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Il ragazzo si trovava doppiamente in imbarazzo.

Da un lato non sapeva come comportarsi in casi come quelli; da quando aveva mollato il lavoro come informatico a Imola e si era trasferito in Toscana a lavorare la terra in un orto non si era mai ritrovato a dover cacciare un ladro dal campo dell’azienda collettiva in cui si era riciclato. Mauro, il tutor, gli aveva spiegato come seminare, come innaffiare, quali fossero le tecniche migliori, ma a proposito dei ladruncoli di campagna gli aveva raccontato solo qualche storiella su come lui e suo padre avessero dovuto cacciarne alcuni dal campo vicino Arezzo.

Così ora Luca-così si chiamava il ragazzo-si ritrovava davanti un ladro entrato nell’orto collettivoall’alba per rubare e non sapeva assolutamente che diavolo fare. Ma la cosa davvero assurda era che, se avesse dato retta alla storia che il tipo aveva tirato fuori per giustificare le sue orecchie e mani sproporzionate e il suo italiano stentato, avrebbe dovuto ipotizzare di essere entrato in Men in Black.

“Cioè, aspetta… tu mi stai dicendo di essere in missione di ricognizione qui sulla Terra e di esserti infiltrato qui nel campo perché avevi fame e sapevi, dai tuoi rapporti, che per te le patate terrestri sono commestibili. Giusto?”.

“Me diche de sì, amiche mie!”.

Ogni volta che lo sentiva parlare, con quella sua voce metallica e inumano, gli veniva spontaneo credergli, anche se non si chiamava Q, J, K e non fosse il protagonista di Men in Black. Era strano, troppo strano, capito cosa intendo? In ogni caso ora lo fissava preparandosi a urlare per richiamare gli della fattoria e poi i carabinieri in paese.

“Senti… non è che per caso hai bisogno di una mano, stai male, ti porto al pronto soccorso, al… all’ospedale e…”

“No umàn, no! Mi verse bosche, tu no fe nenti che fa problemi a me y  nesùn se fa màl!”.

Jar Jar Binks di Star Wars.

Porca miseria, se quello era davvero un alieno, si trattava della versione reale di Jar Jar Binks di Star Wars. E lui lo odiava Jar Jar. Come tutte le persone con un minimo di buon gusto.

“Senti, forse non capisci: tu stai male, hai… hai davvero bisogno di aiuto. Dammi le patate, con calma, e poi andiamo sul casolare e…”

“No umàn, ti no capise. Si me no mangia patade io mòro. No tu capise, ed una questiòn de supravivenza, ed un problema per mia! Lasame andàr y nesùn se fa màl!”

“Ma sei un clandestino per caso? No perché non capisco davvero il motivo per il quale parli così male e…“.

“No clandetìn e no umàn, cojone!”

“Oh, buono con le parole!”

“Mì plutonienne!”

“Ah, mi stai dicendo che sei di Plutone…”

“Di tre quart d’ori!”

“Dai, fatti curare, andiamo su e…”.

Fu un attimo, un attimo davvero: tutto precipitò quando il ladruncolo mise la mano in tasca, sbuffò inquieto ed estrasse lo strano congegno di metallo che adesso puntava verso il ragazzo, tornando serio in volto.

“Oh, che cazzo fai! Che è una pistola?! Abbassala!”.

“Mi… deve mangiàr patada! Si no mòre!”.

Fu brutto, in effetti, cominciare a vedere la pelle del ladruncolo che si cominciava a sciogliere vittima di chissà quale malattia, la sua voce trasformarsi da metallica a impastata, e notare una disgustosa sostanza verde cominciare a venirgli giù dalla bocca. Forse era vero, sì, forse stava male, davvero male!

“Amico, guarda, tu hai bisogno di cure!” fece, spaventato, il ragazzo. “No davvero, dai,andiamo giù in ospedale e…”.

Il ladruncolo lo guardò negli occhi, fisso, per qualche secondo, mentre lo schifo colava giù ai piedi.

E a Luca non piacque. Anzi, a Luca fece proprio schifo.

In un momento aveva rigettato la colazione, e ora, rapido, correva su per la collina, scatenato. Sarebbe tornato al casale, avrebbe richiamato tutti, dato l’allarme, avrebbe portato lì i carabinieri.

Ecco perché Dobblex sparò, a malincuore, contro l’unico umano che avesse mai conosciuto, ed ecco come Luca sparì in una nuvola di polvere, disintegrato dal blaster dell’alieno di Plutone.

Alieno di Plutone che rimase lì a guardare la cenere che Luca era diventato, mangiando l’ortaggio rubato.

In poco tempo la sua pelle si ricompose, lui smise di secernere quell’orribile sostanza blu, e alla fine potè tornare nel bosco.

Poco dopo, coperta dal manto dello scudo di invisibilità, la navetta si alzò dai boschi e lasciò la Terra.

Non ci credete? E’ una storia vera.

No, davvero eh!

Davvero!

 

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Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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