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Danziamo, i nostri corpi si muovono eccitati. Scosse adrenaliniche attraversano il corpo. I bassi accarezzano i timpani. Gravità ed erotismo si mescolano ai sapori alcolici che rendono vellutate le parole. La frescura estiva allevia la leggera sofferenza dovuta alle decine di corpi che respirano e ispirano fiato globale. Ci fermiamo la musica va avanti. Siamo bellissime. Tu eterea, brillante, catalizzante. La camicia bianca ti rende candida, nonostante il colore donatoti dal sole. Contrasta con il rosso porpora delle labbra, abbinate ai tacchi. Ho indosso il tuo profumo, quello di madre natura che porti e dispensi con piacere.

Riprendiamo a ballare e in questo diffondersi di energie, sento uno sguardo sulla mia pelle. Lo cerco ma non lo trovo; un’impressione. Un attimo e ancora quel brivido che mi arriva alla gola. Occhi pesanti come il piombo. Sento il bisogno di bere per lasciare all’etere queste sensazioni. D’un fiato e via, liscia, la vodka, scende giù spingendo infondo anche gli sguardi, i pensieri, la stanchezza.

La calca ci avvicina e sento i tuoi seni che sfiorano i miei Palpito e nel mio intimo gemo. Un sentore che non si può nascondere con un profumo, un retrogusto camuffato ma presente mi arriva al palato. Elettrici i nostri campi si attraggono e con disarmante concordanza i nostri sguardi si fissano. Pochi millimetri ci distanziano ma siamo già una cosa sola. Le pulsazioni aumentano con i beat. Ti accarezzo il capo e ammicchi.

 

Gente di sesso opposto si avvicina, guarda, scruta, e s’illude. Ridono le nostre menti, coscienti che solo noi siamo in grado di soddisfare i nostri reconditi istinti. Qualcosa devia ancora il mio percorso verso il piacere. Un percorso che sembrava discendere, dritto verso il centro della vita e più giù, da dove nasce ogni vita. Ancora un qualcosa a far scricchiolare i miei castelli di godimento. Occhi sconosciuti si perdono nel vuoto e altri si perdono su di noi. Li sento sulla cute, li sento che cercano e mi trovano. E mi sento nuda al loro cospetto. Continuo a cercarli ma non so dove sono. Ed io senza veli, mi sto lentamente perdendo.

 

Eccola mi guarda confusa tra la gente che lo allontana ancora da me. Stavolta però la mia caccia ha buon fine. Nera, come il vuoto più assoluto, profonda come l’abisso più sconosciuto. Magnetica mi attrae, come un polo opposto.

 

La nascondo, egoista voglio la sensazione esclusiva tra le mie gambe. Eppure, non ho avuto altra donna al di fuori di te. In te ho trovato la completezza, ma quello sguardo mi dice che c’è un surplus ad aspettarmi, uno sconosciuto sentiero da percorrere e la paura di perdermici è forte come la voglia di farlo.

 

Ora sei tu che mi guardi pulita come il cielo di luglio. Andiamo via. Meglio. Fermiamo sotto casa, le nostre lingue parlano insieme un dialetto mistico. Ognuno ritorna però presso il proprio idioma, la propria patria, la mia ancora invasa dalle tenebre. Richiudo l’uscio dietro di me, come a proteggere il mio essere. Ma la porta dell’istinto resta aperta ai miei dubbi e alle mie voglie.

 

Combattimento interiore, lasciarsi andare o reprimere gli istinti. Peccare da sola o coinvolgere il prossimo. Dubbi. Nuvole che non si diradano. Poi improvvisamente spalanco le finestre e volo, ritorno a cercare e come se mi attendesse un premio, la ritrovo.

 

Si confonde nelle tenebre. I lineamenti nobili tracciati da uno scriba. I fasci muscolari avvolti nel lino chiaro. La chioma intrecciata più dei miei pensieri, posata dolcemente sul capo. Il volto delicatamente scolpito nell’ebano, interrotto micidialmente dall’avorio tondeggiante di due occhi da leonessa.

 

Non c’è parola, non v’è bisogno. Senza timore partiamo, senza sapere la destinazione. La porta per l’inferno potrebbe essere lì ad attendermi. Invece l’habitat è casa mia, ma il contesto è un mondo nuovo. E improvvisamente si apre a me una lunga scia di perdizione.

Siamo in un circo, ricco di attrazioni, dove la stella nera dello spettacolo è lei. Balliamo tra lenzuola fresche di bucato. E immediatamente mi perdo tra il suo dolce sapore e i suoi sconosciuti atteggiamenti. Le sue lunghe leve si muovono con dolcezza. Mi si avvinghiano attorno. Le sue dita sono improvvisamente esperte. Legge versi scritti sulla mia pelle, decanta lodi e poesie incise nel mio ventre. Non chiede, da; allora ricambio e sento che un unico umore adesso ci avvicina sempre di più. Sotto le mani che scorrono, sulle sue gambe glabre, sento leggere venature che diventano colline muscolose quando giungo nelle profondità e la faccio sussultare. Passi di danza, alternanza nel guidare.

