di miniserie autoconclusive ambientate in un mondo terrificante in cui una misteriosa epidemia trasforma persone comuni in assassini depravati, marchiandole con una lugubre piaga a croce che gli deturpa il volto. Il tema principale della serie, di cui chi scrive ha potuto leggere solo il secondo ciclo (pubblicato in volume da Panini Comics e disponibile allo Zainetto!) è la violenza in sé ed il suo impatto sulla società.

In Valori di famiglia, il secondo ciclo appunto (scritto da David Lapham e disegnato da Javier Barreno), mostra ad esempio quello che accade quando a fare le spese dell’epidemia è una classica famiglia patriarcale americana, di quelle tutte buoni sentimenti (e tanti segreti sottaciuti), e mette in scena una storia di sopravvivenza nella quale nessuno è al sicuro. Chiunque può essere infettato e diventare un assassino, anche la dolce sorellina dai capelli biondi. E quando si dice nessuno è al sicuro, vuol dire proprio che questa storia di violenza lascia sul campo donne e bambini innocenti, persino quelli a cui ci siamo affezionati, senza alcun senso del buon gusto. E, come se non bastasse, la violenza è davvero disturbante. Non solo omicidi, ma stupri di gruppo, profanazioni di cadaveri e rapporti ambigui fra i protagonisti, che risultano molto pesanti psicologicamente, rendono la lettura difficile, cupa, estenuante. Ed alla fine i temi di riflessione risultano molto chiari: si critica la famiglia tradizionale, descrivendola come luogo ricco di conservatorismi che danno origine a grandissime ipocrisie, da cui poi vengono fuori orrori indicibili. Orrori, orrori come atti di pedofilia del capofamiglia ai danni delle figlie più piccole (tranquilli: non è un grande spoiler!). La famiglia americana perfetta non esiste, è solo una facciata, e nel centinaio di pagine di fumetto l’impressione sembra diventare certezza.

Certo, la domanda che viene in mente leggendo con piglio critico un’operazione come Crossed è fino a che punto l’opera riesca a colpire perché sincera e se ad un certo punto non cominci invece a diventare un furbo distributore di orrori gratuiti creati ad arte per smuovere del facile moralismo. Siamo tutti bravi a raccontare una storia sensazionale, ad impressionare mostrando bimbi assassinati senza pietà. Quando però poi vediamo operazioni di questo tipo, può venire il dubbio che l’autore abbia voluto soltanto farsi pubblicità attraverso lo scalpore. È la legge delle vendite, belli, lo è da tanto, al cinema soprattutto. Ricordate appunto Hostel, no? Beh, voleva essere un film di riflessione sulla violenza nella società, invece molti critici sono stati concordi nel sostenere che non volesse far altro che fare incassi da record.

Bene, chi scrive pensa che in quel caso fosse abbastanza vero, ma Crossed è un’altra storia.

Se questa fosse una recensione e non un’analisi critica generale direi che il motivo per il quale l’orrore di Garth Ennis e soci convince è che l’horror viene smorzato in maniera efficace dal fatto che i Pratt, la famiglia protagonista di Valori di famiglia, sono dei mandriani e che dunque tutto il racconto della loro fuga dalla morte diventa un bell’esempio western/horror nel quale l’epica ha la meglio sullo splatter e si riesce a trovare il giusto tono per appassionare.

Però il fatto è un altro.

Il primato del fumetto sul cinema è il tempo a disposizione degli autori per tratteggiare personaggi e situazioni a tre dimensioni, che affrontino gli orrori e i dilemmi morali portati da essi non come semplice “carne da macello”, ma come persone verosimili. Oltre la violenza grafica della sconvolgente opera della scuderia di Ennis ci sono persone che devono superare i loro lutti, sfidare un mondo da schifo ed in questo modo sopravvivere. Gli autori possono a quel punto lavorare su ben altri piani di quello “di pancia”, che è perfetto invece per un lungometraggio di due ore, e creare qualcosa di bello, vero, compiuto. Concludendo, dobbiamo essere chiari: Crossed non è un capolavoro esente da critiche (che può essere il disegno magari non sempre di nostro gradimento, o qualche lungaggine di troppo all’interno della sceneggiatura), ma è un perfetto esempio di quanto una miniserie indipendente come questa possa regalare una lettura di spessore molto più di quanto riesce a farlo mediamente un film dello stesso tipo.

 

E scusatemi se è poco.     

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.

Le recensioni di questo racconto

Non ci sono recensioni per questo post