 

Ma la sconfitta, il senso del tradimento e la voglia di riscatto, mi schiudono i bastioni della mente. E come un martello, ad arte, battono sulla mia incudine. E ripenso a te. Sola. E ripenso ai tuoi tacchi rossi. Alla luce che emani. Mentre mi perdo nel buio che io stessa ho cercato.

 

Sembra che se ne sia accorta anche lei. Così tra un respiro che sa di fumo e un attimo di pace, allungo la mano e senza guardare e senza sapere ti scrivo. Attimi, istanti.

 

E poi sento quel suono come fossi lì. E infatti ci sei. Guardavi tutto, ma non vedevamo te. Eri lì a sentirmi gemere. E forse, restare così in silenzio, era un dolore anche per te. Seduta nello stesso buio che ho cercato, come ho fatto a non sentirti? Ero presa dal mostro della lussuria e non ti ho notata. Come hai potuto restar lì a guardare mentre avveniva il tradimento? Eri presa dal mostro della gelosia e hai atteso. Perché tu conosci ogni mio istinto e clamorosamente sapevi dentro di te che cercavo il peccato. E come guardiano della mia pelle hai verificato e avuto conferma.

 

Ti alzi e mi togli dalle mani il telefono. Ti sdrai e mi togli dalla bocca il profumo altrui. T’insinui tra le mie voglie, che conosci come nessuno e immediatamente le soddisfi. E sento che nessuna è come te. Poi cerchi le sue, sconosciute, e impari a conoscerle. Adesso sono io a guardare e a morire dentro. Tu sei mia. Lei no. Ci stiamo dividendo il bottino, inconsapevoli che le prede siamo noi. Io e lei. Non tu.

 

Dopo aver provato il sapore vuoi anche sentire il gusto. Ci leghi. E adesso che il disegno sembra compiuto, ti avvicini e mi baci. Poi lo scintillio della lama fende la notte. Chiudo gli occhi e attendo l’infinito, pieno o vuoto che sia. Cerco di chiudere anche la mente ma continua a essere alimentata da impulsi elettrici. Allora cerco di chiudermi nel silenzio. Ma tutto è già muto e il forte rumore del nulla mi attanaglia. Non arriva mai. È così forse la morte. Forse tutto resta uguale, la vita è solo spirito. Ma può lo spirito sentire ancora labbra umide? Può lo spirito sentire vibrare un seno? Può lo spirito provare un piacere conosciuto dalla carne.

 

Apro gli occhi e ti vedo. E sento la morte, alle mie spalle.

 

Sono solo tua e stavolta lo hai scritto. Lo hai scritto con il sangue. Lo hai scritto indelebilmente sulla tua, la mia pelle. E anche la notte doveva saperlo.

 

La prendi e la adagi sul divano dove prima gustavi e pianificavi la tua conquista. Poi sciogli anche me. Adesso ti capisco ti comprendo. Ti amo.

 

Le apri gli occhi. Vuoi che il suo sguardo impari il limite inviolabile della tua proprietà.

 

Mi giri di schiena e non posso guardare. Sento la punta della lama accarezzare senza tagliare. Scivola tra le spalle tracciando un sentiero. Mi stai avvisando. Scosti le mie gambe chiuse. Continui il tuo gioco, ma non ho paura. Mi rigiri, e ancora il freddo del coltello misto al calore di sangue, scivola tra le nudità. Poi lo lasci cadere in terra. E il segnale che da inizio alla musica, è la battuta con cui inizia il ballo. E rifai tutto con le tue labbra, anch’esse rosse, ma di trucco. Apri le mie braccia fai pressione con le tue come a incatenarmi al letto, ma mi stai legando a te. Mi guardi, non negli occhi, nell’anima.

La lezione era per me. Poi ti chini e mi baci.

 

La notte sta lasciano il posto alle prime luci del mattino che riflettono sui tuoi seni morbidi. E riflette sulla pelle scura di una donna, adagiata, morta sul divano. E riflette nel suo sguardo. Quello sguardo che a sua volta riflette nella mia mente Quello sguardo che non si stacca più.

Come il tuo profumo.

Tutto in una danza di cui sono spettatrice e ballerina.

Una danza, una musica che ti chiedo di ballare ancora.

Qualche informazione su MaddalenaValentinah

Maddalena Valentina, alterego di Valentina Maddalena. Una ragazza (o forse due) che adorano la scrittura. Le nostre storie sono diametralmente opposte. Maddalena è di Eboli e Valentina di Cercola - o viceversa - (anche se adesso vive al nord). Si sono incontrate a Lourdes (forse) o al liceo Garibaldi di Napoli? All'università a Pisa o a Praia a Mare sulla spiaggia? Buona lettura a tutti

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